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Dark Country

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Dark Country 2.00 of 5 1 Vote.
Dick e Gina: un matrimonio lampo a Las Vegas e una corsa attraverso il Nevada verso un futuro di speranza. Ma. Ma nella notte color inchiostro del deserto, spazio e tempo non si comportano come dovrebbero e la luna di miele diventa un incubo senza uscita. Non faceva ben sperare questo esordio alla regia di Thomas Jane, protagonista di quel meraviglioso trauma emotivo che fu The Mist. Annunciato come un film in 3D, in America è stato distribuito solo in DVD (segno che gli Studios non credono che la pellicola possa affrontare il grande schermo) e le recensioni sull'IMDb sono tutt'al più tiepide. In realtà, è un film curioso. La storia surreale e di non facile interpretazione può apparire confusa o già sentita, la recitazione (in particolare di Jane, anche protagonista) è qua e là stonata, i dialoghi non sono granché, alcune scelte di regia sono condotte con mano pesante e il ritmo del primo tempo è affaticato, ma il film riesce in pieno nel creare un'atmosfera di solitudine e alienazione. Raro esempio di horror senza una minaccia esterna, The Dark Country genera tensione aumentando lentamente la sensazione di smarrimento dei protagonisti e dello spettatore, un'inquietudine che riesce ad essere più forte dei suoi difetti. Il deserto, un immenso oceano di tenebra illuminato solo dai fari dell'auto di Dick, è ciò che veramente fa paura, un territorio piatto e noioso alla luce del Sole, ma improvvisamente alieno e ostile non appena scende la notte. Interessante è, qua e là, lo stile visivo: con prestiti massicci dalla grafica dei fumetti, iniezioni surreali, retroproiezioni da cinema del tempo che fu, qualche parentesi gore e un visibile sforzo di confondere i parametri spazio-temporali (ero convinto che il film fosse ambientato negli anni '50, finché non è squillato il primo cellulare). Se inizialmente è una scelta che può infastidire, potendo essere fraintesa per un'imitazione del più riuscito Sin City, con il procedere del film risulta pienamente giustificata dalla narrazione – o dalle possibili interpretazioni che le si possono dare. C'è una piccola parte per il sempre gradito Ron Pearlman, l'ultima delle facce che vorresti incontrare quando sei solo, di notte e in mezzo al deserto.
In conclusione, il film vale una visione – e a seguire un'oretta di riflessione, per ricostruire il puzzle della trama. E' un'opera prima sincera negli intenti che, se non da le gratificazioni di un capolavoro, può soddisfare la curiosità di chi cerca un film diverso dal solito. "

 

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