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12 Anni Schiavo

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12 Anni Schiavo 5.00 of 5 1 Vote.

Se pensate che questo film non centri nulla con un sito come Splattercontainer probabilmente non avete neanche lontanamente un'idea dell'incubo atroce vissuto da Solomon Northup, nero libero del Nord America, violinista e felicemente sposato con una bellissima moglie e due splendidi figli.

Siamo nel 1841 e approfittando dell'assenza della famiglia Solomon decide di unirsi per due settimana ad uno spettacolo itinerante commissionatogli da due (apparentemente) bravi artisti circensi. Purtroppo l'inganno non tarda ad arrivare: i due lo fanno ubriacare ed al suo risveglio Solomon si ritrova incatenato all'interno di una lurida cella dove verrà bastonato e frustato a sangue. Un piccolo aperitivo dell'orrore che verrà quando l'uomo, ridotto ormai a pura merce di scambio, viene trasferito in Louisiana, dove tasterà suo malgrado con mano la schiavitù per 12 lunghissimi anni in cui ne vedrà veramente di tutti i colori. Ed il regista (non vi tragga d'inganno l'omonimia!) Steve Mcqueen non ci risparmia nulla a livello visivo, al punto che certe scene risultano insostenibili anche a spettatori avezzi a sangue e frattaglie come gli avventori di queste pagine.

12 anni schiavo film immagini

Un incubo che Solomon Northup, personaggio realmente esistito, ha messo su carta nel 1853, dopo la sua liberazione, in un libro di grande successo di cui si è appena festeggiato il 160° anniversario. Folgorato da questo racconto McQueen, che con i suoi due precedenti lavori, Hungere Shame, ha dimostrato di essere un autore particolarmente attento alle forti tematiche sociali, ha voluto intensamente realizzare questo progetto, grazie anche al contributo produttivo di Brad Pitt che qui compare in un breve cameo, (con barba lincolniana e rughe da uomo vissuto) nel ruolo di un bracciante particolarmente sensibile alla causa degli schiavi. Paragonando l'opera di Northup ad una versione americana del diario di Anna Frank, il regista inglese (anch'egli di colore) ha realizzato un'opera forte, con momenti corali dove la sofferenza è palpabile, dove certi silenzi e dove certe immagini rendono le parole tradotte dalla carta mirabilmente espressive.La scena dove Solomon cerca disperatamente un appoggio con i piedi immersi nel fango mentre il cappio lo stringe sempre di più, rappresenta lo zenith di una forsennata lotta per la sopravvivenza in cui la rabbia viene stretta nei denti o cantata a squarciagola in dolorosi gospel. Straordinario l'attore Chiwetel Ejiofor, sulle cui spalle si poggia un fardello di quasi tre ore, in cui lavora intensamente con lo sguardo allucinato ed il corpo piegato gradualmente sotto l'oppressione dei vari padroni terrieri a cui è costretto nei lunghi anni di prigionia. Solo per gli ultimi minuti del film meriterebbe l'ambita statuetta a cui è candidato. Anche Michael Fassbender (che si può considerare attore feticcio di McQueen), ci offre una verace ed intensa interpretazione di Edwin Epps, un proprietario terriero psicopatico, oppresso da una moglie gelosa e da perverse convinzioni religiose per cui l'uomo bianco è la versione di Dio in terra.

12 anni schiavo film immagini Chiwetel-Ejiofor

Da segnalare anche l'interpretazione della brava attrice e regista (ha diretto il documentario "in My Genes" nel 2009) Lupita Nyong'o, che rende appieno il ruolo della bella schiava Patsey il cui rapporto con il crudele Epps sfocia in una delle più disturbanti flagellazioni mai viste al cinema. A sottolineare l'orrore, ma anche il coraggio, la paura e la speranza (spesso mal riposta) di Solomon, un toccante commento musicale di Hans Zimmer che colpisce per delicata intensità e corale magnificenza. 12 Anni Schiavo tocca le corde profonde di una Nazione edificata sull'orrore e sulla sopraffazione di popoli minori come indiani e neri (che ad un certo punto si ritrovano nel film e cominciano a ballare insieme) e probabilmente risulta per molti americani un boccone indigesto da ricordare, qualcosa che non vorrebbero aver mai visto nè sentito, ma che purtroppo è parte integrante della loro storia.

 

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