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Blood Camp Thatcher

Rating: 3.00/5 (1 Vote)
Blood Camp Thatcher 3.00 of 5 1 Vote.
Film più che discreto, diretto con piglio e professionalità con gli attori giusti e le facce giuste. Il noto Campo 17, sorta di fortezza-prigione, è agli ordini del comandante Thatcher che si presta ben volentieri all'organismo regolare denominato Turkey Shoot, in cui alcuni prigionieri vengono scelti come selvaggina in un terrificante gioco di sopravvivenza, una sorta di safari, per allietare gli aguzzini del campo e i 'cacciatori' ospiti.

Girato nel Queensland in Australia, conosciuto anche come Turkey Shoot, Blood Camp Thatcher è stato distribuito all'estero con un perentorio divieto ai minori di 18 anni, e bandito nella Scandinavia. Questa produzione australiana riprende la splendida idea di base di quel capolavoro che è La Pericolosa Partita (The Most Dangerous Game) del 1932 di Irving Pichel e Ernest B. Schoedsack, tratto da un racconto di Richard Connell. I colori che dominano nella fotografia chiara e nitida, sono il giallo ocra ed il marrone chiaro, ossia le divise dei detenuti e la vegetazione della foresta in cui i prigionieri vengono lasciati 'falsamente' liberi di fuggire. Ottima, come già anticipato, la scelta del cast: il viso angelico di Olivia Hussey, vittima scelta ad hoc, il ribelle Steve Railsback che con il suo ghigno sarcastico resiste sino allo stremo ai suoi aguzzini, e Roger Ward, qui nei panni del capo delle guardie Ritter. Altro aspetto positivo è il make-up ad opera di Bob McCarron (Body Melt, Braindead, Mad Max 2 e Razorback), che anche in questa occasione fa il suo sporco dovere.

Il ritmo è incalzante, la tensione sale in concomitanza della fine che attende ogni singolo protagonista, questo però a scapito dell'aspetto psicologico dei personaggi, che viene appena abbozzato. Riuscita in particolare la scena dell'incendio così come il finale con sparatorie a go-go. Si tratta di un film parecchio duro: dita dei piedi strappate, torture con frecce, violenti linciaggi di gruppo sui più inermi; tutto viene attraversato dal filo di carne e sangue che si crea tra l'aguzzino e la sua vittima prediletta, sballottata come una bambola. Per la traccia che il regista Brian Trenchard-Smith riesce ad imprimere, Blood Camp Thatcher può tranquillamente ricordare un nazi-movie.

Uno di quei prison-movie che piacciono molto ad Hollywood.

 

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