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Chernobyl Diaries - La Mutazione

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
Chernobyl Diaries - La Mutazione 4.00 of 5 1 Vote.
Sono ben pochi, quest'anno, i film che possono vantarsi di fare veramente paura e, dopo il duro assalto alle coronarie subito dal sottoscritto, posso senz'ombra di dubbio, annoverare fra questi anche la pellicola dell'esordiente Brad Parker. Si, perchè grazie ad una serie di scelte felici, quest'opera scontata nella struttura narrativa, banalotta nei contenuti, riesce comunque a generare per un'oretta abbondante, una sensazione continua di angoscia, mescolata ad una serie di spaventi ben orchestrati e mai scontati, il tutto coronato da una conclusione claustrofobica e opprimente che lascia praticamente col fiato sospeso lo spettatore.Merito sopratutto di un'azzeccata scelta delle location: una fabbrica di trattori in Serbia e una base aerea dismessa in Ungheria, oltre ad una serie di tunnel sotto Belgrado, il tutto mirato a ricostruire la cittadina fantasma di Pripyat, un tempo abitata unicamente dagli operai della centrale di Chernobyl e immediatamente evacuata subito dopo l'esplosione a noi tutti tristemente nota. Le ambientazioni desolate, unite al periodo invernale in cui sono state effettuate le riprese, riescono a esprimere in modo efficace le sensazioni di morte e solitudine che la storia trasmette. Altro elemento vincente è la scelta, nonostante il nome di Oren Peli capeggi ingombrante su ogni flano (in qualità di produttore e autore del soggetto originale), di non cedere alla moda del POV ostentando telecamere traballanti e immagini amatoriali da filmino delle vacanze sullo stile dell'ormai arcinoto Paranormal Activity.Inizialmente, quasi uno scherzetto nei confronti dello spettatore, le prime immagini di THE CHERNOBYL DIARIES mostrano una serie di riprese vacanziere del gruppo di americani in giro per l'Europa. Fortunatamente la cosa finisce qui, anche perchè il genere found footage", mi si consenta l'espressione, ha anche un po' scassato gli zebedei. Insomma il buon Parker, aiutato dall'eccellente direttore della fotografia Morten Soborg, gira con uno stile asciutto, essenziale, quasi documentaristico. La camera segue i protagonisti da vicino con lunghi piani sequenza che contribuiscono ad alimentare il realismo delle scene senza opprimere lo sguardo con sfocature insostenibili. Soborg, che ha lavorato con Nicolas Winding Refn nella trilogia di Pusher e nei successivi lavori, segue magistralmente i protagonisti nell'inferno dei tunnel infiniti, nei boschi infettati da un'oscura patina di minaccioso silenzio e si contorce freneticamente durante l'assedio sul furgoncino, omaggio non dichiarato ma facilmente riconducibile a "Distretto 13 le brigate della Morte".E parlando di omaggi Parker sembra conoscere molto bene il cinema horror di genere, anche quello italiano, attraverso rimandi e citazioni che passano da Baby Killer di Larry Cohen a Zombie 2 di Fulci. La cittadina di Pripyat, memoria criptica di un disastro sempre vivo nella memoria collettiva, diventa così un circo degli orrori con cui il gruppetto di sventurati turisti dovrà confrontarsi continuamente, tra pesci mutanti, cani randagi, orsi e le oscure presenze che li circondano nel buio di un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato. The Chernobyl Diaries sfrutta quindi il dramma storico per elaborare un horror efficace e terrorizzante, pur non aggiungendo nulla di nuovo al genere. E a chi accusa Parker e soci di spettacolarizzare cinicamente la sventura umana, ricordiamo che il cinema dell'orrore, sin dalla sua nascita ha sempre utilizzato le paure e le ansie sociali per creare intrattenimento."

 

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