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Autumn Harvest - Recensione Cortometraggio

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
Autumn Harvest - Recensione Cortometraggio 4.00 of 5 1 Vote.

«Penso che la cosa più misericordiosa al mondo sia l'incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti. Viviamo su una placida isola d'ignoranza in mezzo aneri mari d'infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano.

Le scienze, che finora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arrecato troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d'insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occupiamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura.» (Howard Phillips Lovecraft, Il Richiamo di Cthulhu)

Autumn Harvest
Autumn Harvest

Una spiaggia deserta del nord Europa. Un uomo (Oliver Hohlbrugger), presumibilmente un pescatore distrutto da un dolore freddo e profondo come l’oceano, dopo brevi momenti di riflessione inizia lentamente ad entrare in acqua. Porta con sé una pesante pietra legata da una fune e – chiaramente – il suo intento è quello di suicidarsi annegando. Inizia così il racconto di una forza oscura e ancestrale che, attraverso una terribile promessa di resurrezione e la richiesta di un tributo di sangue, farà cambiare idea al pescatore. Salvandolo e condannandolo nello stesso momento.

Autumn Harvest, vincitore del prestigioso Méliès d'argent (dedicato agli short-movies) al Festival di Stiges, è il secondo corto che il regista norvegese Fredrik S. Hana (1986) affida alle attenzioni di Splattercontainer. Quanto di buono Hana aveva mostrato nel suo Angst, Piss & Drid (2012) viene ampiamente confermato da questo film. Diciassette minuti, girati in bianco e nero, per i quali la regia e la storia organizzano una danza-tributo a Lovercraft sublimata indiscutibilmente dall’ultima scena.

Autumn Harvest
Autumn Harvest

Però in Autumn Harvest la violenza sanguinaria prende il posto, in lunghi segmenti del cortometraggio, dell’inimitabile senso poetico del macabro e dell’incubo di Lovercraft (per sintetizzare e forse banalizzare). Mettiamo da parte la letteratura. Il sangue e la brutalità esibite prive di moderazione rivestono e nascondono l’inconscio, senza però danneggiare l’inquietudine di un’anima in pena come quella del protagonista. Ci si immerge in un’atmosfera intrisa d’orrore e innaturale speranza realizzata davvero bene. In questa direzione la scelta di evitare quasi completamente i dialoghi sarà stata ben ponderata e valutata. Una scelta opportuna e veicolata benissimo allo scopo.

Grande merito al regista per aver deciso di “sezionare” non solo i corpi ma anche la storia, in modo da creare un piccolo puzzle da lasciar ricomporre allo spettatore al termine della visione. Notevole, sicuramente da sottolineare, l’impegno registico articolato durante le scene più cruente e quasi splatter. Sì, perché anche nel corso degli omicidi più efferati (quante regie di Lucio Fulci avrà studiato Hana?) il film mantiene una certa malinconica eleganza di fondo. Non basta un b/n fotografato bene per raggiungere lo scopo, anzi… Piccole imperfezioni si notano solo in fase di montaggio, operato dallo stesso regista. Sopra la media gli effetti speciali di Marius K. Lunde e la fotografia di Christe B. Lunde. Ottima la presenza scenica e l’espressività del protagonista.

A questo punto spero vivamente che Hana si cimenti presto sulla lunga distanza con un budget decoroso, adatto alle sue potenzialità. Intanto, se cercate uno short horror dove il sangue ha lo stesso colore scuro che avrebbe nella realtà, sapete benissimo cosa cercare. Monitorate sia i festival che il web, Autumn Harvest non vi deluderà.

Autumn Harvest
Autumn Harvest

 

Tags: Sci-fi, Mostri, Cortometraggio Horror, Howard Phillips Lovecraft, Cthulhu, Fredrik Hana

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