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Lights Out: Terrore nel buio - Recensione Film

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Lights Out: Terrore nel buio - Recensione Film 2.00 of 5 1 Vote.

Attraverso il caro vecchio tubo scorrono scorie, relitti dimenticati e nichelini scintillanti. Cosa c’entra questo? C’entra dal momento in cui a scrutare nelle profondità di quella tubatura congestionata e tanto trafficata ci sono gli occhi giusti! 

Questo è il caso del cortometraggio di David F. Sandberg, che nel 2013 realizzò nelle fredde terre svedesi il corto Lights Out. Tre minuti per spaventare i naviganti errabondi del tubo e per convincere il giusto “Santo” in Paradiso che la sua era un’idea che andava assolutamente tirata a riva. 

 

E’ la sottile e geniale mente di James Wan (spero vivamente che non ci sia bisogno di dirvi chi sia costui!) a produrre la versione extended di “Lights Out” e a portare la paura per eccellenza, quella del buio, nelle sale.

E’ proprio in quel buio denso e insondabile, ancestrale e primitivo nella sua essenzialità, che si aggirano le nostre più profonde paure. Ed è proprio lì, appena dietro l’alone di luce di una lampadina che si annida la creatura di Sandberg. Una gelida e oscura donna di nome Diana che si muove nel buio, e si fa sempre più vicina.

La trama si avvita intorno al trittico famigliare composto da Sophie (Maria Bello), una madre affacciata perennemente sull’orlo della follia, la figlia Rebecca (Teresa Palmer) e Martin il piccolo di casa (Gabriel Bateman). E’ proprio la fragile figura materna ad essere l’oggetto del desiderio di una creatura rancorosa e crudele che la stalkerizza dal buio. Un’essenza malvagia capace di polverizzare la mente di Sophie e le vite di chi vorrebbe portargliela via. 

“Lights Out” si ancora saldamente alla sua matrice. Ovvero quella di creare un gioco perverso tra la luce e il buio, due realtà capaci di generare orrore o salvezza. Ma se la dimensione “buio” convince, grazie alla presenza inquieta ed efficace di Diana, quando torna la luce si ha un po’ la triste sorpresa di vedere un soufflé che si affloscia. Il plot ricalca un po’ quello di sempre, con una creatura che germoglia dal letame di cattiverie subite e solitudine, e una famiglia che messa alle strette si arrabatta per ricacciarla indietro. 

Il cuore buio di “Lights Out”, così elementare e semplice, fa sobbalzare e riesce a generare la giusta ansia. Purtroppo non si può dire lo stesso del soprabito che gli hanno cucito addosso…

In definitiva miei Carissimi posso dirvi che “Lights Out” è un film che svolge il suo compito, ovvero farvi ballonzolare sulla poltrona (almeno un paio di volte!). Per il resto è un brodino tiepido che si butta giù senza rischiare di rimanere sorpresi da un osso di pollo improvviso!

 

Buona Visione!

 

Tags: Fantasmi

 

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