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La Casa (Remake) [3]

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La Casa (Remake) [3] 2.00 of 5 1 Vote.

Sinceramente non sono mai stato particolarmente ben disposto nei confronti dei remake delle pellicole che hanno fatto la storia del Cinema Horror, non ne sento il bisogno, le giustificazioni dei produttori che vogliono così fare scoprire questi film anche al pubblico più giovane nascondono spesso la carenza di idee degli sceneggiatori e operazioni commerciali che, senza rischiare troppo, permettano un rapido e sicuro rientro dei capitali investiti.

Anche i fans dell’Horror più giovani conoscono e amano le pellicole originali, ed ognuno ha nella propria videoteca i DVD con tutti gli extra disponibili, insieme ad una moltitudine di gadget e “action figures”, mentre dubito che lo spettatore saltuario si appassioni al “genere” o abbia una qualche conoscenza di titoli girati oltre 30 anni prima. Detto ciò, per il “remake” o “reboot” de La Casa (The Evil Dead, 1981) non avevo nessun pregiudizio, anzi, probabilmente anche per l’intelligente operazione di marketing che ha preceduto il film, avevo qualche aspettativa dal lavoro di Fede Alvarez e sono quindi andato entusiasta alla proiezione per la stampa di Milano.

“Il nuovo Evil Dead non è un semplice remake, è una rivisitazione completa. Cinque ragazzi si ritrovano in un cottage tra i boschi e uno di loro viene posseduto”, spiega Rob Tapert, produttore insieme a Sam Raimi e Bruce Campbell del classico del 1981, “ma ci sono tanti sviluppi imprevisti e svolte sorprendenti che lo rendono molto diverso dall’originale. Sono montagne russe completamente differenti”. Il prologo di questa nuova Casa lascia ben sperare: una ragazza ferita e con gli abiti strappati cammina, barcollante e terrorizzata, tra gli alberi di un bosco spettrale, braccata da qualcuno che, dopo breve, la cattura e la incatena nella cantina della casa teatro di tutta la storia. I suoi carcerieri si rivelano essere il padre, una vecchia zingara ed un gruppo di contadini che, con un rituale magico di un libro millenario, esorcizzano il Demone che si è impossessato del corpo dell’adolescente.
La sceneggiatura, scritta dal regista Uruguagio insieme al fido partner Rodo Sayagues, si sposta a qualche anno dopo, quando nella stessa stamberga in mezzo ad una foresta inquietante giungono: Mia (Jane Levy), una ragazza la cui vita è segnata dal lutto della morte della madre e dalla tossicodipendenza, il fratello David (Shiloh Fernandez), la fidanzata di lui Natalie (Elizabeth Blackmore) e gli amici di infanzia Eric (Lou Taylor Pucci) ed Olivia (Jessica Lucas); il motivo di questo viaggio è molto serio, aiutare Mia a disintossicarsi dall’eroina.

Il cottage in rovina, ricostruito dallo scenografo Rob Gillies nei boschi che circondano Auckland, in Nuova Zelanda, è una copia quasi perfetta di quello originale dove Sam Raimi aveva ambientato il suo “Cult Movie” 32 anni prima e, a ricordarci la prima avventura di Ash, abbandonato e coperto di ruggine, c’è anche in un angolo il rottame della Oldsmobile che abbiamo visto guidare da Bruce Campbell in tutti i film della saga. “La sua presenza non implica che questo sia un sequel, certo, i fans possono immaginare che qualcuno ha comprato lo chalet e che la macchina è rimasta là fuori per più di trent’anni”, chiarisce Alvarez, “ma in realtà questo è un remake con alcune delle stesse idee dell’originale, che abbiamo voluto avesse qualcosa che lo rendessero riconoscibile agli appassionati”. A questo punto si esauriscono tutte le novità del soggetto dei due filmmaker: i cinque ragazzi scoprono che qualcuno è entrato nella casa abbandonata e che nella cantina sono stati appesi al soffitto decine di animali mummificati, mentre su un tavolo trovano un antico libro rilegato in pelle e avvolto nel filo spinato. Eric ne resta affascinato e, nonostante il volume abbia almeno un centinaio di pagine, con una matita riesce a riportare in chiaro proprio le parole della formula diabolica per evocare il Demone che si impossesserà prima di Mia e poi di tutti gli altri.

Da questo punto in avanti La Casa 2013 è quanto di più scontato si possa vedere in un Horror moderno e Alvarez utilizza tutti i cliché del genere “Case infestate” nel tentativo di inchiodare lo spettatore allo schermo, riuscendo solo saltuariamente nel suo intento. “Questo film incute ancora più paura dell’originale”, ha dichiarato l’attore Lou Taylor Pucci, “perchè Fede fa in modo che lo spettatore si leghi ai personaggi. Per chi lo vede per la prima volta sarà davvero un’esperienza incredibile, mentre gli appassionati, anche se sanno cosa li aspetta, saranno sorpresi di venire di nuovo trascinati e coinvolti dai protagonisti”, sostenuto dal regista che ha aggiunto: “tutti abbiamo i nostri vizi di cui vorremmo liberarci, che si tratti di droghe, alcool, cibo, qualunque cosa e vorremmo avere qualcuno che ci aiuti a non ricascarci di nuovo. Quindi quando sullo schermo qualcuno ha la forza per affrontare una simile situazione è automatico per lo spettatore immedesimarsi in lui”.

Ma i protagonisti di questo La Casa sono di una stupidità irritante e ci si augura piuttosto che questi muoiano presto. La sceneggiatura di Alvarez e Sayagues, a cui ha collaborato anche il premio Oscar Diablo Cody (viene da domandarsi quale sia stato il suo apporto ai dialoghi!) mette a dura prova lo spettatore ed il quantitativo di idiozie che questi è disposto ad accettare in un Horror, ci si chiede ad esempio come, in una baracca di pochi metri quadrati, i cinque protagonisti riescano ripetutamente, ad uno a uno, a rimanere soli con la posseduta mentre nella stanza accanto gli altri non sentano le grida della vittima se non quando è troppo tardi, o come possa una pioggia di poche ore far salire così rapidamente il livello delle acque di un torrente e sommergere la strada, o ancora perchè in una catapecchia isolata dalla civiltà dove l’energia elettrica è limitata e fornita da un gruppo elettrogeno, i nostri si portino dietro un coltello elettrico e una pistola sparachiodi ma non un molto più utile telefono cellulare!?!

Sarà forse perchè avevo poco più di diciannove anni e mi ero fatto coinvolgere dalla pubblicità che la definiva come una delle pellicole più terrificanti mai realizzate, ma quando una sera nel gennaio del 1983 andai a vedermi il Cult di Raimi al Prince Charles Cinema di Londra, dove abitavo in quel periodo, ne rimasi davvero impressionato e spaventato e quindi speravo che Alvarez, sotto la guida di Sam Raimi, fosse riuscito a catturare le stesse atmosfere inquietanti e quella sensazione di un qualcosa di malvagio che ti risucchia in un vortice da cui non riesci a fuggire del classico del 1981, ma grande è stata la mia delusione nell’assistere ad un altro stereotipato Horror. Sparito il registratore a nastro e tutta la mitologia del “Libro dei Morti”, salvo - spoiler - poi fare ascoltare, durante i titoli di coda, la voce del Professor Knowby dall’originale Evil Dead che spiega l’origine del libro!?! - spoiler -
Ridotte al minimo le scene in cui il Male insegue Mia (Ash nell’opera capostipite) nel bosco (qui la famosa “ShackyCam” inventata dallo stesso Raimi è sostituita da una sorta di teleferica a cui era appeso Aaron Morton, il direttore della fotografia), mentre lo stupro del personaggio interpretato da Jane Levy da parte degli alberi che prendono vita, perde qui tutta la drammaticità del film originale, rimane ben poco da cui farsi terrorizzare. Apprezziamo la volontà di Alvarez di limitare allo stretto indispensabile l’uso degli effetti in Computer Grafica, “Troppa CGI avrebbe solo distratto, le scene devono avere realismo e anche gli effetti digitali migliori talvolta si notano”, sottolinea il filmmaker parlando del suo debutto nel lungometraggio, anche se qualche trucco grossolano ed il Make-up di Mia, già visto in una pletora di pellicole Orientali da The Ring a The Grudge, ci hanno sinceramente un po' stufato!

Cosa rimane in definitiva di questo reboot de La Casa?

Una scenografia evocativa, una bella fotografia plumbea e qualche efficace effetto “gore” (come la lingua tagliata in due da un cutter), per il resto, se non fosse il remake della pellicola di Raimi, non si distinguerebbe dalle decine di “Popcorn Horror” prodotti ogni anno e finirebbe ben presto nel dimenticatoio. - spoiler - Anche l’apparizione di Bruce Campbell dopo i titoli di coda che, guardando in camera, dice “Groovy”, la sua celebre esclamazione nel secondo e terzo capitolo della saga, probabile unico frammento rimasto di una scena eliminata (vedi la News qui) - spoiler - ci lascia piuttosto perplessi e contribuisce solo a generare confusione.

Sono sicuro che la mia stroncatura dividerà i lettori e mi attirerà le ire di quanti invece apprezzeranno il film. Alla domanda se sentisse il peso di doversi confrontare con tutti gli altri remake dei Classici dell’Horror, Fede Alvarez ha risposto: “Se devo essere sincero non ne ho visto molti, ho 34 anni e questi film sono stati probabilmente realizzati per un pubblico più giovane, per cui non mi attraggono granchè. Ho visto il nuovo Nightmare perchè è il remake di un film della mia generazione, ma non posso davvero giudicare gli altri perchè non credo che fossero intesi per piacere ad un trentenne. Spesso giudichiamo questi remake come terribili e bruttissimi, ma ci dimentichiamo che non sono stati fatti per noi!”, ecco, credo che La Casa 2013 sia un Horror che non è stato fatto per me, che forse sono troppo vecchio per divertirmi con questo tipo di film, forse sono troppo esigente!

Ma una nota positiva gliela devo riconoscere, mi ha fatto nascere il desiderio di andarmi a rivedere il Cult con Bruce Campbell, scoprendo con piacere che le emozioni della prima volta che lo vidi sono ancora tutte lì e quella faccia da schiaffi di Ash è sempre il mio eroe!

 

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