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The Conjuring 2 - Il caso Enfield - La Recensione

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The Conjuring 2 - Il caso Enfield - La Recensione 3.00 of 5 1 Vote.

I coniugi Warren sono tornati con un nuovo caso.

Li avevamo lasciati stanchi e felici di aver liberato la fattoria dei Perron dalla funesta presenza che la abitava, e stavolta, dopo aver inutilmente tentato di prendersi la meritata pausa post Amityville, volano in Inghilterra. Qui si sta verificando uno dei più famosi e controversi casi di possessione demoniaca, quello del 284 di Green Street, Enfield, dove la casa della famiglia Hodgson è sotto assedio, perseguitata dallo spirito dell’uomo che ha abitato la casa prima di loro (o almeno così pare).  In particolare, lo spirito sembra prendersela con la figlia minore di Peggy Hodgson, Janet, undici anni.

 
The Conjuring 2 - Il caso Enfield

Che dire di questo secondo capitolo di The Conjuring?

Sicuramente, rispetto al primo che a me era piaciuto abbastanza, ha perso un bel po’ di smalto. Il caso Enfield è per tre quarti sull’invasione dello spirito di un vecchietto burbero acido e incattivito che fa davvero poca, pochissima paura, lascia morsi sdentati sulle vittime e si lamenta di avere gente per casa, un po’ come avere a che fare con un nonno con la demenza senile galoppante. Il doppiaggio (purtroppo l’ho visto in italiano) è terribile, e contribuisce a infiacchire tutto.

Ci sono però diversi lati positivi.

I coniugi Warren, per esempio, mi piacciono sempre. Vera Farmiga e Patrick Wilson sono una bella coppia di bravi attori, due demonologi innamorati, ironici, forse fin troppo empatici e smielati, sarebbe carino vederli in una serie in stile X Files spiritistico d’epoca. La fotografia è davvero molto bella, suggestiva, quasi teatrale nella scelta dei punti luce e dei colori definiti e piuttosto accesi (il giallo del lampione che filtra dalla finestra, il blu delle notti in contrasto con la luce luminosa del giorno) e infatti è firmata da quel mostro sacro che è Don Burgess ( Spiderman, Forrest Gump e Terminator 3, tanto per farvi qualche nome). Altrettanto bella è la scenografia: la casa povera in stato di abbandono, con le ringhiere sverniciate e la carta da parati cupa, lo scantinato allagato. Tutto l’ambiente trasmette il senso di impotenza che lo rende terreno fertile per una vera e propria invasione. Non siamo più in una fattoria isolata e lontana da tutto, ora ci troviamo in una casa popolare vicina a tante altre uguali, dove tutti, vicini di casa, polizia, esperti, possono assistere a quello che succede e vedere con i loro occhi i mobili che volano, le croci appese al muro che si girano, le coperte che si sollevano e Janet che levita ad un metro da terra. 

Questo spirito è sfacciato e sbruffone, non si nasconde da nessuno, non ha paura di farsi vedere. 

 

Purtroppo non si va oltre una bella confezione, un esercizio di stile atto a far somigliare il più possibile il film alle foto di repertorio originali fatte per documentare la possessione della vera Janet, e infatti nei titoli di coda, molto belli, scorrono foto reali e ricostruzioni e il lavoro minuzioso fatto salta subito agli occhi. Per il resto, è una continua citazione di ogni film sulle possessioni e gli esorcismi che abbiamo già visto, non c’è un colpo di scena, una sola cosa che non ci si possa aspettare, tutto è stato già visto, girato, pensato da qualcun altro. Insomma, quando più di una volta la gente ride guardando un horror, non è buon segno, e ieri sera in molti hanno riso abbastanza spesso.

Per tutto questo rimando The Conjuring 2 a Settembre, così come avevo fatto con Annabelle, lo spin-off sulla bambola demoniaca che non ho ancora capito come potesse essere stata comprata per scelta da qualcuno, e spero di vedere un numero tre più efficace e meno superficiale, giusto perché tra un po' i coniugi Warren cominceranno a mancarmi, lo so.

 

Tags: Fantasmi, James Wan, Patrick Wilson, The Conjuring 2, Vera Farmiga, Annabelle Bambola, Don Burgess

 

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