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Assassinio al Cimitero Etrusco

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Assassinio al Cimitero Etrusco 3.00 of 5 1 Vote.
Sergio Martino, regista con una lunga filmografia che spazia dall'horror al thriller, al poliziottesco all'italiana, gira nel 1982 questo Assassinio al cimitero etrusco, un giallo/thriller differente da quelli a cui i registi italiani ci avevano abituato nel decennio precedente. Il cinema americano ha prodotto diverse pellicole del genere preferendo il più delle volte titoli accostati all'antico Egitto, alle civiltà precolombiane o della Polinesia. Martino ha invece l'ardire di proporre un giallo in salsa etrusca, dove la vittima è il prof. Arthur Barnard (John Saxon), archeologo studioso degli etruschi, che si trova a Volterra per alcune ricerche che dovrebbero portarlo a scoprire un'antica tomba. Il professore però non fa in tempo ad avvisare la moglie Joan, che vive a New York, che qualcuno lo uccide. La stessa Joan scopre di avere alcune facoltà medianiche: infatti ha spesso allucinazioni e incubi che la riportano a cerimonie sacrificali degli antichi etruschi, dove le vittime vengono uccise con la torsione fulminea del collo, il medesimo modo in cui l'assassino uccide il prof. Barnard.Joan si reca così con l'amico Mike Grant a Volterra per far luce sulla morte del marito e, tra omicidi, scoperte, predatori di tombe, archeologi, narcotrafficanti, monili etruschi, grotte con vapori sulfurei e necropoli, giungerà, non senza rischiare la pelle, al bandolo della matassa.Un discreto giallo questo diretto da Martino e scritto da Dardano Sacchetti ed Ernesto Gastaldi (alias S.G. Castellari), che ha il pregio di mostrare allo spettatore un resto importante della storia del nostro paese, attraverso dipinti, reperti archeologici, tombe, leggende e storia del popolo etrusco. Un film che scorre agevolmente, con alcuni colpi di scena qua e là, un mistero che pare risolversi già a metà della pellicola ma che invece nasconde altri enigmi ancora. Sebbene Joan cerchi di arrivare a fondo come può al mistero sull'omicidio del marito, è più una vittima, sempre preda di allucinazioni ed incubi che la terrorizzano, mentre i pochi amici che le sono rimasti vengono eliminati uno dopo l'altro e la polizia (qui in realtà se ne occupa la Guardia di Finanza) che, come al solito, non sembra capirci molto. Lo stesso finale lascia un interrogativo aperto sulla natura del vero assassino, ma è voluto da parte del regista.Tra gli attori spicca il solito John Saxon, un'icona di un certo cinema italiano degli anni '70 e '80 (ma non solo), anche se qui la sua interpretazione è limitata all'inizio del film e ad alcuni flashback, e Claudio Cassinelli, anch'egli, come Saxon, interprete di diversi film polizieschi degli anni '70, nella parte del prof. Paolo Dameli, archeologo studioso anch'egli del popolo etrusco, che cercherà di aiutare Joan a trovare la tomba segreta scoperta dal marito. L'attrice Elvire Audray che interpreta Joan è in realtà più bella che brava. Dà sempre l'impressione di non capire cosa le stia accedendo attorno, sorpresa da incubi, allucinazioni e omicidi, ma forse è anche il suo personaggio ad essere imbrigliato in un simile stereotipo.Menzione per la colonna sonora di Fabio Frizzi che, seppur strizzando l'occhio ai Goblin, propone una musica efficace che contribuisce al giudizio positivo del film.In definitiva un buon thriller, anche se non ricco di suspance come dovrebbe essere, ma l'ambientazione etrusca dà dei punti in più che altrimenti non guadagnerebbe.C'è sempre da dire che quel certo tipo di cinema delle decadi addietro, di cui anche Martino è stato un interprete, così come gli sceneggiatori Sacchetti e Gastaldi (questo spesso anche in veste di regista), nel nostro paese se ne sono perse le tracce da tanto, troppo tempo purtroppo, e sembra che non si abbia intenzione alcuna, se non nel cinema underground fatto di promesse, di riscoprirlo e di riproporlo in chiave moderna e con la giusta qualità (di regia, sceneggiatura e interpretazione) che meriterebbe. L'unico rimasto parrebbe il decano Pupi Avati, che però nella sua lunga e prestigiosa carriera ci ha regalato soltanto quattro film dell'orrore (Zeder, La casa dalle finestre che ridono, L'arcano incantatore e Il nascondiglio nel buio), mentre di Dario Argento sappiamo tutti la qualità dei suoi lavori degli ultimi venticinque anniu2026

 

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