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The Avengers

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The Avengers 5.00 of 5 1 Vote.
Ed eccoci finalmente a parlare del tanto atteso film sui Vendicatori, trasposizione fino ad un quindicennio fa impensabile nel migliore dei casi (e un orrido minestrone kitsch alla Joel Schumacher nel peggiore). Il risultato, è inutile nasconderlo visto quanto se ne parla in questi giorni, va oltre le più rosee aspettative e pone fin da subito questo film, su cui pochi avrebbero scommesso fino all'uscita del trailer, come uno spartiacque per il cinema di intrattenimento di genere. Il merito di questo risultato sorprendente è, per una volta, da attribuire non solo all'autore ma anche alla major che sta dietro il progetto, la Marvel, che con insolita lungimiranza ha avviato da un po' di anni un progetto di lungo termine di ampliamento delle proprie prospettive. Ormai un decennio fa la casa editrice ha infatti fondato la linea editoriale Ultimate che, attraverso la creazione di un universo parallelo dove si muovo versioni alternative dei propri personaggi storici, ha attualizzato un'iconografia supereroistica i cui fondamenti hanno ormai mezzo secolo. Questo progetto di svecchiamento è poi servito come base per creare un vero e proprio universo narrativo cinematografico attraverso una serie di film dalla continuity comune: Iron Man e relativo seguito, L'incredibile Hulk, Thor e Captain America. Le trame e sotto-trame, i personaggi e le situazioni di raccordo tra i film confluiscono e si riallacciano in questo The Avengers, vero e proprio sbocco corale di tutte le vicende lasciate in sospeso dai precedenti film.
 width=The Avengers adotta formule cinematografiche e fumettistiche canoniche, per cui risulta molto familiare sia lo sviluppo di fondo della trama, vero e proprio collage di tòpoi del fumetto supereroistico, che il taglio narrativo comune alle grandi saghe action e fantascientifiche americane nell'alternanza di humor, dramma e azione dal forte senso epico. Eppure il film appare allo stesso tempo come qualcosa di inedito, perché definisce, come nessuno degli innumerevoli titoli ispirati ad un fumetto aveva mai fatto, i canoni del kolossal superoristico oltre il suo valore di trasposizione, come genere cinematografico autonomo. width=Il segreto del piccolo miracolo del regista e sceneggiatore Joss Whedon risiede principalmente nella caratterizzazione vincente dei personaggi e nel bilanciamento perfetto delle varie anime del film, per cui la trama in realtà piuttosto semplice (basata essenzialmente sui leit motiv dell'incontro-scontro tra supereroi e dell'attacco alieno alla Grande Mela) viene arricchita da un citazionismo spinto che pesca a piene mani sia dall'universo Ultimate che da quello classico per costruire un intreccio di sotto-trame che hanno in primo luogo lo scopo di definire i rapporti tra i protagonisti. Se si avverte spesso che l'ago della bilancia pende in favore della centralità del rapporto tra Tony Stark e Steve Rogers, Whedon scongiura il pericolo di uno squilibrio narrativo riuscendo mirabilmente a ritagliare uno spazio per ogni personaggio del gruppo. Il primissimo piano in cui vengono messi Captain America e Iron Man è del resto inevitabile non solo per la fama dei personaggi, ma anche perché il burrascoso rapporto tra queste due personalità agli antipodi e la difficoltà della conquista del loro rispetto reciproco è uno dei capisaldi della storia dell'universo Marvel. Sorprendente l'efficacia con la quale vengono rappresentati Bruce Banner e il suo alter-ego Hulk, sopratutto perché essi riescono a dire molto di più su sè stessi che nelle due pellicole che li ha visti protagonisti e, contemporaneamente, ritagliano ruolo inedito al gigante di giada, veramente distruttivo nei suoi sfoghi di rabbia ma al contempo protagonista della maggior parte di scene humor del film. La Vedova Nera interpretata da Scarlet Joahnson personalmente non mi convince molto, soprattutto per questioni di physique du ru00f4le, ma si inserisce perfettamente nel contesto l'ambiguità con la quale il suo personaggio e quello di Clint Barton sono tratteggiati. Lo Shield e tutti i suoi apparati funzionano come collante dell'intera vicenda, anche grazie ad un Nick Fury che prende corpo grazie al carisma di Samuel Jackson, il quale ha il non facile compito di reggere il confronto con un personaggio storico che ha finito per stravolgere. Infine, se Thor risulta il personaggio meno convincente, suo fratello Loki svolge un ruolo cardine grazie alla superba prova di Tom Hiddleston, che finalmente regala il primo villain carismatico e di spessore della cinematografia Marvel, ed è per questo decisamente vincente la scelta di far reggere interamente sulle sue spalle il peso del ruolo di "cattivo", utilizzando l'esercito alieno semplicemente come carne da cannone.In fin dei conti si può ben dire che il piano di Joss Whedon riguardo i Vendicatori non sia tanto diverso da quello di Loki, ma a differenza di questi egli ha capito fin da subito che il segreto della formula del gruppo è lo stesso delle migliori rockband della storia: il risultato finale deve essere superiore alla somma dei singoli elementi. Alchimia che ci appare evidente soprattutto verso la fine del film, e il fatto che un ensemble sulla carta così kitsch riesca ad assurgere ad un proprio senso cinematografico senza ricorrere all'oscuro realismo di Nolan, è probabilmente già di per sè la dimostrazione che l'ultimo film dei Marvel Studios segna un punto di arrivo e anche di nuovo inizio della storia del genere. L'effettiva influenza di questo successo dei Marvel Studios la potremo misurare solo col tempo, senza dimenticare che un percorso parallelo ma sostanzialmente opposto lo porterà a compimento Nolan con il suo ultimo attesissimo episodio della saga del Cavaliere Oscuro, ma di certo d'ora in poi, che guardi verso le strade e i loro amichevoli eroi di quartiere o viceversa verso il cielo alla ricerca dei guardiani delle galassie più lontane, l'ambizione e le aspettative con le quali si potranno portare avanti film del genere saranno completamente rinnovate. width="

 

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