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Audition

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
Audition 4.00 of 5 1 Vote.
Ogni volta che si vede un film di Miike si pensa che se un limite esiste sul serio in ambito artistico, beh, Miike deve averlo proprio raggiunto con questa sua ultima pellicola. Salvo poi cambiare idea con la visione della successiva pellicola Miikiana: confine di un nuovo limite che presto verrà valicato da una nuova impresa del giapponese (tra le altre cose, Miike gira anche una decina di film l'anno).
Inferiore, a mio parere, tra i registi giapponesi, solo al geniale e più completo Chan-Wook e all'immenso, sotto il profilo dei contenuti, Kiyoshi Kurosawa, Takashi ci regala una nuova perla. Audition non è un film immediato, almeno nella prima parte: parte lento, come è solito di Takashi si passa da un genere all'altro con un senso di grottesco e spaesamento sempre presenti.Protagonista è un comune uomo di mezza età che, rimasto vedovo, architetta con un suo amico produttore un'audizione per un film fittizio nella speranze di trovare tra le pretendenti la sua futura moglie. La prima parte, lenta sotto un punto di vista strettamente narrativo, non si rivela né lenta né noiosa sotto l'aspetto della visione che è piacevole e rilassata.
Ci immergiamo nella vita quotidiana dell'uomo, nel suo lavoro, nei suoi scambi di battute con il figlio adolescente. Fino ad ora la solitudine, perno principale attorno al quale ruota l'intera vicenda, è solo un vago sentore appena percepibile. Dopo il simpatico siparietto, non molto originale contenutisticamente ma riuscito, dell'audizione vera e propria, non appena entra in scena la protagonista femminile, quel senso di vuoto, di angoscia, di sottile ansia si fa spazio concretamente.Una ragazza indifesa, giovane, quasi diafana, ma che dalla sua prima apparizione imprime un senso di inquietudine fortissimo.Non è un caso, forse, anzi quasi sicuramente non lo è, che il senso opprimente, angosciante di solitudine estrema cominci a farsi spazio nel momento in cui i due protagonisti cominciano ad avvicinarsi. Ognuno penetra tra le fitte maglie della vita dell'altro e l'avvicinamento fisico non fa altro che rendere loro palese la loro reale distanza e inconciliabilità.Poi c'è la scena clou. Terribile, da togliere il sonno (a me l'ha tolto!). Un telefono squilla. Continua a squillare. Una donna (la protagonista) china sul pavimento, spalle alla camera lascia che continui a squillare. In un angolo della camera un sacco. Altri squilli. Il telefono muore. Il sacco comincia a muoversi. Un ghigno sadico sul volto della donna. Da metà in poi il film acquista una dimensione onirica e angosciosa tale da spezzare il fiato. Quella che ci ritroviamo di fronte è una storia d'amore abbastanza comune, eppure...Eppure non tutto è come sembra, anzi tutto è esattamente come sembra, solo che ci rifiutiamo di vederlo...
L'incubo finale è registicamente a livelli stratosferici fino a raggiungere il finale senza scampo, un finale che non lascia prigionieri.
Una solitudine impenetrabile, imposta dall'esterno ma allo stesso tempo cercata dall'interno (ne è la prova il risveglio del protagonista in una delle scene finali nella stanza d'albergo). Due anime che, forse anche amandosi, non riescono a trovare catarsi sufficiente per permettere all'altro di essere parte integrante del proprio essere e lo scacciano, lo rigettano come infetto. Due destini, due vite che non si trovano mai, se non nella morte. Solitudine soffocante che resta l'unica strada percorribile per continuare a vivere ma che, allo stesso tempo, è la strada più dolorosa e crudele che l'uomo possa scegliere di percorrere. La crudele verità che darsi completamente ad un altro non è possibile, che la vicinanza, il calore dell'altro non è altro che un lento logorio che brucia dall'interno.
L'unico amore vero possibile è quello che vive nel ricordo, quello che non risiede nel presente e che diventa tale solo quando si guarda a lui come al passato.In definitiva un ottimo film, con buone musiche e ottime interpretazioni (lei è veramente brava, e vederla in Tokyo Gore Police in vesti completamente diverse è stato un colpo quasi!).
Gli effetti splatter sono ben resi, soprattutto la parte che riguarda il contenuto del sacco, mentre per la parte finale la scelta del non mostrare rende l'efferatezza ancora più tremenda (quel taglio del piede è interminabile).
Tra i difetti è da segnalare, come al solito in Takashi, una commistione di generi che, per quanto funzioni, non sempre viene resa al massimo delle possibilità (come succede, invece, nei film di Chan-Wook).Da vedere assolutamente!"

 

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