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The Fog

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The Fog 4.00 of 5 1 Vote.
Un lento movimento della macchina da presa da sinistra verso destra; una carrellata che ci porta dentro il terribile mondo di una storia di fantasmi; un orologio da taschino che sospeso in aria ciondola da un lato all'altro; il primo piano di un vecchio marinaio che blocca l'orologio è dice: Sono le undici e cinquantacinque ... fra poco sarà mezzanotte ... c'è ancora un po' di tempo per raccontare un'altra storia. Una carrellata sui ragazzini che ascoltano la storia intorno al fuoco. Ancora un primo piano del vecchio marinaio. Un lento movimento di gru ci porta verso l'alto, e in un attimo ci troviamo di fronte la panoramica della spiaggia di San Antonio Bay.Questo è l'incipit con cui Carpenter ci porta dentro al mondo di una piccola cittadina della California che ben presto sarà sconvolta dalla vendetta dei fantasmi di vecchi marinai. Fin dall'inizio notiamo la passione di Carpenter per quel mondo rappresentato dalla letteratura gotica che va da Walpole con il suo Castello di Otranto allo stile di E. A. Poe (non a caso il soggetto è di chiara ispirazione ai racconti di Poe soprattutto per l'ambientazione in puro stile gotico, ma anche per la psicologia con cui l'horror è affrontato attraverso paure inconsce e nascoste all'uomo, come sono i fantasmi nel film che escono dalla nebbia quasi senza una vera visibilità), ma anche alla figura del marinaio che tanto ricorda i versi di Coleridge nel suo Rime di un vecchio marinaio - The rime of the ancient mariner che fa quasi da narratore assoluto alla storia che di lì a poco ci renderà protagonisti in prima persona.Tutto il film è intessuto di lente carrellate che portano allo spettatore la visione di luoghi classici della middle class americana in cui nulla di malvagio potrebbe mai accadere, posti in cui regna sovrana la tranquillità, in cui tutti hanno il loro lavoro e i loro svaghi, un mondo perfetto nel cui substrato si nasconde il terribile segreto del diario di Padre Malone. Carpenter vuole rappresentare proprio questo: in un mondo apparentemente così tranquillo e semplice un evento inaspettato può portare caos e morte. Il regista ci aveva già portato in questo mondo con il suo precedente capolavoro che era stato Halloween: La notte delle streghe, dove una piccola cittadina è sconvolta dal ritorno di un mostro pronto a completare l'opera iniziata circa quindici anni prima. Anche lì come in The Fog Carpenter preferisce togliere la visione totale del mostro per suscitare paura nello spettatore con la sola presenza non dichiarata. I fantasmi presenti nel film in questione sono dappertutto e da nessuna parte; sono presenti ovunque ma anche assenti nei momenti in cui forse dovrebbero trovarsi; potrebbe essere questa l'unica pecca del film che omette in alcune sequenze classiche dell'horror la presenza fisica e totale degli spettri. In fondo questi fantasmi sono un po' come gli zombi di G. Romero, con l'unica eccezione che mentre ne La Notte dei Morti Viventi questi esseri sono ben visibili dall'inizio, nel film di Carpenter abbiamo quest'onore solo nel finale. Il compito di togliere la visione totale della presenza degli spettri è una sfida per Carpenter che riesce ad incutere paura con l'uso semplice ma deciso e appropriato di suoni e musica (da lui composta) nel momento giusto con scricchiolii, vento, rumori di porte, passi in avvicinamento che dichiarano e anticipano la presenza negativa.Altrettanto importante è il ruolo giocato dalle panoramiche che ci mostrano il lento avvicinarsi della nebbia, il suo penetrare nella città con grazia e delicatezza, ma che porta con sè anche la sua violenza e vendetta. I larghi spazi ripresi da Carpenter rappresentano la voglia di scappare, di trovarsi in un altrove in cui la nebbia non possa arrivare. Qui possiamo trovare ancora un'analogia con il film di Romero sopra citato. Se ne La Notte dei Morti Viventi i luoghi chiusi rappresentavano una sicurezza alla vita dei protagonisti, nel film di Carpenter il luogo chiuso rappresenta morte certa. La giovane radiocronista Stevie (Adriennne Barbeau) attraverso la sua trasmissione radio allerta gli abitanti di scappare prima che la nebbia li raggiunga.Stevie diventa in questo modo la vera narratrice e guida del film, perché è tramite lei che lo spettatore riesce a spostarsi da un luogo all'altro e ad assistere alle varie vicende. Un occhio vigile e assoluto sul destino della piccola città.Come in ogni film di Carpenter troviamo numerosi riferimenti ad altri film e registi che l'hanno formato, dallo stile western convulso e frenetico alla H. Hawks, alle magistrali panoramiche della città che tanto ricordano A. Hitchcock in Gli Uccelli. In riferimento ad Hitchcock e alle sue piccole parti come attore nei suoi film, non poteva mancare la presenza di Carpenter in una delle sequenze d'apertura sotto le vesti del sacrestano della piccola chiesetta di San Antonio Bay. Altri riferimenti al cinema sono denunciati dalla presenza nello stesso film di Janet Leigh (Marion in Psycho) e sua figlia Jamie Lee Curtis al secondo film con Carpenter dopo Halloween: La notte delle streghe, quasi a rappresentare un piccolo pezzo di storia del cinema passato e presente.Un ruolo importante è rivestito dalla magistrale fotografia di Dean Cundey che rende tutto il film un incubo ad occhi aperti. Significative sono le sequenze in cui è ripresa la nebbia che avanza verso la città, con un colore brillante e compatto; le sequenze all'interno della città con gli spazi urbani messi in oscurità per dare slancio e lucentezza alla nebbia.Significativo il ruolo del montaggio che con vari stacchi riesce a moltiplicare la presenza degli spettri sullo schermo nonostante gli attori incaricati nelle parti fossero in misura minore rispetto a quelli che si possono vedere in scena.Perfetta la recitazione di Adrienne Barbeau che indossa la veste di eroina e vera narratrice dell'intero film; con questo Carpenter approfondisce il suo discorso sull'importanza della figura femminile forte all'interno dei suoi film (basta vedere il personaggio di J. L. Curtis in Halloween - La notte delle streghe capace di battere da sola il mostro Myers a differenza del commissario, oppure la figura femminile della macchina in "Christine - La macchina infernale capace di sottomettere con il suo potere malefico il giovane Arnie).Il finale del film è magistrale. Il regista decide di togliere la visione dell'ultimo atto per rafforzare il suo concetto di "visione in rapporto all'orrore". Negare la visione totale della morte e lasciare all'immaginazione dello spettatore il vero finale.Che dire: un film a basso costo ben riuscito, girato in formato "anamorfico" proprio per distaccarsi dallo stile low- budget. Dopo un primo montaggio iniziale, la pellicola risultò troppo corta per il minimo di ottanta minuti richiesto dalle case di distribuzione e Carpenter decise di aggiungere un semplice prologo iniziale in cui un vecchio marinaio raccontava una storia di fantasmi a dei ragazzini seduti intorno al fuoco; altro che semplice prologo. L'atmosfera cupa per entrare nel mondo degli spettri è dichiarata fin dall'inizio e in questo mondo Carpenter ne è il vero narratore."

 

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