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The Ring 2

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The Ring 2 2.00 of 5 1 Vote.
La reporter Rachel Keller e suo figlio Aidan, scampati alla terribile maledizione di Samara, hanno deciso di lasciare la città per fuggire via il più lontano possibile da quella spaventosa esperienza. Ora infatti risiedono in una piccola cittadina nel mezzo della campagna, Asheville, uno di quei posti tranquilli dove la vita sembra essersi fermata nel tempo rispetto alle grandi metropoli. Qui Rachel non ha comunque abbandonato la sua professione di giornalista, che infatti svolge regolarmente presso un giornale locale. Tutto quindi pare scorrere nel migliore dei modi, almeno fino a quando non capita un misterioso fatto di sangue che coinvolge uno dei giovani della comunità. L'istinto giornalistico unito ad un agghiacciante presentimento guideranno Rachel alla ricerca delle oscure motivazioni di quella morte, fino a quando non scoprirà che tutto si riconduce nuovamente al diabolico videotape. Nel frattempo il piccolo Aidan accusa strani disturbi accompagnati da incubi nei quali la protagonista è ancora lei: Samara. La madre farà di tutto per scoprire la verità su ciò che accadde prima che quest'ultima venisse adottata dai Morgan, forse l'unica strada per liberare definitivamente il figlio dalla sua malefica possessione.

Il finale di The Ring del 2002, lascia una porta aperta dalla quale Samara rientra, ma il risultato non è lo stesso. Quello che era un gran film viene trasformato dal suo seguito in un romanzo a puntate che gli fa perdere valore e interesse, probabilmente se fosse rimasto l'unico avrebbe conservato il suo fascino.
La pellicola procede con un ritmo lento attraverso l'introspezione del bambino posseduto, con un tripudio hollywoodiano di effetti speciali nel tentativo di riempire una trama lacunosa che si muove sulla falsa riga del lavoro precedente. Non più cavalli impazziti, ma renne assassine le cui corna verranno rinvenute in una misteriosa cantina nella casa dei Morgan, dove Rachel ritroverà un album dei ricordi che la porterà sulle tracce della vera madre di Samara.
Il film pullula interamente di richiami al precedente capitolo, dando l'idea di essere stato concepito solo ed esclusivamente a scopo commerciale, tanto che alle volte si ha la sensazione di vedere la brutta copia di un film già visto.

I personaggi questa volta sono soltanto due: Rachel e Aidan. Gli altri caratteri sono figure anonime di contorno che rimangono in secondo piano senza suscitare particolare interesse. Persino la madre di Samara é studiata per rimanere in una posizione marginale, senza affiancare il personaggio principale nell'unica scena in cui si esprime. Eppure avrebbe dovuto essere la radice di tutto il male che pervade il film, con la figura della bambima dal viso coperto. Perchè non c'è un confronto diretto tra le due donne? Colei che genera il male è ridotta ad un semplice tassello che perde significato davanti alla figura di Rachel, l'immagine del bene nonchè l'artefice della fine di un incubo.
Naomi Watts (secondo il parere di chi scrive) non avrebbe dovuto accettare il ruolo di Rachel in The Ring 2, come aveva fatto Jodie Foster per il secondo capitolo de Il Silenzio degli Innocenti, che é in effetti rimasto un indiscusso capolavoro della cinematografia mondiale e che ha valorizzato l'ottima prestazione dell'attrice. Rachel Keller, con un altro volto, forse avrebbe dato allo spettatore la sensazione di vedere un film ancora inedito e avrebbe sicuramente giovato alla carriera di Naomi Watts. Ma questa è un'opinione personale e per questo assolutamente discutibile.Curiosità (a cura di Actarus): The Ring 2 è stato affidato nelle mani del suo possiamo dire, legittimo proprietario", almeno in termini cronologici: Hideo Nakata, il regista dei due capitoli originali made in Japan. La Dreamworks infatti, dopo il "no" di Verbinski (il regista di The Ring), impegnato in vari progetti tra cui Pirati dei Caraibi: La Maledizione del Forziere Fantasma, ed il ben servito dato a Noam Murro per "divergenze creative" (chissà se qualcuno mai ci rivelerà il significato di questo termine), invece di ripiegare alla cieca su altri nomi ha pensato bene di rivolgersi a colui che per primo trasformò in immagini il romanzo di Kôji Suzuki. Una mossa vincente? Gli incassi non sono andati certo male (circa 161 milioni di dollari in tutto il mondo a fronte di un budget di 60), ma non sono nemmeno paragonabili a quelli del primo film (249 milioni di dollari, a fronte di un budget di 48). Una cosa è certa: se mai ci dovesse essere un ulteriore sequel (la Dreamworks ha detto che molto probabilmente si farà), dovrà avere il potere di convincere quel pubblico che ha ignorato il secondo capitolo, a tornare nuovamente nelle sale. Non sarà facile.(21/05/06)"

 

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