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Il Lago di Satana

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Michael Reeves amava il cinema e sognava di diventare bravo come il regista Don Siegel (direttore di molte serie Tv tra cui alcuni episodi cult di The Twilight Zone). Tra il 1964 ed il 1968 Reeves diresse quattro film. L'ultima di queste pellicole, Il Grande Inquisitore (Witchfinder General del 1968 con Vincent Price), è uno dei capolavori horror/gotici degli anni '60 e non solo.Pensate che a soli venticinque anni aveva già diretto illustri personaggi quali Vincent Price, Barbara Steele, Boris Karloff e Christopher Lee.Londra, 11 febbraio 1969, Michael muore a soli ventisei anni. Le modalità dell'accaduto non sono importanti. Suicidio? Forse, ma non ha rilevanza. Michael Reeves non sarà mai uno dei tanti personaggi maledetti del mondo del cinema, era soltanto un grandissimo regista, morto troppo presto a causa di un sogno che col passare del tempo si stava trasformando in un incubo che non lo lasciava più dormire.Non è mai stato una promessa del cinema. Non poteva esserlo in quanto negli anni sessanta non c'era tempo per promettere alcunchè. Bisognava essere rapidi e spendere poco, soprattutto nel genere horror. Roger Corman aveva già abbondantemente fatto scuola con il suo modo di lavorare.
Fu promosso sul campo, da direttore della seconda unità a regista del film Il Castello dei Morti Vivi (1964 girato in Italia), quando il regista originale Warren Kiefer s'ammalò gravemente. Spendere poco e girare rapidamente fu ovviamente anche il motto del produttore - Paul Maslansky - che decise di far concludere al giovanissimo Reeves le ultime parti del film. Per chi ha visto il film: le scene girate nel Parco dei Mostri di Bomarzo sono state dirette proprio da lui, anche se non è stato accreditato ufficialmente al termine delle riprese. Maslansky era una vecchia volpe ed intuì immediatamente le capacità artistiche di quel giovane che stava realizzando il sogno di vivere il cinema da protagonista. Un anno dopo iniziano le riprese de Il Lago di Satana (titolo originale La sorella di Satana) ed il duo Maslansky-Reeves si riunisce.Questo film non è un capolavoro, è solo il primo passo della fulminante carriera di un grande direttore che all'epoca delle riprese aveva appena compiuto ventuno anni! Un'opera che lascia trasparire le attitudini del suo imberbe regista, pur con tutti i suoi limiti dovuti principalmente ad un budget che definire irrisorio è un eufemismo. L'icona gotica Barbara Steele, protagonista femminile del film nel ruolo di Veronica, si dice che fosse stata pagata per girare tutte le sue scene in diciotto ore. Più credibile è invece la tesi secondo la quale abbia girato le sue parti in tre o quattro giorni. Questo per far capire il tipo di produzione che sosteneva la pellicola, anch'essa girata in Italia. Sulla storia in se non c'è molto da dire. Si narrano le vicende di una strega brutalmente uccisa in un villaggio della Transilvania del XVIII sec. che dopo duecento anni ritorna per vendicarsi. Lo strumento con cui viene torturata nelle primissime scene è originale e terrificante.
Per il resto niente di più scontato, se non fosse per il fatto che Reeves, nel doppio ruolo di regista e sceneggiatore, arricchisce la storia mettendo alla berlina il comunismo. Tutte le ben realizzate fasi horror riguardano sempre la malvagia e bruttissima strega Vardella, che all'inizio viene massacrata perché ha ucciso un bambino. Ma a prendere il sopravvento sono sempre le scene comico-grottesche che ghermiscono la politica della vecchia Unione Sovietica e dei suoi stati satellite, come la Romania dov'è ambientato Il Lago di Satana. Tra le decine di battute e scene sarcastiche sul comunismo ne cito solo un paio: la strega dopo aver massacrato una delle sue vittime con una falce lancia l'attrezzo il quale va a cadere proprio su un martello, formando il classico simbolo della bandiera della defunta U.R.S.S.; il camionista - interpretato da Ennio Antonelli, fantastico ed indimenticabile caratterista del cinema di genere italiano - arrestato dopo una serie di peripezie rischia due anni di galera solo per aver investito una ... gallina del Popolo.Fa simpatia l'inquadratura dell'hotel, location di diverse scene del film, che dovrebbe essere transilvano ma che tradisce tutta la sua italianità mostrando in bella evidenza la scritta Ristorante.Più che discrete le interpretazioni dell'esiguo cast in cui spicca la classica fredda bellezza della Steele. In alcune scene l'attrice inglese porta uno strano cappello dalla foggia maschile, copricapo di moda nell'Inghilterra degli anni '60. Un inquietante Mel Welles (La figlia di Frankenstein) veste i panni di Ladislav Groper, gestore dell'hotel. All'apparenza devoto compagno ligio ai dettami del partito comunista (inoltra domanda al partito per poter cambiare i parati del logoro hotel), ma che in realtà non è altro che un viscido pervertito a cui non importa nulla del marxismo.Un film che ha in gestazione quelli che poi saranno i temi sociali che andrà ad affrontare Reeves nei suoi successivi film, soprattutto nel suo testamento cinematografico Il Grande Inquisitore. Scelta coraggiosa in quanto, soprattutto nel cinema degli anni u201850-'60, i temi sociali non dovevano mischiarsi con il cinema di genere che allora più che mai era considerato puro svago.Visione più che consigliata.Nota: per approfondire l'argomento consiglio la lettura del volume The Remarkable Michael Reeves: His Short and Tragic Life (Paperback) di John B. Murray. Al momento non ci sono edizioni in italiano del testo."

 

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