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Bad Taste

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Bad Taste 4.00 of 5 1 Vote.
Al ministero della Difesa Neozelandese arriva una telefonata disperata: gli alieni hanno invaso Kaihoho, una piccola cittadina di 70 abitanti. Vengono quindi messi in allerta i Boys, membri della Sezione Investigazioni Spaziali, quattro uomini esperti di invasioni extraterrestri, i quali si recano sul luogo dove tutto appare deserto. Sono rimasti solo pochissimi abitanti del villaggio, dal comportamento alquanto bizzarro: gli alieni infatti si sono impossessati di loro. Comincia così la lotta tra la sezione speciale dei Boys e gli invasori, i quali mostreranno il loro vero aspetto tra sparatorie, esplosioni, mutilazioni e svisceramenti.
Scritto e diretto nel 1987 dall'ormai osannato Peter Jackson in pellicola 16 mm, Bad Taste è un film splatter, ricco di sequenze volte a disgustare, ma anche denso di humor, che sfocia spesso e volentieri in trash volontario...e sta proprio qui la genialità del regista. Quest'ultimo si inventa gag demenziali e ridicole una dietro l'altra, condite da frattaglie, sangue e vomito, si proprio vomito! Il regista non ci risparmia immagini in cui si vede mangiare del vomito o altre in cui si degusta del cervello col cucchiaino come fosse un dessert. Non mancano ammiccamenti in parodia a classici del cinema, tipo 007 e perfino Rambo, che viene scimmiottato da uno dei Boys, in maniera grottesca ovviamente. Anche i famosi b-movie degli anni 50 sulle invasioni aliene vengono presi in giro dalla storia stessa di Bad Taste.

Non bisogna cercare in questa pellicola chissà quale virtuosismo registico e nemmeno delle critiche sociali nascoste; il film di Jackson è un prodotto concepito esclusivamente per divertire, così come è evidente si siano divertiti gli stessi suoi realizzatori. Per mettere in piedi il progetto Bad Taste ci sono voluti quattro anni di lavoro, dei tempi piuttosto lunghi dovuti al fatto che la pellicola veniva girata fra amici durante i fine settimana. Il cast è infatti composto interamente da compagni di brigata e conoscenti di Jackson (lui stesso interpreta due ruoli). Gli effetti speciali sono realizzati in modo artigianale, ma sono molto curati, soprattutto considerando l'amatorialità del progetto. Il film riscosse parecchio successo e diede la possibilità a Jackson di proseguire nella sua passione, il cinema.

Tuttora Bad Taste rimane l'icona della filmografia splatter demenziale per eccellenza, affiancato da suo fratello, Splatters: Gli Schizzacervelli, che Peter Jackson realizzerà cinque anni dopo, in cui il regista stabilirà il record di sangue e frattaglie finte utilizzate! Cattivo gusto, così si traduce il titolo, è una tappa fondamentale per gli appassionati del genere, da vedere e rivedere!BAD TASTE - CHE C'E' DI BELLO NEI FILM SPLATTER
di Sergio Milano

Che i film splatter non si esauriscano in una mera pornografia della violenza, ma al contrario siano intessuti di presupposti etici orientati ad una certa visione dell'esistenza scevra dalle ipocrisie del comune buon gusto, appare chiaro agli estimatori del genere, molto meno a chi se ne sente respinto in ragione della crudeltà delle scene ivi rappresentate. L'accusa di perversione è la più ovvia per chi si avvicini a questo tipo di visione, nient'altro potrebbe apparentemente giustificare il godimento che lo spettatore tipo trae di fronte a Peter Jackson che utilizza il cranio scoperchiato di un tizio come piatto di minestra. Che c'è di bello in tutto ciò?

Innanzitutto, gli splatter sono pura invenzione. Ovviamente per i temi trattati, ma soprattutto nel senso di opere in cui l'inventiva, intesa come capacità di ideare nuove soluzioni tecnico-operative per il superamento delle problematiche connesse alla realizzazione del prodotto cinematografico, assume un ruolo dominante su tutti quegli elementi, come la sceneggiatura o la recitazione, che da sempre nella cinematografia vengono considerati vero centro dell'attenzione dello spettatore.
Negli splatter al contrario è l'idea ad avere la precedenza, l'idea che si esercita con un numero di elementi limitati, ma che proprio attraverso tali restrizioni si alimenta ed esplode in costellazioni di possibilità, universi di combinazioni, grazie all'ausilio di pochissime cifre: il corpo umano, in primis, le armi e tutto ciò che quel corpo può straziare, come contrappunto.

Si viene così a delineare una sorta di manicheismo splatter in cui la contrapposizione tra bene e male si sostanzia nell'impatto traumatico e definitivo tra la realtà pulsante e densa di umori di membra ed organi, e quella asettica della materia non organica: la fragilità della vita, contro la solidità distruttiva di ciò che è inerte.
Il film splatter, dunque, non solo mostra tutto ciò che negli altri contesti cinematografici viene solitamente nascosto, ma fonda il suo genere proprio sulla messa in sequenza di situazioni spiacevoli, disgustose, intimamente orribili e riprovevoli, facendo del cattivo gusto una bandiera che funge da supporto simbolico ad un tentativo di natura prettamente etica e riformatrice, volto a colpire e destabilizzare la morale dello spettatore, facendolo defluire assieme a litri di sangue, oltre la linea di confine tracciata dal comune senso della liceità.
Un effetto Tzunami in cui il sangue, elemento nello stesso tempo vitale e disturbante, travolge e sommerge l'atollo sociale, che di quel sangue preferisce tacere, sebbene ne abbia le mani lorde.

Appare infatti indissolubile il legame tra questo genere e gli elementi di una critica sociale spietata e crudele, che utilizza l'arma dell'ironia come principale strumento di divulgazione moralizzatrice.
E così, in Bad Taste di Peter Jackson, l'orda aliena che invade la terra, non è altro che una squadra di manovali alle dipendenze di un dirigente di una catena di fast food intergalattica che intende commercializzare la carne umana sfruttandone la gustosità ed il basso contenuto calorico.
Ancora, in Society, di Bryan Yuzna, il figlio incompreso di una famiglia dell'alta società americana, scopre di essere in realtà stato allevato da una organizzazione di mostri gommosi, tutti colletti bianchi, solo per essere succhiato in un orgia fantasmagorica, una volta giunto alla maturità.

Altro che perversione, dunque, al massimo è la presunzione il peccato preferito dagli appassionati del genere. Quel tipo di presunzione che si nutre del sentimento di appartenenza ad una minoranza, ad una nicchia che custodisce una verità sconosciuta ai più, alla quale è possibile accedere solo dopo aver superato specifiche prove. E la più grande prova che l'adepto splatter deve vincere è proprio il senso di disgusto nei confronti della putrefazione ostentata, dello smembramento analitico della vita organica.
Ma tale senso di disgusto, che scaturisce dinnanzi a una finzione scenica, si annulla per contrasto con quello che lo spettatore prova al di fuori della visione cinematografica, nella squallida quotidianità che ognuno di noi subisce senza poter interrompere in alcun modo la proiezione, senza poter mai schermarsi gli occhi con le mani nelle scene più cruente.

Parlare di un effetto catartico appare fin troppo banale, pure è innegabile che attraverso lo splatter sono gli orrori reali che si intendono esorcizzare: la guerra che strazia i bambini, la politica che è teatrino da avanspettacolo, Costanzo e suo marito.
In fin dei conti gli splatter contengono un implicito messaggio: per quanto schifose queste scene appaiano o cerchino d'essere, mai potranno eguagliare ciò che accade tutti i giorni attorno a noi. L'orrore rappresentato rimanda all'orrore reale, la risata liberatoria di fronte ad un corpo che si spappola in maniera improbabile, si contrappone all'indifferenza istituzionalizzata, ad una sensibilità ormai anestetizzata dalle infinite e tangibili mostruosità che continuamente sono sotto i nostri occhi, e che ormai non riconosciamo quasi più.Sergio Milano

 

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