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Cannibal Holocaust [2]

Rating: 5.00/5 (1 Vote)
Cannibal Holocaust [2] 5.00 of 5 1 Vote.
Premessa: Cannibal Holocaust NON è un film horror, pur essendo da tempo diventato uno dei più celebri cult. Il film non è famoso solo per le scene snuff incriminate (in cui è mostrata violenza perpetrata nei confronti di alcuni animali) e di cui si finisce sempre di parlare quando si cita il titolo del film, ne solo per i numerosi guai giudiziari in cui sono incappati i realizzatori (Deodato in primis); il film è importante soprattutto per il forte e quanto mai esplicito atto premonitore di denuncia nei confronti di un certo tipo di giornalismo che fa da basamento a tutta la trama. Ogni scena del film infatti, soprattutto nel secondo tempo, è densa di una carica sovversiva è provocatoria che non può che spiazzare totalmente lo spettatore, per quanto sia abituato alla visione di questo tipo di scene.
Il film parte con la ricerca, da parte del prof. Munro (Robert Kerman), di quattro documentaristi misteriosamente scomparsi in Amazzonia dove si erano recati per girare un documentario sulle abitudini cannibaliche delle popolazioni locali, interpretati da una grandiosa Francesca Ciardi, un alquanto assente (per fortuna!) Luca Barbareschi, tal Perry Pirkanen e un quarto attore a me ancora più sconosciuto, ma entrambi ottimamente immedesimati nella parte, e si conclude con la scoperta della loro tragica fine ed il ritrovamento dei filmati da questi girati. Questa prima parte in realtà si riesce a guardare senza subire shock eccessivi, pur non venendo risparmiate allo spettatore un paio di scene veramente agghiaccianti (in particolare quella della punizione dell'adultera).
Ma è nella seconda parte, in cui viene svelato lo scioccante contenuto del lavoro dei quattro giovani, che lo spettatore viene letteralmente travolto da una tremenda escalation di violenza ai limiti dell'immaginabile, filmata nei più minimi particolari ed accompagnata in sottofondo dalla romantica musica composta da Riz Ortolani (che aveva già musicato film come Mondo Cane e Africa Addio), che in questo contesto viene ad assumere un sapore decisamente dolciastro. Oltre ad essere veramente realistico, grazie anche ad un uso documentaristico della macchina da presa, il film è incredibilmente coinvolgente e suscita le più morbose e perverse fantasie dello spettatore per tutta la sua durata, fino a giungere al tanto spettacolare quanto sconvolgente finale.
Ma Cannibal Holcaust ha un'altra particolarità, che sicuramente ha contribuito alla perfetta riuscita della pellicola: il film è stato girato, infatti, in condizioni a dir poco estreme (il Rio delle Amazzoni in cui sguazzano allegramente i protagonisti è notoriamente infestato dai piranha, tanto per dirne una) e con una sceneggiatura appena abbozzata; le scene, quasi improvvisate, sono state girate quasi tutte una volta sola, sia per le condizioni avverse in cui si girava, ma soprattutto per ottenere quel realismo straordinario che caratterizza il film. Decisiva la grandissima capacità di improvvisazione di Deodato, che ha dimostrato anche grande coraggio a girare un film del genere e dal tema così scottante.
Una pellicola, quindi, praticamente perfetta sotto ogni aspetto e imperdibile per qualsiasi appassionato del genere cannibal, ma assolutamente sconsigliato a chi non sopporta vedere scene di violenza gratuita."

 

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