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Alien vs Predator

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Alien vs Predator 1.00 of 5 1 Vote.
In Antartide, fra le profondità dei ghiacci, si nasconde un struttura che potrebbe svelare i misteri dell'umanità: una piramide. Una spedizione variegata, composta da archeologi e scienziati, intraprende un viaggio nelle viscere della Terra sperando di portare alla luce la scoperta del secolo. Ad attenderli le due specie più spaventose dell'universo conosciuto: Aliens e Predators. L'idea iniziale, a mio avviso, è veramente interessante, poichè suggerisce allo spettatore che gli enormi edifici delle antichità, le piramidi (nonostante la parola sia greca è probabile derivi dal termine egizio per-em-us, letteralmente ciò che va in alto), siano state costruite o almeno concepite, come basi di atterraggio per i predators, giunti sul nostro pianeta allo scopo di allevare gli aliens per poterli in seguito cacciare.La piramide nel sottofondo antartideo ha proprietà singolari, infatti, la costruzione, sembra appartenere alla somma di più civiltà conosciute come quella Babilonese, Egizia o Maya, indicando un rimando al passato dissimile da come la storia ci insegna (questo potrebbe avere un effettivo riscontro se, ad esempio, ci informiamo sulle cronache sumere riguardo alla nascita dell'umanità, sul motivo per cui vennero costruiti gli Ziqqurat, le prime vere piramidi, in sumero queste costruzioni venivano chiamate ETEMENANKI, e cioè Fondanzione del cielo e della terra).Il film, non perfetto, tenta di rinverdire due delle serie fanta-horror più affascinanti, che rischiavano di offuscarsi nel tentativo (sempre dignitoso comunque, vedi Alien 3, 4 e Predator 2), di raccontare qualcosa di nuovo sull'universo Alien/Predator. Non voglio esprimermi sull'aspetto tecnico, non essendo un addetto ai lavori, ma di quello che la pellicola è riuscita a trasmettermi. La sensazione di immergersi in qualcosa di nuovo ed originale è concreta, ma anche l'impressione di abitare territori già percossi, di ritrovarsi, insomma, finalmente in un nuovo capitolo dell'orrore che tanto ci ha accompagnato nelle visioni passate. I due contatti con le pellicole precedenti sono basati sulla partecipazione di Lance Henriksen, ovvero il Bishop che nel futuro farà da modello all'androide costruito dalla società Weyland-Yutani, e la visione, in una delle scene finali di Predator 2, in cui si vede nella caverna dove si nasconde il predatore, il teschio di un soggetto appartenente alla specie aliena.Il film scorre in fretta, tanto da far pensare che 90 minuti scarsi siano effettivamente troppo pochi per un lungometraggio di questa portata, di conseguenza si nota una certa perdita dei dettagli a scapito della sceneggiatura che poteva essere più curata. Nel complesso, comunque, questo primo AvP è buono e lo consiglio a tutti quelli che hanno amato le due serie. Un evidente difetto è riscontrabile, almeno per me, dalla presenza di Raoul Bova fra gli interpreti."

 

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