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Saint

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Negli anni ottanta ero un fan accanito di Dick Maas, il suo L'ascensore" e il successivo " Amsterdamned" (intervallato dalla commedia acida e impertinente "Arrivano i Flodder") sono due capolavori assoluti contrassegnati da un estro registico senza uguali nel panorama europeo. Mi sono quindi avvicinato con molto (troppo) entusiasmo a questo Sint, nuova fatica del regista fiammingo dedicata nientemeno che a Santa Claus. Non a caso proprio dall'Olanda deriva il nome moderno dato a Babbo Natale; con Sinterklaas, infatti, gli olandesi identificavano San Nicola da cui peraltro discende il personaggio natalizio che ben tutti conosciamo. Nei paesi bassi la variante del ciccioso bonaccione dalla barba lunga è una sorta di vescovo che indossa la mitra rossa (il cappellone liturgico), il bastone pastorale e cavalca uno splendido cavallo bianco con cui vola sui tetti per gettare doni nei camini.Maas riprende alla lettera il mito di Sinterklass ma lo trasforma in una sorta di malvagio spretato pervertito che vediamo a inizio film mentre terrorizza un villaggio seicentesco. In questa sorta di flashback, i villici si stancano ben presto delle scorrerie dell'uomo di chiesa e dei suoi pirati, armati quindi di bastoni e forconi mettono a ferro e fuoco il veliero del santo, ancorato sulla baia. L'azione si sposta negli anni sessanta quando un ragazzino, la notte del cinque Dicembre (la stessa in qui fu rosolato il vescovo) esce di casa per dar da mangiare ai maiali, ma quando torna in casa trova la famiglia sterminata e vede in lontananza Sinterklaas che vola sul suo cavallo bianco. Da allora ogni 23 anni il mostruoso Babbo Natale giunge dalla Spagna sui tetti olandesi per rapire i bambini e sterminare intere famiglie. A contrastarlo però ci sarà Goert, il ragazzino orfano divenuto nel frattemmpo un poliziotto psicopatico col terrore dei pacchi natalizi.Nonostante il soggetto sia oltremodo interessante, l'idea di un Santa Claus omicida non è particolarmente innovativa. L'immaginario cinematografico ha sempre giocato col mito di Natale in fregnacce horror dove l'unica cosa divertente era la storpiatura del nome, tipo Santa Claws, Satan Claus, Santa's Slay e compagnia bella. A far la differenza qui è l'impronta folkloristica che lo rende quanto meno istruttivo (per chi non conoscesse le origini del mito natalizio). Per il resto il film oscilla tra l'horror e una sorta di dark comedy che riesce ad essere particolarmente brillante e accusa il colpo a causa di numerosi momenti morti, personaggi scarsamente interessanti, poca azione e uno script che si disperde in troppe sottostorie inutili e fuorvianti. Nel cast ritroviamo il celeberrimo Huub Stapel, attore feticcio di Dick Maas, qui mostruosamente truccato da Niklas e quasi irriconoscibile, un po' come lo stile del regista olandese ormai evidentemente lontano dalle energie artistiche degli anni ottanta."

 

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