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Silent Hill [1]

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
Silent Hill [1] 4.00 of 5 1 Vote.

“Casa...Silent Hill! Silent Hill!”. E’ questo il grido di aiuto che tormenta le notti di Sharon, una bambina di 9 anni affetta da una presunta forma di sonnambulismo. All’ennesimo attacco che le risulta per poco fatale, Rose decide di rifiutare le convenzionali cure mediche e di condurre sua figlia nella città che è ormai diventata la sua ossessione. Alle porte di Silent Hill però, la donna per seminare un poliziotto fin troppo sospettoso perde il controllo della sua auto, svenendo. Riaprendo gli occhi si scoprirà sola in una città fantasma e alla ricerca disperata della bambina, sparita senza alcuna traccia.

La prima parola che mi venne in mente quando il film era ancora in stato di lavorazione fu “cautela”. Difatti Silent Hill non è solo una pellicola tratta da una brillante intuizione del sig. Gans, bensì trae la sua ispirazione dalla celebre saga di videogiochi della Konami, un survival horror in terza persona venuto alla luce con il primo episodio nel 1999. La diffidenza iniziale sorse dalle cocenti delusioni arrecatemi da prodotti quali furono ad esempio Resident Evil, altro capolavoro videoludico (sebbene di carattere totalmente diverso) portato sul grande schermo sottoforma di patetica accozzaglia di mostriciattoli ed eventi più o meno assemblati tra loro in maniera caotica e banale.

Ma qui invece ci troviamo di fronte alla trasposizione della vera essenza di Silent Hill: l’atmosfera, che il regista sa cogliere e trasmettere in ogni sequenza della pellicola.

La trama si sviluppa in una ricerca incessante della protagonista di sua figlia, tramite una serie di indizi lasciati non a caso da una bambina somigliante in tutto e per tutto a Sharon, che nel corso del film si capirà essere la chiave per il premio finale: la verità.

Per tutta la durata del film corrono in parallelo due realtà vicine ma distinte tra loro. Quella della Silent Hill reale, abbandonata e invecchiata dopo l’incendio che 40 anni prima la devastò, dove ora si trova anche Chris, compagno di Rose e padre adottivo di Sharon, intento nella disperata ricerca di moglie e figlia, e dall’altro lato la Silent Hill di un tempo perduto, inghiottita nell’incubo di una bambina che ha vissuto atrocità inimmaginabili, luogo sospeso in istanti non più reali, le cui porte solo il demonio ha il potere di aprire.

Quando il normale scorrere del tempo viene interrotto dall’orrore annunciato dal suono di un’inquietante sirena, l’incubo prende forma: i muri si spogliano dell’intonaco trasudando marciume, resti in putrefazione, una peste che intacca le superfici e la stessa aria che diventa quasi irrespirabile. Esseri immondi dalle membra grottesche lambiscono le pareti, gridando come pazzi all’incedere dalla creatura maggiormente in risalto in questo orrore, una sorta di giustiziere mostruoso con un enorme piramide metallica sulla testa e un coltello gigante che brandisce per dilaniare le sue vittime. Dopo attimi di terrore dove la protagonista pare perdere il senno, la città fuoriesce magicamente dalla sua fase oscura, riportandosi allo stato iniziale, e qui va un encomio speciale alla fotografia che riveste senza dubbio un ruolo di spicco all’interno del film per qualità visiva e originalità.

E’ proprio questo orrore la vera trovata del film, per una volta abbiamo una trasposizione fisica di una condizione psicologica che si trova a vivere un essere umano, o meglio, un bambino.

Basilare è quindi la doppia figura, interpretata egregiamente dalla piccola coprotagonista, una Sharon indifesa con intatto il candore tipico di ogni bambino contrapposta ad una bimba nata come incarnazione del male, o meglio, una trasposizione fisica di una disperazione interiore nata da violenza e terrore, condizione che troverà poi i suoi reali artefici. La trama, che si snoda poco per volta, coinvolgendo lo spettatore senza mai creare momenti di noia, non lascia nulla di inspiegato o al caso, è una storia sviluppata con un perfetto senso logico che trova il suo culmine nel finale, dove viene svelata sia la vera natura di questa città perennemente bagnata da piogge di cenere sia la sconvolgente origine della piccola Sharon.

Al regista va il merito di aver saputo ricreare, tramite la colonna sonora e le ambientazioni, la vera atmosfera di Silent Hill, pregna di malinconia, ansia e inquietudine, rifiutando un banale tentativo di emulare un prodotto nato in origine per un pubblico differente da quello cinematografico, e pertanto destinato ad un diverso utilizzo.

La fusione perfetta tra l’atmosfera, che è il cardine portante di questo racconto, e la trama, rielaborata con intelligenza per ovvie esigenze narrative, non può che attribuire un voto decisamente positivo a questo prodotto e invogliare inoltre il pubblico ad avvicinarsi a quello che fu ed è, nel suo genere, uno dei prodotti più scioccanti in campo videoludico.

 

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