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Aftershock

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Aftershock 2.00 of 5 1 Vote.

Un gruppo di persone in vacanza in Cile si raccoglie attorno a Pollo, ricco e popolare figlio di papà che li introduce alla vita notturna del Paese. Nel bel mezzo di un rave un terremoto devasta la città, lasciando i sopravvissuti in balia delle scosse di assestamento, di un incombente tsunami e dei feroci criminali evasi dal carcere locale.

Promosso dagli autori come interpretazione in chiave disaster-horror di fatti realmente accaduti durante il terribile terremoto che nel 2010 sconvolse il Cile, Aftershock è un b-movie di discreta fattura che spiazza più che altro per l'impalpabile sensazione di presa in giro che accompagna la visione piuttosto che per le efferatezze che mette in campo. Sarà per l'imprinting da tipico horror americano, sarà per l'inutile e ingombrante citazionismo, sarà per la faccia e la recitazione di Eli Roth, ma tutti i tentativi di shockare lo spettatore risultano inefficaci, addirittura dannosi al realismo della storia nei (frequenti) momenti splatter.Il senso di Aftershock lo si trova piuttosto nel considerarlo puro intrattenimento da non prendere troppo sul serio: alla prima mezz'ora introduttiva, decisamente stereotipata, in cui vengono presentati i personaggi (che nella componente maschile richiamano i protagonisti di Una notte da leoni) segue un'ora abbondante costruita sì sul più tipico modello survival, ma forte di un ritmo sostenuto e di continui cambi di figura trainante della storia.

La parte centrale del film è certamente quella meglio realizzata, grazie ad un vero e proprio luna-park di scenografie catastrofiche in cui si muovono i personaggi, mentre il finale, che scimmiotta The Descent e indugia un po' troppo sugli effetti digitali, diverte di meno ma senza rallentare il ritmo.Nonostante l'intensità drammatica prossima ad una puntata di Baywatch, Aftershock risulta una piacevole sorpresa soprattutto perché ha una propria personalità ben distante da quella variazione sul tema del torture porn a metà strada tra Turistas e Hostel che ci si poteva aspettare, vista la presenza di Roth in veste di co-sceneggiatore e produttore, oltre che di attore.

Cercando a tutti i costi un paragone, viene piuttosto da pensare che l'interminabile catena di sfighe che colpisce i protagonisti sia una sorta di aggiornamento al cinema di stampo "rothiano" del modello di Final Destination, in cui il regista innesta tanto suggestioni grezze dell'horror moderno quanto un gusto per le scenografie di un certo horror anni Ottanta. Non un'amalgama perfetta, ma comunque piacevole e discretamente originale.

Consigliato per una notte horror di mezza estate senza pretese.

 

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