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H2Odio

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
H2Odio 2.00 of 5 1 Vote.
Dopo Almost Blue e Il Siero della Vanità, Alex Infascelli si getta in un progetto sperimentale per i nostri schermi non completamente riuscito. H2Odio (o Hate2O) esce in Italia direttamente in dvd distribuito nelle edicole da Espresso e Repubblica, una scelta al contempo sacrificata e coraggiosa che sicuramente servirà a testare il terreno per altre operazioni di questo tipo (vedi AD Project di Eros Puglielli). Date le premese, Infascelli decide di intraprendere una strada completamente personale, allontanandosi, o meglio, evolvendo lo stile dei precedenti lavori e concedendosi una maggiore libertà artistica. Lasciandosi trascinare da una vena autoriale un pò eccessiva e da uno sperimentalismo a volte fine a sè stesso, Infascelli infarcisce uno script abbastanza esile, forse più adatto ad un corto o ad un medio, di dilatazioni del tempo che vorrebbero dare un tono più denso al film ma che spesso lo rendono solamente noioso.

Gli eventi esposti vedono cinque ragazze di differente nazionalità su un'isola apprestarsi a fare un digiuno catartico, lasciando il proprio sostentamento solamente all'acqua. Dalle tensioni scaturite tra i morsi della fame affiorerà la verità sui disturbi di una di esse.
Lo spunto è invero interessante e Infascelli riesce a sposare bene il tenore delle immagini, con un uso massiccio di dissolvenze incrociate e fuori fuoco, con il tono dodecafonico della colonna sonora interessantissima ad opera di Steve Von Till, chitarrista dei Neurosis. Il problema che spesso i nostri giovani autori fanno è esagerare con la quantità dei virtuosismi che, pur qualitativamente spettacolari, si annullano l'un l'altro dando spazio ad un manierismo abbastanza inutile che rischia di uccidere il film. Quindi siamo costretti ad vedere i primi 45 minuti di pellicola in cui avviene effettivamente poco e tra dialoghi anche simpatici ma spesso assolutamente inutili ai fini della narrazione, senza raggiungere mai il punto della situazione. Una scena onirica sicuramente volutamente dilatata lascia il tempo che trova nel momento in cui l'immagine non riesce ad essere esplicita verso la ricezione dello spettatore.

Il film contiene sicuramente tantissimi momenti riusciti, ma sono divisi tra di loro e non si riesce a ricreare un mosaico che abbia un'immagine unitaria. A Infascelli va concesso il coraggio di un'operazione del genere che sicuramente fa annoverare H2Odio tra i film più sperimentali degli ultimi anni in Italia (insieme a Luis Nero sicuramente) e la cura con cui è stato perfezionato il prodotto sia per la già citata colonna sonora che per la copertina esplicativa dell'artista armena Ana Bagayan, sono una notevole nota di merito per il lavoro di Infascelli, che si fregia anche del cameo abbastanza atipico di Mauro Coruzzi, in arte Platinette, l'unico riferimento all'Italia del film. Il resto del cast è piacevolmente coinvolto ed efficace, anche se il doppiaggio mortifica un pò le interpretazioni. Benvengano comunque operazioni del genere che danno un'aria di rinnovamento nel parorama italiano."

 

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