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1921: Il Mistero di Rookford

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1921: Il Mistero di Rookford 2.00 of 5 1 Vote.
La domanda sorge spontanea: perché The Others di Amenabar ed El Orfanato di Bayona hanno ricevuto lodi sperticate e fatto man bassa di premi un po' ovunque, mentre questo 1921 - Il mistero di Rookford non se l'è filato nessuno? Eppure stilemi, cascami ed atmosfere sono gli stessi, la messinscena è stilisticamente accurata, il plot abbastanza intrigante. Niente di trascendentale e niente di nuovo sotto il pallido sole delle nostrane multiplex, ma va dato atto a questa ghost story di far parte di quel ristretto novero di pellicole che, senza strafare e senza particolari colpi d'ala, sanno raccontare (bene) una storia, non tediano come la morte e non costringono le umane palpebre ad una improba lotta contro il sonno.Protagonista la bellissima (e bravissima) Rebecca Hall, sorta di indagatrice dell'incubo al contrario: suo il compito di smascherare le truffe e le mistificazioni di chi gioca con il mondo dei trapassati. Cialtroni, imbonitori da fiera, finti medium, occultisti da quattro soldi crollano sotto il rigido agnosticismo della nostra. Fin quando non le capita tra le mani il caso della misteriosa scuola di Rookford: un delitto sepolto nel passato ai danni di un giovanissimo allievo dell'istituto, il suo fantasma senza requie e un nuovo infantile delitto perpetrato - sembra - proprio dalla ectoplasmatica presenza. Va da se che le certezze della nostra eroina si sgretoleranno strada facendo fra sinistre apparizioni, presenze e inquietanti segnali. Fino alla sinistra consapevolezza che il mistero riguarda proprio il suo passato. Infatti, il risveglio del titolo originale (The Awakening) non è solo quello dell'anima dei defunti, ma specchio di una memoria che ha cancellato ricordi troppo orribili da sopportare. Come si diceva all'inizio, 1921 merita di posizionarsi in quella fascia di cinema artigianalmente ben fatto, di media fattura (e questo non significa mediocre) di cui troppo spesso si sente la mancanza. Se la fotografia è preziosa e sa cogliere il polveroso clima anni '20 e le scenografie trasudano cura per il dettaglio, il merito maggiore della riuscita, oltre alla bravura del parco attori (di cui ricordiamo anche la notevole Imelda Staunton, ovvero la Vera Drake dell'omonimo film di Mike Leigh), spetta a chi sta dietro la mdp e allo script.Il regista Nick Murphy, alla sua prima prova dopo una lunga gavetta nelle serie TV, sa come si gira, ha una notevole bravura nel cogliere luoghi e spazi, sfrutta al meglio le suggestive location, dimostrando, inoltre, una discreta conoscenza dei topoi della paura (si veda l'agghiacciante sequenza relativa alla 'casa delle bambole' o alcuni rimandi all'Argento che fu - dalle camerate alla Suspiria ad altri elementi). Chi sceneggia, invece, è Stephen Volk, uno che con l'horror d'atmosfera ha sempre bazzicato (dal Gothic di Ken Russell a L'Albero del Male di Friedkin, passando per Il bacio del terrore) e sa come garantire il salto in poltrona. E' comunque ovvio che a volte la tensione scema, gli spaventi sanno di già visto e il twist finale deve aggrapparsi saldamente alla nostra sospensione di incredulità per fare presa. Peccati veniali, leggere imperfezioni, piccole screpolature che poco inficiano la riuscita di questa sinuosa e fascinosamente demodé storia di fantasmi.

 

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