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Bitch Slap: Le Superdotate [1]

Rating: 3.00/5 (1 Vote)
Bitch Slap: Le Superdotate [1] 3.00 of 5 1 Vote.
Sia benedetto Russ Meyer e tutte le tettone a cui il suo stile cinematografico ha dato un senso che non fosse quello meramente pornografico. E a questo punto siano anche benedetti i trashoni come Bitch Slap che dello stile russmeyeriano hanno fatto bandiera. C'è veramente di tutto nel film di Rick Jacobson, ma sopratutto la pura exploitation degli anni settanta, aggiornata al nuovo millennio con ampio (e a volte eccessivo) uso di green screen, (pessimi) effetti digitali, auto e moto rombanti, spade giapponesi scatenate, giapponesi da manga con tanto di yo yo micidiale (forse ispirandosi alla serie a cartoni animati Il fantastico mondo di Paul?), punk psicopatici, lesbiche, armi da fuoco, esplosioni e superscazzottate.Tutto ovviamente virato al femminile, alla faccia di chi crede ancora nel sesso debole. Quello che diverte maggiormente nel film, oltre chiaramente alla tamarraggine caciarona dell'impianto generale, sono i dialoghi, un vero e proprio turpiloquio rosa in cui si annoverano frasi tipo 'Lubrificami le tette, troia!' o 'Riscalda questo nella tua passera' e via dicendo. Stupisce invece il rigore dell'ottima struttura narrativa, fortemente debitrice del cinema tarantiniano, ma precisa nella sua demenzialità. Forse l'espediente del flashback viene un po' abusato al fine per spiegare i troppi colpi di scena che il regista mette in piedi, ma alla fine, nel bailamme complessivo, tutti i nodi vengono al pettine, senza arzigogolate assurde da sceneggiatore aggrappato agli specchi. Dulcis in fundo, non manca la caratterizzazione dei personaggi, forse un po' forzata per alcuni ma decisamente chiara su tutta la linea. Allo spettatore non resta quindi che godersi le avventure di Trixie, Hel e Camero, tre lesbiche cazzute, le quali, dopo aver rapito il viscido Gage in un locale di lapdancer, lo trasportano in pieno deserto per fargli sputare il suo nascondiglio segreto, dove solitamente nasconde le armi che trafuga ad un misterioso e crudele supercriminale chiamato Pinky. Tra momenti saffici, battaglie con l'acqua tanto per far trasparire un po' le abbondanti forme delle protagoniste, dialoghi allucinati e duelli all'ultimo corpetto, ci sarà sicuramente il tempo per apprezzare, nei continui e dettagliati primi piani in ralenty, la splendida Julia Voth e l'indimenticabile America Olivo nel ruolo della psicopatica Comero che, insieme alla pur notevole Erin Cummings rinverdiscono i bei tempi di Faster, Pussycat! Kill! Kill!, dando forma ad un'operazione, nostalgica certo, ma tutt'altro che datata.

 

 

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