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Bloodrayne: The Third Reich

Rating: 1.00/5 (1 Vote)
Bloodrayne: The Third Reich 1.00 of 5 1 Vote.
Ed eccomi ancora qui a parlare di Uwe Boll, nonostante la promessa che mi ero fatto dopo aver visto quella porcheria di Seed. Ma ci tengo a precisare che non lo faccio per accanimento nei confronti del regista tedesco o, peggio, di me stesso: parlo di questo film per un senso di giustizia nei confronti di un personaggio che, nelle sue incarnazioni videoludiche, qualche bel momento me l'aveva fatto passare anni fa.Non ho mai ceduto alla tentazione di rivalutare le capacità artistiche di Uwe Boll, e anzi, trovo ridicoli i tentativi di far passare per stile le sue pesanti lacune tecniche. Però devo ammettere che la maniera con cui, da buon ex-pugile, incassa ogni critica che lo investe e si ripresenta periodicamente col suo faccione di bronzo a riproporre uno dei suoi raffinati esercizi di stile registico comincia a divertirmi. Di certo coraggio e ambizione non gli mancano e in questo caso ha proprio superato se stesso, girando in contemporanea ben tre film con gli stessi set, costumi e parte del cast!L'horror vampiresco qui recensito, la parodia demenziale Blubberella e il contestato docu-fiction sui campi di concentramento Auschwitz vogliono raccontare alla maniera di Boll, e attraverso tre registri narrativi differenti, i difficili temi del nazismo e dei campi di sterminio. Al di là della qualità dei singoli film e a prescindere dalle considerazioni sul buon gusto e l'opportunità di parlare in tale modo di argomenti tanto delicati, va riconosciuta una certa ambizione in questa operazione, cosa che a mio modo di vedere fa pensare che se il buon Uwe si dedicasse a tempo pieno alla produzione cinematografica indipendente dimostrebbe di avere non poche cartucce da sparare.Purtroppo i film vuole a tutti i costi scriverli e dirigerli, così si arriva immancabilmente alla parte della recensione in cui si stronca il suo lavoro: Bloodrayne: The Third Reich è la terza pellicola del regista incentrata sul personaggio di Rayne e, dopo un primo film scadente ma che si lasciava guardare grazie alla splendida Kristana Locken e un osceno secondo episodio, la qualità si alza un minimo, ma rimaniamo comunque di fronte ad un prodotto privo di idee e scadente sotto ogni punto di vista.Questa volta Rayne si trova costretta, con l'aiuto di un gruppo di resistenti, a dover fermare una diffusione di dampirismo che lei stessa ha causato involontariamente, scontrandosi con uno scienziato e un comandante nazista che vogliono sfruttare la cosa a proprio favore per rendere immortale Hitler e creare un'armata di non-morti.Nonostante la qualità del precedente BloodRayne 2: Deliverance fosse talmente infima da risultare imbarazzante anche per un'ipotetica distribuzione della Asylum, questo terzo episodio qualche aspettativa la aveva suscitata, in virtù delle implicazioni horror-nazi che si legano ai videogiochi da cui è tratto il personaggio.Il cast tutto sommato è accettabile e vede spiccare il caratterista Clint Howard, cui si aggiungono l'immancabile Michael Parè, qui impiegato come perfido comandante dell'Asse, e la stessa protagonista del secondo episodio, la modella norvegese Natassia Malthe, la quale risulta insipida rispetto a Kristana Locken, ma essendo l'unico elemento bello da vedere in questo film la cosa non disturba più di tanto.Quello che ovviamente non funziona sono regia e sceneggiatura, un'accozzaglia di idee ovvie e sviluppate male, con momenti di comicità involontaria come le crisi di coscienza di un ufficiale nazista di fronte alla vivisezione di un vampiro, qualche minuto dopo aver inviato, senza fare una piega, in un campo di sterminio un gruppo di donne e bambini.La tecnica registica poi è altrettanto penosa: dopo venti e passa anni di carriera e quasi trenta film girati Boll non ha ancora imparato a tenere ferma l'inquadratura, e quel fastidioso tremolio che è ormai divenuto suo marchio di fabbrica, caratterizza anche questa pellicola.Se dovessi a tutti i costi trovare motivi di interesse indicherei la virata soft-porno rispetto alle precedenti pellicole e le ambientazioni che assumono un certo fascino sinistro grazie alla fotografia livida. Se Uwe Boll si fosse limitato a riprenderle come silenziosi e vuoti luoghi che incarnano la memoria degli orrori della guerra e del nazismo avrebbe detto molto di più di quanto ha fatto utilizzandoli come ambientazioni per queste vicende inutili che nulla dicono di sensato.Non credo serva aggiungere altro.

 

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