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Metropolis

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Metropolis 5.00 of 5 1 Vote.
Leggenda vuole che Fritz Lang rimase talmente abbagliato dallo skyline notturno di New York da trarne ispirazione per realizzare Metropolis, ovvero il suo capolavoro assoluto, un'opera che, dopo oltre ottant'anni dalla sua realizzazione non ha perso un briciolo del suo smagliante fulgore e della sua freschezza narrativa. Difficile rimanere insensibili di fronte a quella che non è solo uno dei primissimi film di fantascienza della storia umana, ma una vera e propria opera d'arte monumentale dove furono investiti budget colossali che portarono al fallimento la UFA, casa di produzione che fu poi acquistata e utilizzata come strumento propagandistico del nazismo. Del resto Metropolis resta uno dei film preferiti di Adolf Hitler, sarà per il contenuto decisamente classista che vede gli operai come arti inferiori di un unico grande corpo incapace di sopravvivere senza la mente del padrone, sarà per le numerose sequenze catastrofiche o per le monumentali scenografie che anticipano di poco l'architettura del Terzo Reich, fatto sta che anche il regista, anni dopo, si pentì della realizzazione stessa del film, bollandolo come opera reazionaria pregna di un messaggio totalmente sbagliato. Paradossalmente anche alla sua uscita Metropolis fu subissato da innumerevoli critiche, arrivando persino ad essere definito noioso dal grande scrittore di fantascienza H.G. Wells.
Ovviamente nessuno aveva previsto che questa pellicola un giorno sarebbe stata la matrice di straordinari capolavori del cinema fantascientifico (tipo un certo Blade Runner o la serie di Guerre Stellari).
Metropolis non è semplicemente un film ma vive la sua essenza come un'opera lirica, a tratti ispirata alla letteratura gotica ed arricchita di simbolismi e riferimenti religiosi come la splendida rielaborazione della parabola sulla Torre di Babele o la rappresentazione macabra dei sette vizi capitali ma sopratutto esemplificata nella discesa agli inferni di Freder, figlio del ricco Fredersen, potente padrone di Metropolis, il quale, partendo da un metaforico giardino (l'Eden) dove lo si vede, nelle sequenze iniziali, giocare con una ragazza a nascondino, resta all'improvviso abbagliato dalla visione di Maria mentre fa da guida a una scolaresca di figli d'operai. Il giovane, novello Orfeo, prenderà coscienza di cosa muove i giganteschi ingranaggi della città: operai ridotti a zombie, costretti a orari massacranti e a lavori umilianti come lo spostare enormi lancette di un orologio per accendere lampadine. Nel sottosuolo Freder rivedrà Maria, intenta coi suoi discorsi a pacificare gli operai, giustamente stufi di vivere in condizioni disperate e prossimi alla rivolta. Il giovane si innamora della donna e sposa la sua causa ma il padre, anzichè dargli ascolto, progetta con lo scienziato Rotwang la sostituzione di Maria con un androide dotato delle sue sembianze, con il compito di diffondere zizzania tra gli operai.
A questo punto è necessaria una menzione per la splendida recitazione di Brigitte Helm, capace di esprimersi in due personalità distinte attraverso la mimica del volto. Intenso anche il personaggio di Rotwang, prototipo del cyber cattivo con la sua mano meccanica e lo sguardo da psicopatico con cui insegue la protagonista attraverso anfratti e gallerie oscure.
Metropolis, in ogni caso, rappresenta un esempio di come il cinema ai suoi albori fosse già in grado di sperimentare nuove soluzioni visive in grado di illudere lo spettatore attraverso l'obiettivo, si deve infatti al raffinato Effetto Schu00fcfftan, un complesso gioco ad incastro tra scenografie dipinte e specchi inclinati a 45°, se gli attori possono interagire con i maestosi sfondi della città futuristica.
Negli anni '80 fu tentato, attraverso una discutibile operazione di marketing, di riattualizzare Metropolis colorando in modo osceno i fotogrammi e inserendo l'elettropop del pur bravo Giorgio Moroder come colonna sonora. L'operazione ovviamente si rivelò un fiasco completo, buona soltanto per snocciolare una serie di video musicali legati ai brani di Moroder da trasmettere sull'allora gettonatissima Videomusic. Dimenticate quindi quella versione e andate a recuperare lo splendido bianco e nero di un'opera che non smette mai di emozionare, forse oggi più di quando uscì, per la prima volta al cinema.
Curiosità: Nel 2008, presso il Museo del Cine di Buenos Aires è stata rinvenuta una copia integrale di Metropolis contenente mezz'ora circa di metraggio in più, la copia, realizzata in 16mm, fu proiettata solo in Germania, in quanto, l'accorciamento ed i tagli della pellicola sono da attribuirsi al successivo intervento della distribuzione americana. In base a questo eccezionale ritrovamento, oggi conservato dalla Fondazione Friedrich Wilhelm Murnau, si è potuto stabilire finalmente la lunghezza definitiva di Metropolis che raggiunge così le 3 ore di durata contro la versione più lunga fino ad oggi conosciuta, ovvero quella di 145 minuti conservata presso la Cineteca di Monaco."

 

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