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The Toxic Avenger Part III: The Last Temptation of Toxie

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
The Toxic Avenger Part III: The Last Temptation of Toxie 2.00 of 5 1 Vote.
A Tromaville è tornata la pace. Toxie conduce una vita fastidiosamente ordinaria e tranquilla, che mal si addice alla sua tempra bellicosa, come a suo tempo dimostrato dal secondo capitolo della serie. Torna in scena l'Apocalypse Inc., in cerca di vendetta dopo lo smacco subito nella precedente pellicola. Il boss dell'infame società offre a Toxie un impiego che permetterà al nostro di racimolare la somma necessaria per una complessa operazione chirurgica, che potrebbe restituire la vista all'amata Claire. Il Vendicatore cade nella trappola e la multinazionale torna in possesso di Tromaville. Quando il nostro eroe si accorgerà del raggiro, la cittadina del New Jersey sarà teatro di un titanico scontro di cui sarebbe un peccato rivelare di più.

Strano oggetto questo Toxic Avenger Part III. Ultimate le riprese di Part II, quella vecchia volpe di Lloyd Kaufman si accorse solo in fase di montaggio di aver sforato alla grande il metraggio previsto in origine. Decise però di non eliminare le parti in eccesso ma di ricavarne un film a sé stante, di realizzare insomma due film al prezzo di uno. Recupera le sequenze di scarto raffazzonandole alla bell'e meglio, ci appiccica un prologo ed un epilogo girati ex novo, qualche scena di raccordo e una voce fuori campo, ed ecco che, con poco sforzo e pochissimi soldi, ottiene due opere nuove ed inedite, ideali per placare la fame di tutti quei fans che da tempo reclamavano a gran voce un seguito alle avventure dell'eroe tossico.
Così nasce Last Tempation of Toxie, con tutti i limiti e i difetti del caso. La pellicola in effetti risente non poco di condizioni produttive tanto improvvisate. L'assenza di una sceneggiatura vera e propria fà sì che il ritmo non regga la durata, crollando miseramente trascorsi neanche dieci minuti. Eppure il film si apre ottimamente, con una scena introdduttiva che lascia solo ben sperare, in cui non mancano litri di sangue, ironia, azione e autocitazioni a profusione: insomma, tutto ciò che è lecito attendersi da una produzione targata Troma.

Quando il racconto prende inevitabilmente il via, iniziano i dolori: l'accumulo di sequenze riciclate fà precipitare l'attenzione, l'intera parte centrale è composta da materiale raccattato tra gli scarti del secondo episodio, di cui questo sequel pare una copia sbiadita. La furbata di Kaufman è troppo evidente, e se da un lato un tale livello di sfacciataggine può far sorridere, dall'altro finisce per indisporre lo spettatore fedele nei confronti di una visione già di per sé faticosa e poco agevole. La trama, per forza di cose, è noiosamente identica a quella del film precedente; non una vera storia ma un'insipida favoletta para-ecologista a dir poco pretestuosa, spiacevole attentato alla pazienza di chi guarda.
La svolta giunge solo a mezz'ora dai titoli di coda, quando l'autore mette in piedi un finale del tutto delirante, sconclusionato al punto da risultare divertente. Tutta la parte conclusiva non ha nulla a che vedere col resto del film e si integra malissimo nel contesto della vicenda. Ciò non esclude il divertimento, a maggior ragione dopo un'ora abbondante all'insegna della noia più mortale. In un clima tanto stagnante, questo finale improvvisato – assurdo finché si vuole – si presenta come una ventata d'aria fresca. Non basterà a salvare il film, ma almeno evita di farlo odiare del tutto.

La pellicola manca di unità, e la parte più lunga, quella centrale, è al contempo la peggiore. Tutto il gore si esaurisce nei primi dieci minuti, e di sesso neanche a parlarne. Poche scorrettezze e qualche (rara) buona trovata strappano un timido sorriso. A fine visione si rimane delusi, e parecchio. Per fare pace con il Lloyd Kaufman che siamo abituati a conoscere occorrerà attendere il quarto capitolo della saga. Per questa volta non rimane che accontentarsi dell'ottimo incipit, in cui una banda di rapinatori – che portano il nome dei più potenti Studios americani – assalta un piccolo videostore (dove campeggiano locandine di classici Troma: da Redneck Zombies a Surf Nazist Must Die). In nome dei bei vecchi tempi Toxie farà giustizia con violenza, ribadendo metaforicamente il proprio spirito indipendente. Uno spirito ancora vivo ma che non si esprime bene quanto potrebbe, un pò per scarsità di fondi e un pò – temo – per eccesso di pigrizia e approssimazione."

 

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