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Allucinazione Perversa

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Allucinazione Perversa 4.00 of 5 1 Vote.
Non lasciatevi ingannare dalla interpretazione italiana del titolo, perché Allucinazione Perversa (Jacob's Ladder), film di Adrian Lyne del 1990, non ha nessuna relazione con il genere erotico. Tratto da una storia vera, racconta l'esperienza di un reduce del Vietnam mostrando alcuni risvolti angosciosi, di solito celati all'opinione pubblica, di quella guerra. Jacob Singer, ex caporale dei marines, lavora come postino a New York nonostante una laurea in filosofia in tasca. Egli soffre di tremende allucinazioni, forse legate proprio a quella folle guerra, durante la quale viene ferito nel corso di ciò che sembrerebbe un attacco nemico. Purtroppo - e questi sono fatti realmente accaduti! - Jacob e il suo plotone sono le vittime di un esperimento delle autorità militari americane che testarono su di loro gli effetti di una droga che avrebbe dovuto aumentare il loro furore combattivo. Il risultato di questo esperimento, chiamato la scala, ebbe effetti devastanti sui marines che, simili ai Berserkir - i folli guerrieri della tradizione scandinava che combattevano, come invasati, senza temere il dolore per via dell'assunzione di un fungo allucinogeno -, si scagliarono all'attacco in modo convulso come tante schegge impazzite.

Questo slancio dissennato segna l'inizio della discesa agli Inferi di Jacob. A partire da questo momento il regista ci trascina da una parte all'altra, tra la realtà vissuta e l'immaginazione del protagonista che, mescolando passato, presente e forse, anche ciò che è rimasto solo pensiero puro nel suo subconscio, tenta di rimettere insieme le tessere del puzzle della sua vita per trovarne il significato. Ecco che i flashbacks della vita matrimoniale di Jacob si inseriscono nel presente della sua storia con Jezzie (la sensuale Elisabeth Peu00f1a), sua collega di lavoro alle poste, mentre le continue allucinazioni lo straniano da se stesso dandogli sentore, attraverso la tensione di tutto il suo essere, di una diversa - e per lui terrificante - lettura di ciò che lo circonda. Il racconto acquisisce quindi carattere introspettivo, mentre osserviamo quest'uomo sullo stipite di una delle tante soglie che l'esistenza ci propone di varcare in cui la sintesi temporale dei diversi attimi - il prima, il durante e il dopo - segnano in modo irrevocabile il percorso vitale di ciascuno, finché non giungerà la prova definitiva.


Così Jacob, come in un incubo dal quale non riesce a svegliarsi e la cui unica via d'uscita è continuare a vivere il sogno fino in fondo, scende nell'inferno abbacinato della sua coscienza che Adrian Lyne popola di demoni credibili, caratterizzati da volto umano. è proprio qui che risiedono la bravura e il coraggio del regista: egli ci mostra demoni che ci assomigliano e dotati di corpi deformi che evocano un ambiente malato e insalubre. Lo spettatore ne rimane turbato perché vi si riconosce ma, allo stesso tempo, prova ribrezzo perché scopre il lato corruttibile e caduco di ciò che lui stesso è. Tutto questo orrore, causato presumibilmente dagli effetti collaterali delle droghe assunte in Vietnam (e fornite dallo stesso Stato Maggiore americano) o forse dovremmo dire proprio grazie ad esso viene messo a nudo l'animo del protagonista i cui sogni, le fobie, gli amori, i desideri carnali più reconditi e l'attaccamento che mostra per le persone che ama ci permettono di percepire il suo intenso desiderio di vita. Ecco perché noi spettatori ci aggrappiamo alla figura di Louis (un bravissimo Danny Aiello) amico intimo e fisioterapista del nostro filosofo che, come una sorta di maestro spirituale, un cherubino cresciuto un po' troppo, gli rivela delle semplici ma fondamentali verità sulla vita e sulla morte senza il supporto delle quali il panico è d'obbligo. Fortunatamente il processo di autocoscienza di Jacob, possibile solo accettando anche il lato oscuro di sé che risulta essere quello più umano, trasforma le sue paure e i suoi demoni in angeli guida e muta, di conseguenza, la discesa in ascesa permettendogli, proprio come nel sogno del patriarca Giacobbe - cui si riferisce il titolo stesso del film -, di salire i gradini di quella scala che lo condurranno alla pace. Sullo sfondo di uno scandalo militare americano tenuto troppo spesso sotto silenzio, Jacob's Ladder (permettetemi l'utilizzo del titolo originale) è un film commovente e terrifico allo stesso tempo.


Adrian Lyne riesce abilmente, in diversi momenti, a ridurre noi spettatori a uno stato catatonico per le scene di alta tensione, le quali affidano alla nostra immaginazione il compito di colmare il vuoto tra la realtà e la finzione, lasciandoci completamente basiti nel coup de théu00e2tre finale in cui termina il nostro visionario viaggio nella mente di un uomo.

 

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