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The Raid 2: Berandal - Recensione Film

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
The Raid 2: Berandal - Recensione Film 4.00 of 5 1 Vote.

Sopravvissuto al rovinoso assalto contro il blocco del boss Riyadi, il giovane ufficiale Ram si rivolge ad una task force segreta della polizia indonesiana per trovare protezione.

Riyadi era solo una pedina di una ben più grande organizzazione, e per tenere al riparo la propria famiglia Ram si trova costretto ad infiltrarsi nella vera tana del lupo per infliggere un colpo mortale al sindacato criminale che domina Giacarta.

The Raid 2: Berandal Recensione Film

Fulmine a ciel sereno nel panorama dell'action movie, The Raid: Redemption ha lanciato come Next Big Thing del cinema di intrattenimento il regista gallese Gareth Evans, il quale, per nulla intimorito dall'hype, ha stuzzicato il palato del pubblico in attesa del secondo capitolo firmando l'incredibile cortometraggio Safe Heaven, contenuto nel secondo episodio dell'antologia V/H/S. Come ogni seguito di un successo folgorante, The Raid 2: Berandal è un progetto che nasce sul ciglio di un burrone e trova davanti a sé innumerevoli occasioni per inciampare: l'hype spropositato appunto, la necessità di trovare una propria identità rispetto ad un capostipite strutturalmente troppo essenziale per essere replicato come variazione sul tema, la stessa ambizione del regista che può ritorcersi contro con un rovinoso salto più lungo della gamba.

Fortunatamente l'ambizione di Evans si è rivelata invece la chiave di volta della riuscita di questo seguito, per il quale si è deciso di recuperare una sceneggiatura precedentemente accantonata per mancanza di budget, intitolata appunto Berandal, rivelatrice di inaspettate aspirazioni autoriali da parte del regista gallese. The Raid 2 è un film dal respiro decisamente più ampio rispetto al predecessore, e suggerisce quanto la scarna sceneggiatura di quest'ultimo fosse per Gareth Evans nulla più che un modo per tirare fuori il meglio da contingenze economiche sfavorevoli, e non un mero pretesto per mostrare le proprie doti di regista action.

The Raid 2: Berandal Recensione Film

L'azione pura col minimo grado di approfondimento narrativo è un piccolo recinto in cui Evans si era rinchiuso per fare di necessità virtù, ma appena le condizioni lo hanno permesso ne è uscito, confezionando una sceneggiatura complessa che in ben centocinquanta minuti (contro i cento del primo episodio) rappresenta una grande saga criminale che ha il sapore del John Woo pre-hollywoodiano. Non si tratta però di un rinnegare i precedenti lavori, ma di estendere il mosaico dentro cui collocare tutte quelle straordinarie tessere-invenzioni collezionate fino ad ora. La dice lunga in tal senso la presenza di Yayan Ruhian e Epy Kusnandar, attori feticcio di Evans, qui richiamati ad interpretare ruoli analoghi a quelli di The Raid e Safe Heaves.

Quello che sorprende più di tutto è però il salto di qualità dell'Evans-regista, in stato di grazia per quanto riguarda le scene di combattimento, tra le più intense ed innovative del cinema di arti marziali da almeno un paio di decenni, e allo stesso tempo proiettato verso una crescita stilistica a tutto tondo. Idealmente diviso in tre atti, ognuno scandito da riferimenti propri, The Raid 2 può essere visto prima di tutto come un tentativo da parte di Evans di esplorare la zona di confine tra tradizione cinematografica orientale e la rappresentazione che ne hanno fatto i registi occidentali negli ultimi anni.

L'estetica del precedente film, basata essenzialmente sul contrasto tra il senso di fluidità delle coreografie e l'idea di costrizione che trasmettono le anguste e decadenti ambientazioni, viene ripresa nella prima parte e portata alle estreme conseguenze, quasi ad esaurire il più in fretta possibile quanto c'era ancora di inespresso in quelle intuizioni e gettarsi in una nuova sfida. E la nuova sfida si trova agli antipodi, non più nelle squallide periferie di Giacarta ma nel suo coloratissimo e lussuoso cuore economico, dove la tentazione di misurarsi con le stilizzazioni del Refn di Only God Forgives è evidentemente troppo forte. Un confronto che sulla carta può lasciare interdetti, ma da cui Evans ne esce a testa alta per una capacità di controllo stilistico che gli permette di citare esplicitamente l'ultimo film del regista danese senza però assorbirne il manierismo.

The Raid 2: Berandal Recensione Film

Dove Evans sembra perdere la bussola è nel confronto con Tarantino, di cui tenta di replicare le caratterizzazioni di alcuni antagonisti (che sembrano idee scartate da Kill Bill) scadendo però nel fumettistico. Niente che rovini quanto di buono realizzato fino a quel punto e anzi, la necessità di concludere nel miglior modo possibile un film che ha già dalla sua parecchie scene memorabili spinge il regista a realizzare una pazzesca sfida finale che è tra le cose più brutali e viscerali viste da tempo immemore.

Una veloce conclusione ed ecco che il cinema d'azione si ritrova ancora una volta con degli standard resettati a livelli altissimi, impensabili attualmente nelle produzioni americane. Il gallese col cuore che batte ad Oriente ha superato di nuovo sé stesso, e ora c'è quasi da aver paura a domandarsi cosa si inventerà per il terzo capitolo della saga.

 

Tags: Gareth Evans, Action

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