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2001 Maniacs

Rating: 3.00/5 (1 Vote)
2001 Maniacs 3.00 of 5 1 Vote.
Ormai la Lionsgate vola altissima in nome del buon vecchio horror splatter di buona tradizione americana. Dopo aver sdoganato Eli Roth (Hostel), Rob Zombie (La Casa dei 1000 Corpi e La Casa del Diavolo) e James Wan (Saw), non poteva mancare il rifacimento di uno dei classici più folli del cinema horror USA: Two Thousand Maniacs di Herschell Gordon Lewis. L'esordiente Tim Sullivan rincorreva questo progetto da molto tempo (probabilmente, visto il titolo, sognava di far uscire il film per il 2001) ed è riuscito a portare avanti un discorso che catturasse il più possibile l'atmosfera grottesca dell'originale. A suo favore gli viene incontro un cast di tutto rispetto sul quale gigioneggia, consapevole capocomico", Robert Englund, nei panni del diabolico Sindaco Buckman, a cui conferisce un'inedita indole perversa. Unici veterani oltre a lui Peter Stormare e Lin Shaye (nella parte di Nonna Boone), per poi dare spazio ad un cast quasi esclusivamente post adolescenziale, sia tra vittime che carnefici.

Indubbiamente la principale differenza con l'originale è l'aspetto "teen" del remake, il quale vede protagonisti otto (non più sei) giovinastri capitati loro malgrado nella ghost-town di Pleasant Valley. Tre studenti di college, due pupe col bullo di turno e una coppia mista motorizzata si dirotteranno sulla fantomatica cittadina dove si festeggia il "Giubileo" di un evento non specificato, riguardante la Guerra di Secessione. Sullivan spinge l'acceleratore sui vantaggi che i protagonisti traggono dall'ospitalità dei "Maniacs", trasformando la prima parte in un'orgia sessuale senza fiato. Tette, culi ed esposizioni sessuali di ogni tipo caratterizzano la prima mezz'ora, intervallati da uccisioni grottesche della stessa intensità. Oltre a questa pioggia di exploitation, c'è anche la presenza di Giuseppe Andrews (già in Cabin Fever) ad accomunare 2001 Maniacs ad Hostel, con cui il paragone è d'uopo.

Se però nel film di Roth il ritmo latitava, qui ce n'è fin troppo. Sullivan probabilmente ci teneva particolarmente a rispettare l'idea originale di Lewis: tanto erotismo e tanto sangue senza freni, incorniciato in un'ambiente da commedia. E, come in Hostel (ma con risultati differenti), l'horror si diluisce con la teen-comedy in maniera troppo macchinosa, rivelando poca esperienza registica. E' questa mancanza di maturità che ridimensiona il valore di un piacevole ed inedito lavoro che va comunque premiato positivamente, grazie proprio alla volontà di mantenere i presupposti del titolo originale. Il fatto che Sullivan non ci sia completamente riuscito forse rivela che sarebbe stato umile e giusto aspettare qualche anno in più. Una curiosità, visto che è stato messo in mezzo, su Eli Roth, il quale compare in un cameo assurdo (pari al resto del film) all'inizio, interpretando Justin, apparentemente lo stesso personaggio che interpreta nel suo Cabin Fever."

 

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