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Diary of The Dead: Le Cronache dei Morti Viventi

Rating: 3.00/5 (1 Vote)
Diary of The Dead: Le Cronache dei Morti Viventi 3.00 of 5 1 Vote.
Si è fatto attendere parecchio questo quinto film di George A. Romero improntato sulla tematica zombi. E' bene chiarire fin da subito che non fa parte della quadrilogia chiusasi, per ora, con La Terra Dei Morti Viventi nel 2005. Diary Of The Dead non ottiene lo stesso budget del precedente lavoro e con la Grunwald Production, in collaborazione con Romero stesso, più un piccolo gruppo di finanziatori, il regista padre dello zombi in accezione moderna riesce a racimolare il budget per creare un film che da questo punto di vista appare più che dignitoso, non sembrando praticamente mai un low budget. Sono stati spesi circa due milioni di dollari per creare quest'opera. Il Diario Dei Morti, come probabilmente chiameranno l'opera quando verrà distribuita in qualche circuito italiano, è un film dentro il film, nel senso che noi vediamo le riprese che ha effettuato uno studente con la sua telecamera all'avvento dell'epidemia. Seguiamo lui e i suoi amici che dopo essere stati investiti da eventi nuovi e senza precedenti devono abbandonare il loro progetto che consisteva nel girare un piccolo film horror, mettendosi in moto per tornare verso le loro case. Il giovane possessore della telecamera, interpretato da Joshua Close, riprenderà ogni cosa, montando il filmato giorno per giorno: a noi spetterà assistere al risultato finale. Il documentario, così lo potremo definire, si chiama To Death Of Death, a film by Jason Creed. Ci troviamo di fronte quindi a un'opera girata apparentemente con la camera a mano in stile Blair Witch Project et similia, sebbene grazie all'escamotage del montaggio annunciato non dobbiamo assistere a bruschi cambi di inquadratura e a stacchi da mal di mare. Gli effetti speciali sono ottimi, perfetti, non ci si stupisce quindi durante i titoli di coda nell'apprendere che chi se ne è occupato è niente meno che Greg Nicotero, uno dei creatori di fx più quotati attualmente esistenti al mondo. Un cast per lo più di giovani ha probabilmente dettato il risparmio, così come un uso limitato delle location. Scene piuttosto gore non si risparmiano sebbene sia molto più timido nel mostrare rispetto alla pellicola precedente del regista. La storia, come si può intuire, ha la suddivisione tipica del diario, con annesse molte interessanti riprese di altre riprese, ossia cronache di altre persone che creano un tessuto di realtà che la gente e non ultimi i nostri protagonisti, attraversano. Romero non si tira indietro nella critica sociale nemmeno questa volta, ma se in Land Of The Dead lo faceva in un modo estremamente più diretto, in Diary of The Dead è tutto decisamente più sottile, elegante persino. La rete dell'informazione viene scandita e criticata in una maniera sublime, lasciando che le immagini stesse parlino da sole. La rete diventa amica, nemica, informatrice, disinformatrice, ma la cosa più sconvolgente è che Romero ci dimostra senza possibilità di dubbio come la rete informativa, di qualsiasi genere essa sia, ormai si stia sostituendo alla realtà. Cogliendo critiche e sottotesti ci si accorge anche di vere e proprie smaccate nei confronti di certi modi di fare cinema. Come non sorridere quando, durante le prime sequenze, Romero fa dire al giovane studente regista del film horror che i morti camminano piano, non possono correre, perdono il loro significato e senso facendogli correre, questo mentre il ragazzo istruisce un attore travestito da mummia su come deve inseguire la fanciulla di turno. Presa di posizione piuttosto esplicita nei confronti di alcune mode recenti che vedono il morto vivente più come un centometrista piuttosto che un cadavere rianimato in cerca di carne fresca.
Se molti fattori positivi vi sono, purtroppo anche i negativi non mancano. In primis l'escamotage del montaggio per evitare i problemi della presa diretta ecc.. Per quanto ci si possa trovare un nesso logico suona troppo a mero trucco e la cosa è poco convincente. Altra pecca piuttosto grave è la caratterizzazione dei personaggi: con un approccio sensibile come in questo film le interpretazioni devono essere assolutamente curate e soprattutto stona che siano sopra le righe, invece purtroppo la cosa lascia spesso a desiderare in questo senso, con personaggi che sopra le righe lo sono di molto. Trovate tipiche Romeriane che fanno rimanere a bocca aperta vi sono, come gli zombi che vengono bloccati attraverso il confine in una piscina a camminare avanti indietro sotto il pelo dell'acqua, oppure giochi di sequenze fatte osservando immagini di telecamere a circuito chiuso intervallate dalle riprese girate dal protagonista. Di trovarsi di fronte a un film del maestro di Pittsburg lo si percepisce fin da subito in una maniera a volte invasiva, vi è più di una strizzata d'occhio ai suoi successi passati e forse si esagera, perché alcune sequenze sono riprese pari pari da film passati, sebbene durino pochi istanti.Diary The Dead è un film maturo, molto elegante e arguto, con una sottotrama complessa che va a solleticare la nostra coscienza. Un'ora e mezza circa di malinconia, di consapevolezza della perdizione del genere umano, in cui la nostra stessa gente si alza per distruggerci non facendoci più capire chi siano i buoni e chi siano i cattivi e se abbia o meno un senso distinguere questi ruoli.
Diary Of The Dead cerca di vedere il fenomeno dei ritornanti dalle proprie origini, nel suo senso primordiale. Romero fotografa le emozioni della società traslate a un gruppo di persone differenti tra loro di fronte al problema, intente a fare quello che qualsiasi essere vivente sente il bisogno di fare di fronte al pericolo e alla minaccia: tornare nella propria casa, nel proprio ricovero, nella propria tana, dentro sè stessi. Una dichiarazione d'amore di George A. Romero nei confronti della sua umanità. Un grido di speranza."

 

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