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Black Christmas: Un Natale Rosso Sangue

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Black Christmas: Un Natale Rosso Sangue 1.00 of 5 1 Vote.
Cerchiamo di affrontare l'analisi di questo remake come se si trattasse di una pellicola originale (so che suona come una bestemmia), come se per la prima volta nella storia del cinema horror qualcuno avesse avuto l'idea di girare uno slasher ambientato durante le festività natalizie. Dico questo un po' per il profondo rispetto che nutro nei confronti del film originale datato 1974, il grandioso Black Christmas di Bob Clark, un po' perchè se dovessi iniziare a paragonare il rifacimento di Morgan con quest'ultimo sarebbe come mettere a confronto le doti intellettive di un essere umano con quelle di un fungo della pelle...sarebbe uno scontro perso in partenza (anche se forse qualche caso smentirebbe la mia affermazione). Glen Morgan viene da una lunga esperienza nel mondo dei serial televisivi (come sceneggiatore e produttore), avendo firmato numerosi episodi di X-Files e Millenium. Nel 2000, grazie allo script di Final Destination (dove svolge anche il ruolo di produttore), la sua notorietà varca i confini del piccolo schermo approdando al cinema, una fama che gli consentirà di esordire come regista nel 2003 con il poco fortunato Willard: Il Paranoico.Black Christmas è il suo secondo (e per ora ultimo) lavoro dietro la macchina da presa e, nonostante lo stesso Bob Clark produca la pellicola (cominciamo a capire chi si cela dietro questi progetti), il risultato è inconfutabilmente mediocre. Ciò che mi colpisce è che mentre la regia, terreno in cui Morgan dovrebbe essere più inesperto, risulta solida e tecnicamente ben realizzata (così come la fotografia di Robert McLachlan), è invece proprio la sceneggiatura la principale responsabile della catastrofe di questo slasher. Tralasciando i più demoralizzanti clichè, come quello che spinge senza ragione ogni personaggio ad avventurarsi da solo nei più pericolosi angoli di una casa presa di mira da un macellaio, quello che lascia basiti dell'operato di Morgan riguarda la sua assoluta approssimazione nel delineare i protagonisti della vicenda. Finchè si tratta di uno slasher che punta unicamente al gusto della mattanza e alla creatività degli omicidi (vedi Hatchet, ma anche uno qualsiasi dei sequel di Venerdì 13) lo capirei, ma in Black Christmas dovrebbe prevalere la suspense, quella partecipazione che ti porta a temere che uno degli attori possa finire ucciso da un momento all'altro, fattore che qui manca del tutto: le ragazze che abitano il villone nel campus universitario sono così trasparenti come presenza scenica, che vi capiterà di dimenticarvi persino della loro esistenza...o della loro dipartita. Se non riesci nemmeno a memorizzare un volto, se non distingui un personaggio dall'altro, come può interessarti cosa capiterà ad ognuno di loro?Parliamo ora dei nostri tempi.Ci troviamo in un'epoca nella quale tutto deve essere necessariamente veloce, immediato, mentre ciò che invece costringe il nostro cervello a dedicare più attenzione del previsto, o semplicemente più pazienza nel decifrarlo, viene considerato un fallimento, roba da cestinare. Questo fast-food-brain ha purtroppo contagiato molte (non tutte per fortuna) produzioni cinematografiche, che ritengono essenziale quasi sottotitolare ogni fotogramma; una sorta di film per non udenti...o per non raziocinanti. Black Christmas imbastisce una sottotrama utile, almeno secondo le intenzioni di Morgan, a comprendere meglio l'origine della mente malata del killer. Oltre a togliere praticamente ogni alone di mistero a quest'ultimo, questa trama parallela diventa invece così contorta e macchinosa che alla fine sembra paradossalmente volersi autospiegare cosa minchia stia succedendo. Ciò che ne viene fuori è appunto un mediocre slasher che ci regala uno dei più implausibili finali che mi sia mai capitato di vedere. Fortunatamente anche il pubblico di tutto il mondo sembra aver avuto le mie stesse impressioni, visto che Black Christmas si è rivelato un mezzo flop al botteghino (poco più di 20 milioni di dollari di incasso).Curiosità: L'attrice Andrea Martin era nel cast anche del Black Christmas originale. Interpretava Phyllis Carlson.

 

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