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Color Me Blood Red

Rating: 3.00/5 (1 Vote)
Color Me Blood Red 3.00 of 5 1 Vote.
Terzo e ultimo capitolo della trilogia di sangue della premiata ditta formata dal padre del genere splatter Herschell Gordon Lewis e dal produttore David Friedman, iniziata nel 1963 con Blood Feast e proseguita l'anno successivo con Two Thousand Maniacs!, Color Me Blood Red è anche l'ultima pellicola girata insieme dai due eccentrici autori prima dell'improvvisa separazione, consumata per motivi economici e per insanabili divergenze riguardo al destino dell'exploitation.Adam Sorg è un pittore profondamente tormentato, dalla critica quanto dai demoni interiori. Alle sue opere manca quel non so che perché divengano veri capolavori. Quando Adam scopre che il tono di rosso dato dal sangue umano è il quid tanto cercato, dannato dal sacro fuoco dell'arte, fa di tutto pur di procurarsi il prezioso fluido corporeo, perdendosi per sempre in un'inarrestabile spirale di violenza omicida. Il film riprende La Piccola Bottega degli Orrori e Un Secchio di Sangue del grande Corman, preferendo, rispetto a quest'ultimo, la pittura alla scultura quale forma artistica prediletta e astuto pretesto per dare agli spettatori il consueto e irrinunciabile repertorio fatto di splatter e donne poco vestite, di Eros e Thanatos un tanto al chilo per tutti. Se in Blood Feast e in Two Thousand Maniacs! erano ironia e grottesco a scandire, in qualche modo, i deliri dell'invasato ristoratore Fuad Ramses e le follie del cinico sindaco Backman, in Color Me Blood Red c'è spazio per far emergere nel protagonista Adam Sorg una disperata vena malinconica, ben incarnata nei tratti dell'attore Gordon Oas-Heim.Proposto al pubblico nel 1965, quando il felice sodalizio artistico Lewis-Friedman si era già infranto, il film arrivò nelle sale con ritardo, vittima di problemi finanziari sorti tra la produzione e le banche dopo l'abbandono dell'impresa da parte del socio Stanford Kohlberg. Più volte disconosciuto dal regista, che non ne curò la post-produzione, opera del solo Friedman, fu il capitolo della trilogia meno fortunato al botteghino nonostante la sua uscita fosse stata anticipata da un trailer davvero accattivante, in cui si mostrava senza imbarazzo l'esperienza visiva di cui avrebbe goduto lo spettatore accompagnando le immagini con una frase, reiterata all'infinito, che ripeteva ossessivamente:It's only a movie!. La stessa frase utilizzata, pochi anni dopo, dal giovane esordiente Wes Craven nelle locandine della sua convincente opera prima L'Ultima Casa a Sinistra. Questo ed altro per The GoreFather."

 

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