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Nuit Americhèn - Recensione Cortometraggio

Rating: 3.00/5 (1 Vote)
Nuit Americhèn - Recensione Cortometraggio 3.00 of 5 1 Vote.

Il soggetto di Nuit Americhèn si presenta proprio come un classico: un regista indipendente si accinge a girare una/l’ultima scena del suo ultimo film horror. 

Già il titolo dovrebbe richiamare alla memoria ricordi da super cinefili: la Nuit Américaine è il titolo originale francese del capolavoro firmato nel 1973 da François Truffaut, storia e retroscena di una troupe, il Film nel (making of del) film.

E l’Effetto Notte altro non è che la tecnica con cui si falsa la luce diurna attraverso l’uso di filtri per realizzare scene notturne: da qui si snoda proprio la trama del cortometraggio di Federico Greco, autore tra i più apprezzati e premiati in Italia e all’estero che, con questa opera di genere è riuscito ad ottenere l’attenzione (e i contributi) del Ministero dei Beni Culturali, per poi partecipare a svariati concorsi tra cui, last but not least, quello della Mecca del Cinema Horror USA, lo Screamfest.

Francesco Scimemi in Nuit Americhèn di Federico Greco

Abbiamo bisogno di almeno di un paio di ore di luce naturale” afferma Regina Orioli, falso operatore alla macchina - ma vera (e reale) attrice - fuori dalla villa, apparentemente abbandonata, che è stata affittata per un video promozionale e che, invece, diverrà il set dell’ennesimo film horror.

Durante l’allestimento del set i 2 attori (Orioli e Fausto Sciarappa) e il regista (Gianmarco Tognazzi) discutono dei props, della luce e di quanto sangue serve in un film horror perché non venga poi visto da 2 spettatori (film intellettuali vs film commerciali, this is the question), inizia così il doppio testo/linguaggio semi-autoreferenziale alla categoria di autori e videomaker più o meno indipendenti che il cinema di genere continua a sfornare e ad abbandonare a sé stessi.

Perché Nuit Americhèn è una horror-comedy, quasi una parodia sui generis sul cinema horror e sulle tante (sterili?) discussioni che si fanno attorno ai film, il meta-cinema portato all’estremo e all’estremizzazione dell’assurdo: il set del film non è un luogo sicuro, tantomeno quello di un film horror (il set di Woodsboro in Scream 3 docet) infatti la villa (abbandonata?) con le sue stanze chiuse e barricate si rivela una trappola mortale. Non aprite quella cantina, potremmo dire, agli ignari attori e al regista sbruffone, anglofilo e super citazionista che predilige l’improvvisazione alla lettura del copione.

“Quanti ne conosci di registi che rispettano gli attori? … di italiani, viventi? Ci hai mai lavorato? Ti hanno mai chiamata per un provino? .. Non se ne esce” .

Regina Orioli in Nuit Americhen
Regina Orioli in Nuit Americhen

Non se ne esce, dal mondo degli improvvisati e dei super-esaltati, così come non se ne uscirà (vivi) dalla villa e dal film, infestati da un clown mannaro (Francesco Scimemi): ecco così che la Orioli da attrice cagna ma impegnata si trasforma in una final-girl dei nostri tempi, una Sidney Prescott dotata della forza di Beatrix Kiddo, “squartata” dalle luci à la De Palma, in una serie di scene ricche di adrenalina e humour.

E poi sangue (poco importa se vero o finto), inseguimenti, lotte e rumori sinistri a condire il tutto.

Greco e Igor Maltagliati (co-sceneggiatore) hanno la consapevolezza di realizzare un’opera a sé stante, di parlare nel bene e nel male di ciò che è e ciò che rappresenta il cinema dell’orrore oggi, di prendersi poco sul serio pur lavorando con capacità e tecnica ineccepibili.

 

Tags: Cortometraggio Horror, Federico Greco, Clown Assassini, Gianmarco Tognazzi, Regina Orioli, Francesco Scimemi

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