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Buried Alive: Sepolti Vivi

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Buried Alive: Sepolti Vivi 2.00 of 5 1 Vote.
Le vittime degli slasher movies sono sempre il contorno ricercato di piatti serviti al sangue, real pulp che viene sacrificata secondo modalità tra le più grottesche e perché no, sempre con quel pizzico di inverosimile dileggio dei costumi e delle abitudini più indecorose. Negli anni '70, in un periodo di finta rimoralizzazione sociale, si ritiene non a torto, che i vari Venerdì 13, Non aprite quella porta, L'Ultima casa a Sinistra (solo per citare alcuni tra i titoli più famosi), illustrassero ampiamente quel processo auspicato di pulizia sanguinosa dedicato ad una gioventù fin troppo dedita a sesso, alcolici e droghe, mentre quasi sempre sono stati ben delineati coloro che scampando al massacro, avrebbero con memorabile shock, trasmesso ai posteri quel monito richiesto per ogni comportamento riprovato dalla società.

E' ciò che forse si legge banalmente in qualsiasi testo sull'argomento: ma quel distinguo tra sopravvissuti e uccisi, che oggi anche per ovvi motivi di marketing, sa di non poter abusare lo spettatore con il suo più che riconoscibile refrain di morte, da qualche tempo ha cominciato a sfruttare un significativo sorteggio randomico. Per cui oltre alle spensierate comitive al macello sempre più ridanciane e sporche, dove il sacrificio a questo punto, è il protocollo previsto dell'espiazione massificata, anche nelle pellicole dove incauto, sosta il più giudizioso e simpatico tra gli idealisti, in qualche modo eroe e protagonista esemplare di turno, tutti sono a rischio di estinzione, senza alcuna eccezione.

Buried Alive di Robert Kurtzman (Wishmaster, The Rage), non si distingue dagli altri film di genere per essere particolarmente originale. Abbiamo un gruppo di sei ragazzi equamente ripartito tra maschi e femmine, con i soliti cliché degli studenti un pò stupidi che decidono di trascorrere insieme il weekend in una magione spettrale, senz'altra risorsa di gioco che quella dell'intrattenimento sessuale, più qualche cerimonia di iniziazione ai danni di due fanciulle, Cow e Dog . Il luogo ovviamente oltre ad essere maledetto da un'oscura vicenda di morte ed infestato da uno spirito armato, ebbro di follia e vendetta, sceglie lo sfondo un pò singolare di colline senz'occhi, se non quelli luccicanti ed avidi di chi cerca ancora, dopo un passato di indebite collusioni sociali e familiari, l'oro: ma Tobin Bell, ex enigmista della saga di Saw, si ritaglia un cameo, dove ai più risulta poco riconoscibile ed apprezzabile, dopo le geniali crudeltà del suo arguto alter ego, diabolicamente escogitato da James Wan e Darren Lynn Bousman.
Produce la Odd Lot Entertainment, collocando il film all'interno di una trilogia (Horror Chronicles), dove sembra quasi emergere un'ultima considerazione su chi scampa al massacro e chi no…Forse è proprio lo sguardo dello spettatore che non volendo già indicare ad inizio visione, la sequenza delle sparizioni, richiede un criterio molto più semplice di rappresentazione, un elemento base di sorpresa per ogni ulteriore sviluppo ed intermezzo: mai dare niente per scontato.
Una coppia di cugini con un dibattuto rapporto sentimentale, che si concede l'occasione onirica del brivido incestuoso, l'aitante fidanzato di lei, un tristissimo nerd che sprizza disagio in ogni occasione senza la copertura del suo pc o dei suoi algoritmi; le belle ragazze accodate al consenso di un gruppo che non sa cogliere alcuna valenza negli indizi minori ma significativi dei sogni e delle apparizioni. Eppure sono proprio queste ultime le figure indimenticabili del film, quelle alle quali non possiamo fare a meno di affezionarci: la bionda Cow (Lindsey Scott) ochetta dalle movenze delicate e ribelli, affettazione di una prodigalità sessuale così full of life, che l'unico rimprovero che le si muoverà alla fine è proprio quello di aver rinunciato a sè stessa per configurarsi a membro di una confraternita di vipere, cedendo al gioco di non vedere, di non sentire.

E Dog (Erin Lokitz), con il suo corpo tatuato di tutti i simboli e possibili allusioni misteriche. Dog che sa che alla fine salvare la pelle potrebbe essere anche non voltarsi indietro, non tornare per salvare gli altri: che il giudizio della morte è l'unica verità scontata e che in film come questi, una seconda occasione in generale, non è mai data - non che non sia possibile- ma piuttosto e onestamente improbabile.

 

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