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Caltiki: il Mostro immortale - Recensione Film

Rating: 3.00/5 (1 Vote)
Caltiki: il Mostro immortale - Recensione Film 3.00 of 5 1 Vote.

Ed alla fine anche Cinecittà conobbe il Monster Movie! Ispirandosi al successo di The Blob, uscito l'anno prima, Riccardo Freda e Mario Bava confezionano un'operina sci-fi di tutto rispetto, girata in bianco e nero e infarcita di riferimenti a The Quatermass Xperiment.

Freda viene accreditato come il regista effettivo, con lo pseudonimo americaneggiante di Peter Hampton, con cui usava presentarsi all'estero. Bava invece viene accreditato come direttore della fotografia e addetto agli effetti speciali, anche se alla fine, pare avesse completato lui il film.

Una cosa è certa: la realizzazione della cosa chiamata Caltiki, una viscida entità blobbosa composta da trippa e altre schifezze manovrate dall'interno, è opera sua e dobbiamo dare atto al maestro ligure di avere operato un vero e proprio miracolo con i soliti quattro mezzi a disposizione e la consueta arte di arrangiarsi tutta italiana.

Caltiki - il mostro immortale
Caltiki - il mostro immortale

Il mostro fa veramente la sua porca figura, sopratutto nel finale, quando deve confrontarsi con i carrarmatini giocattolo che tentano di bruciarlo. Notevoli inoltre anche gli effetti splatter (vabbè non proprio splatter ma decisamente impressionanti per l'epoca) dei cadaveri gelatinosi che il mostro lascia dietro di sè. La storia, ben orchestrata, vede un gruppo di archeologi capitanati dal dottor Fielding (John Merivale) inoltrarsi in una caverna messicana alla scoperta di reperti Maya che inducano il motivo della fine della loro civiltà.

Scoprono un lago sotterraneo dove riposano le vittime dei sacrifici rituali ma anche un'orrenda creatura che divora uno scienziato e ferisce Max (Gérard Herter), elemento poco raccomandabile della compagnia. Ritornato a Città del Messico, Fielding scopre, attraverso i resti del mostro attaccati al braccio di Max, che l'essere è vecchio quanto il mondo ed è composto da una struttura unicellulare alimentata dalla radioattività.

A tutti gli effetti l'amebone è Caltiki, la dea immortale che terrorizzò i Maya determinandone la fine della loro civiltà. Max intanto fugge dall'ospedale con il moncherino al braccio e s'infila nella casa di Fielding per concupire la moglie Ellen (Didi Perego) ma una cometa, che passa ogni 1300 anni portando radioattività nell'atmosfera, provocherà l'abnorme crescita dei resti di Caltiki in un finale strabordante di poltiglia oleosa, modellini che esplodono e tutte le cose che fanno felici gli amanti di questo genere cinematografico.

Pur con tutte le pecche del caso, la povertà di certe scenografie e la poca originalità del plot, Caltiki è un film che funziona, la sceneggiatura di Filippo Sanjust scorre senza sbavature ed a conti fatti, il prodotto finale si erge con orgoglio nel mare di B movie che all'epoca imperversavano al cinema.   

 

Tags: Sci-fi, Mario Bava

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