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A Venezia...un Dicembre Rosso Shocking

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
A Venezia...un Dicembre Rosso Shocking 4.00 of 5 1 Vote.
La pellicola comincia con cappuccetto rosso, nel bosco. Dal bosco finisce in una diapositiva. Poi accade qualcosa, attraverso la luce la diapositiva si guasta ed il copricapo rosso si deforma, si scontorna lentamente, per colmarsi di sangue. La figlia di John e Laura Baxter, Cristina, annega in uno stagno a causa di un tragico incidente. Da Londra i due si trasferiscono a Venezia dove John è impegnato nel restauro dell'antica chiesa di S.Nicolò mentre Laura cerca con difficoltà di superare il dolore della perdita. Ma in un ristorante, la donna incappa accidentalmente nelle bizzarre sorelle Wendy ed Hellen. Sarà quest'ultima, una sensitiva cieca, a rivelarle di vedere Cristina nell'aldilà con il suo impermeabile lucido, sorridente e felice. Laura rinasce, la speranza la rende raggiante ma la cosa non convince John. Nel frattempo a Venezia vengono compiuti efferati delitti...

Film culto degli anni settanta, più popolare all'estero che da noi (qui viene ricordato soprattutto per l'infuocata sequenza di sesso tra Sutherland e la Christie) dove il brivido si mescola con il dramma in maniera equilibrata, specialmente nella prima parte per poi abbassarsi di tono ma, come disse Ghezzi, capace di offrire uno dei finali più terrorizzanti della storia del cinema (davvero era l'inconscio, la sua mostruosa trasfigurazione?). In effetti il montaggio alternato dei primi minuti è fenomenale e premette davvero bene, lasciando numerosi spunti in seguito di interpretazione. Nicolas Roeg, qui alla sua opera più complessa e riuscita (assieme al sottovalutato L'uomo che cadde sulla terra) accompagnato dal suo braccio destro e direttore della fotografia Anthony Richmond (ottimo il suo lavoro per: L'Insaziabile) dirige dunque un thriller praticamente/apparentemente all'italiana ma che in realtà sfugge ai generi.

Personalmente credo che Don't look now sia l'unico vero film pre-Lynch (in cui la città di Venezia svolge un ruolo centrale nella creazione del mistero che si infittisce ad ogni calle, compito paragonabile forse solo alla fantasmagorica Roma nell'indagine condotta da Ugo Pagliai in quel vecchio, quanto memorabile, sceneggiato Rai Il Segno del Comando) da cui lui attingerà per Twin Peaks e Strade Perdute e dove infatti le soluzioni non esistono realmente. Come in Lynch le vicende rimarranno sospese poichè non interessano davvero alla regia. Ciò che voleva Roeg era possedere la mente di John, il suo sguardo, che ci guida con le sue premonizioni. La cieca li avvisa: lasciate la città o anche John ha il dono. Eppure le visioni non sono uno shining e non comunicano chiaramente con il suo possessore. Per due volte John viene allertato ma lui si muove in ritardo ed anche noi come il protagonista siamo disorientati. Solo Roeg/Hellen conosce il significato dei percorsi e siamo sempre un passo indietro i suoi tempi anticipati filando verso il circolo che va chiuso.

La trama deriva dalla raffinata, quanto contorta, penna di Daphne Du Maurier (La Taverna della Giamaica, Rebecca la prima moglie, Gli Uccelli) e il film può avvalersi di scene di eccellente fattura, come quella dell'impalcatura, dove i tempi sono perfetti e tutto contribuisce ad arricchire un puzzle fatto di troppi tasselli per avere un quadro completo e risolvere il mistero (cosa nasconde il vescovo? Chi sono le sorelle? E l'ipnotico commissario di polizia?). Alcuni espedienti narrativi saranno adottati tre anni dopo da La casa dalle fnestre che ridono (ma anche il più recente Amsterdamned ruberà l'ambientazione lagunare, perfetta per gli omicidi!) tuttavia qui non si resta mai nel clichè, semmai si sperimenta. Quando John ritrova la bambola nuda sul bordo del canale e si guarda intorno, solo, Venezia sembra vivere e ritirarsi, per divorarlo. Il film oggi viene, a torto, considerato lento. La seconda parte cala di ritmo, il montaggio si dilata, ma appositamente per introdurci nella città decadente ed umida, teatro degli orrori. Qualcuno sostiene che Roeg curò personalmente anche la fotografia. Non lo credo; con Richmond il regista ha collaborato per tutta la sua carriera e ritengo che sia improbabile che abbia sostituito il suo direttore della fotografia preferito. L'adattamento fu di Allan Scott (Alla 39u00b0 eclisse, Chi ha paura delle streghe, Oscuri presagi, il Quarto angelo) e Chris Bryant e pare che di recente siano tornati alla loro sceneggiatura più inquietante, infatti è previsto un remake nel corso del 2009. Sarà l'ennesimo mistero?

 

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