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Book of Blood

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Book of Blood 2.00 of 5 1 Vote.
Concepito inizialmente come tassello di un più ampio progetto che prevedeva la trasposizione cinematografica dei racconti contenuti nei celebri Libri di Sangue di Clive Barker, Book of Blood appare a distanza di qualche anno più come un prodotto isolato, associabile vagamente a Midnight Meat Train di Ryuhei Kitamura e Dread di Anthony DiBlasi per la comune origine, ma comunque orfano di quell'ambizioso progetto di cui doveva far parte e che sembra perduto nel limbo dell'irrealizzato.La natura di Book of Blood è in realtà comunque ambivalente, considerando che l'esile trama, nata dall'intreccio dei due racconti brevi che fanno da incipit e post-scriptum ai Libri di Sangue, si presta tanto ad una lettura a sè stante quanto ad essere il legante tra più lungometraggi. Il film è sostenuto da un filo narrativo certamente povero e piuttosto scontato, ma che nasconde un enorme potenziale. La vicenda dell'esperta paranormale Mary e del giovane studente sensitivo Simon, impegnati a sperimentare contatti con le presenze paranormali che infestano una casa teatro di sanguinose apparizioni, presenta importanti punti di contatto, certamente non casuali, con una pietra angolare della letteratura horror moderna, il mitico racconto Dream in the witch house di H. P. Lovecraft. Suggestioni che emergono anche nel film ma che rimangono sempre ad un livello inconsapevole, una sorta di tributo non voluto al genio di Providence.Il regista John Harrison, invece di esplorare l'eventualità di un incontro tra la mitologia lovercraftiana e quelle barkeriana in un luogo che evoca istantaneamente la mansarda a tetto spiovente infestata dalla temibile Keziah Mason, ha preferito trasporre pedissequamente il testo originale, decisamente più adatto ad un mediometraggio televisivo che ad un lungometraggio. La personalità del regista emerge piuttosto nella scelta di recuperare atmosfere più facilmente avvicinabili al nome di Clive Barker, quelle degli horror dei primi anni novanta, epoca in cui lo scrittore ha lasciato il segno con classici come Cabal ed Hellraiser ma che, vista con gli occhi odierni, appare ormai lontana. Questo gusto fuori tempo massimo è infatti il debole pregio e soprattutto il grande limite di Book of Blood: il film può offrire moderati ricordi nostalgici a chi vent'anni fa quella stagione l'ha vissuta, ma allo stesso tempo lascia la strana sensazione di una visione dell'orrore un po' naif, certo non un bel biglietto da visita se si considera di quale fama estrema godevano un tempo i prodotti legati al nome di Barker.Se aggiungiamo la considerazione che questi ha fornito anche recentemente prove di tutt'altra intensità macabra ed orrorifica (si pensi allo straordinario lavoro svolto per il videogioco Jericho), non si può non considerare Book of Blood come uno dei tanti sfruttamenti mediocri delle idee di Barker."

 

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