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Cabin Fever 2: Spring Fever

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Cabin Fever 2: Spring Fever 2.00 of 5 1 Vote.
Il virus che si nutre di tessuto umano varcherà i confini dei boschi per invadere un college americano durante il ballo di fine anno. L'epidemia si diffonderà tramite una partita di bottiglie d'acqua che contengono la tossina letale. Ecco un altro film nato sotto una cattiva stella. Dopo il successo ottenuto da Cabin Fever nel 2002, la Lionsgate si mise immediatamente all'opera per produrre un sequel, ma gli impegni di Eli Roth con Hostel, più una serie di script poco convincenti, fecero tardare di molto il progetto. Eli Roth consegnò alla Lionsgate circa una decina di pagine di una prima bozza della sceneggiatura, alle quali seguirono ben tre diversi script...niente da fare. Anche in questa occasione le reazioni furono negative.Sapete che vi dico? Fatevelo da soli e buona fortuna!!!Queste le parole di Roth, il quale decise a quel punto di uscire in modo definitivo dal progetto. Gli anni passarono e la polvere cominciò a poggiarsi sopra Cabin Fever 2, fino a quando la Lionsgate offrì il progetto ad Adam Green, reduce dal successo commerciale di Hatchet:"Quelli della Lionsgate sono venuti da me chiedendomi di buttare giù un'idea per il film dichiarò al tempo Green ho scritto un primo trattamento, loro mi hanno assunto, pagato e firmato un contratto, iniziando la fase di produzione. Oltre alle parole di Adam Green, però, non venne fuori altro di concreto dalla lavorazione di questo sequel, ormai marchiato come maledetto. Nel 2006 ci fu un ennesimo stravolgimento: la regia e la sceneggiatura di Cabin Fever 2 vennero ufficialmente affidate a Ti West, giovane regista che aveva all'attivo un piccolo e francamente non eccezionale film, The Roost. Le riprese di Cabin Fever 2: Spring Fever si conclusero nel Settembre del 2007, ma sempre la simpaticissima Lionsgate, una volta visionato il girato, non fu soddisfatta del prodotto finale, decidendo quindi di reclutare un nuovo montatore che sistemasse meglio il tutto, girando addirittura delle nuove scene da zero.Ti West, che in quel momento era in piena fase di realizzazione del suo nuovo film, The House of the Devil, non partecipò a questa pesante fase di restyling, godendosi, si fa per dire, il risultato finale. Un disastro: almeno a detta dello stesso regista, il quale, infuriato, cercò di cancellare in tutti i modi il suo nome dai crediti, pretendendo di utilizzare come pseudonimo il fantomatico Alan Smithee. Non essendo però registrato alla DGA (Director's Guild of America), la decisione se lasciare o meno il nome del regista sui titoli spettava alla produzione, la quale, con la scusa che una modifica del genere sarebbe risultata troppo costosa, rifiutò di ascoltare le proteste di West.Qualcosa però è cambiato comunque, lo si vede proprio nei titoli di testa: la sceneggiatura è infatti accreditata a Joshua Malkin, mentre Ti West viene indicato solo come regista e autore della storia. Un magro contentino.A noi spettatori però, oltre a questi succosi backstage (soprattutto se turbolenti come quelli di Cabin Fever 2), interessa soprattutto una cosa: il film merita o no?Difficile dare una risposta immediata. Il motivo è che in questa pellicola si notano molti spunti interessanti, alcune trovate incredibilmente splatter realizzate per una volta senza la solita CGI low budget, ma anche dei vuoti cosmici di sceneggiatura. E' la storia infatti la principale responsabile della parziale mancata riuscita di Cabin Fever 2. Pur non avendo visto il director's cut (solo la Lionsgate ha avuto questo privilegio), si notano in modo evidente i tagli apportati con le cesoie da siepe dalla produzione e, soprattutto, è quasi palese l'improvvisa variazione di stile che trancia di netto la prima dalla seconda parte della pellicola. Sono quasi sicuro che il primo tempo virtuale di Cabin Fever 2 sia quello che più ha mantenuto lo stile voluto in origine da West: è infatti l'unica sezione che mi sento di definire film a tutti gli effetti. Il resto è un arraffazzonato, anche se a volte divertente, découpage di sequenze prive di un vero filo logico che le accomuna fra loro. C'è la storia principale che si svolge nella scuola, che si alterna con le vicende che vedono come protagonista Winston, il cialtronissimo vicesceriffo esperto di baldoria, che cerca di trovare l'origine di questo terribile virus che scioglie come pupazzi di cera coloro che malauguratamente lo contraggono. Man mano che la vicenda si sviluppa, però, il concetto di trama perde buona parte del suo significato...sino ad una conclusione buttata lì con poca convinzione.Peccato. Perchè oltre ad essere un dichiarato e riuscito omaggio al più consueto teen horror anni 80 ambientato in un college, con tanto di ballo di fine anno, Cabin Fever 2 può contare su un gruppo di interpreti niente male, fra i quali spicca Noah Segan, che avevo già notato in Deadgirl di Marcel Sarmiento e Gadi Harel.La vedo grigia per un capitolo 3; la vedo ancora peggio per un ulteriore coinvolgimento di Ti West."

 

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