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Presagi

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Presagi 3.00 of 5 1 Vote.
Mediaset e Lamberto Bava hanno intrapreso una collaborazione ormai sempre più rara nel nostro smemorato Paese, che sembra aver dimenticato completamente i fasti del passato del cinema di genere italiano. Sei film per la tv dalle tinte gialle e nere, sotto il nome di Sei passi nel giallo, che schierano in campo emozioni che ormai difficilmente riusciamo a vivere dal divano di casa, in quelle sere di temporale che mettono fuori uso la parabola. In realtà Lamberto doveva girare solo il primo film della serie, ma di fatto ha curato già i primi tre e se questo è il risultato, direi che dovrebbe proprio continuare su questa strada! La location di questo terzo capitolo della serie è una Malta assolata e tranquilla, in cui si svolge la vita di Annalisa Dossi, titolare di un rinomato bar, e di sua figlia, la piccola e biondissima Margherita, e in cui si è appena trasferito Harry, ex-profiler dell'FBI sconfitto dalla durezza del suo lavoro. Annalisa ha perso il marito da tre anni, portato via da un cancro fulmineo e ha deciso di non mettere più il proprio dono al servizio degli altri. Un dono che le permette di avere visioni e sensazioni collegate a eventi remoti, sia nello spazio che nel tempo, ma che non l'ha aiutata a salvare il marito.
Facoltà di questo genere però non si controllano e i sogni riprendono a tormentarla: una bambina è in fuga, qualcuno la insegue, per un attimo è un uomo nero, l'attimo dopo è una pantera, c'è terrore nell'aria. Consapevole di ciò che può significare, Annalisa si rivolge alla polizia, ma trova inizialmente incredulità, ilarità... ma anche un certo imbarazzo, perché è appena scomparsa una bambina che corrisponde almeno in parte a quella del sogno. Harry non vorrebbe tornare a collaborare, ma deve farlo suo malgrado, ed è l'unico che prende sul serio il racconto di Annalisa, per lui una storia già vista altre volte dall'altra parte dell'oceano. Ma il caso è intricato, i sogni poco chiari, il colpevole sfuggente e il tempo tiranno: tutto sembra ruotare attorno ad Annalisa e a sua figlia Margherita, ma il puzzle ha bisogno di numerosi pezzi prima di essere completato e mostrare il proprio disegno perverso. In sé la vicenda non è niente di originale e ricorda da vicino la serie Medium, ma la trama è ben orchestrata e il giallo difficilmente si scioglie prima delle ultime scene. La violenza terribile dei sogni contrasta con i dolci lineamenti dell'affascinante Annalisa (Andrea Osvart, l'interprete migliore) e contribuisce a produrre un'atmosfera sospesa, un turbamento aumentato dalla difficoltà a identificare un possibile colpevole. La regia di Bava è perfettamente in sintonia con la necessità di sostenere queste emozioni nello spettatore e raggiunge l'ottimo nelle scene dei sogni, coadiuvata da una fotografia dai contrasti molto forti e inquietanti. Punto debole è la recitazione, buona nel caso di Annalisa, ma a tratti scadente per gli altri attori, soprattutto Harry, che ogni tanto sfoggia un detestabile sorrisetto da orsacchiotto bastonato che istiga solo a dargli altre legnate. A parte questo, un film tv sopra la media (che a dir la verità si confronta con gli sceneggiati da latte alle ginocchia della RAI), che dimostra come anche in Italia si possono fare film di genere per il grande pubblico da salotto, che i risultati artistici (poi di audience si vedrà) possono essere più che buoni grazie al valore di nostri grandi registi, che è possibile confezionare prodotti con tutte le carte in regola anche per il mercato estero, che insomma vale davvero la pena proseguire su questa strada. Naturalmente qui è la Passione che parla... un voce troppo spesso soffocata dalle urla sguaiate del Dio Denaro. "

 

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