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La Casa del Diavolo

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I shot a man in Rheno, just to watch him die" cantava il grande Johnny Cash in the Folsom Prisom blues e questa frase ha tutto il sapore di quell'america violenta e selvaggia con cui fare i conti, di quel male senza senso che pretende di esistere e che con la stessa intensità, narra Rob Zombie nella sua ultima straordinaria fatica cinematografica. Dopo le vicissitudini che hanno portato alla realizzazione del suo faticato esordio, La Casa dei 1000 Corpi, girato dopo un apprendistato come regista dei Videoclip della sua band per cui vinse anche un Emmy, Robert Cumming "Zombie" ha meritato dalla Lions Gate la possibilità di girare un seguito alle vicende della folle famiglia Firefly che aveva fatto conoscere la sua vena sanguinaria proprio in quella pellicola. E' incredibile come in pochi anni l'evoluzione artistica di Rob Zombie sia stata così prepotente e repentina, tanto che, nonostante fosse stato per molti una piacevolissima sorpresa, "I 1000 Corpi" non si avvicina neanche minimamente al fascino di The Devil's Rejects, rimanendo un ricordo lontano.

Dimenticate tutte le trovate clownesche e la forte dose di ironia che caratterizzavano il primo capitolo. Qui ci troviamo di fronte ad un puro esempio di dottrina della violenza condotta al massimo esponenziale di sopportazione. Rob Zombie pretende il "vm18" con fierezza, rifiutando a priori l'idea del director's cut e compie l'inenarrabile. E qui non stiamo parlando di cervella, bulbi oculari e budella ma di vero odio ad alti livelli. Stiamo parlando di quella ferocia mutuata da Non Aprite Quella porta, L'Ultima Casa a Sinistra, Non Violentate Jennifer e atrocità affini che vogliono mostrare i corpi nudi, straziati, disumanizzati. Con un prologo che si presenta come un vero assalto selvaggio alla gola che mostra le doti autoriali di Rob anche nelle scene di azione, veniamo catapultati nella "casa dei 1000 corpi", dove una task force di teste di cuoio è pronta a sgominare la famiglia Firefly. Alla loro testa un villain di lusso, lo sceriffo Johnny Wydell, fratello del poliziotto ucciso nel primo film, il cui unico credo sarà la vendetta a tutti i costi.

Dopo una mattanza in cui ci saranno caduti e catturati, riescono a darsi alla macchia Otis, Baby e Captain Spaulding. E qui inizierà la loro fuga lungo la strada verso l'Inferno. A differenza di tanti seguiti, The Devil's Rejects si distacca completamente anche nella struttura rispetto al primo film, presentandosi come un oscuro road movie lungo le pianure arse e assolate d'America. Se nel precedente episodio il modello Tobe Hooper era più che evidente, non c'è dubbio che in The Devil's Rejects risuoni l'eco di uno dei più anarchici autori americani: Sam Peckinpah. E qui Rob mostra di non essere quel fuoco di paglia che ipotizzavano alcuni ma un vero stallone di razza. La violenza diviene il mezzo, la scintilla che dà moto all'emotività umana, costretta a riconoscere i suoi più bassi istinti. Il dualismo nella natura delle cose è continuamente tenuto presente nei personaggi, nei confronti tra di loro e con loro se stessi. Uno yin e yang della società in cui male e bene coesistono e l'uno non esiste senza l'altro. Nella natura dei protagonisti, dei feroci serial killers, c'è anche spazio per una forte umanità seppur distorta che nei loro piccoli gesti quotidiani e nel loro essere a loro modo "familiari" (soprattutto Baby) li rende vicini a noi. E in essi c'è un grande conflitto interiore che li scinde dall'essere completamente "i buoni" o "i cattivi", disorientando lo spettatore. E ancora il rifiuto dell'istituzione nella figura dello Sceriffo Wydell che sfrutta la sua idea di giustizia per trasformarsi in folle macchina di vendetta, nei panni di cui è meravigliosamente entrato l'attore William Forsythe. Già perchè il valore di The Devil's Rejects sta anche nello "all star game" di volti americani fantastici che compongono il cast.

Gli attori sono diretti magistralmente e scelti con esperienza. Da mostri sacri del cinema horror come Ken Foree (Zombi) e Michael Berryman (Le Colline Hanno gli Occhi) a caratteristi di razza come Geoffrey Lewis, Danny Trejo (attore feticcio di Robert Rodriguez) e il wrestler Diamond Dallas Page, nella parte dei bounty killer più ruvidi che Hollywood abbia mai visto. Oltre a loro anche l'ex pornostar Ginger Lynn Allen e Leslie Easterbrook (la popputa sergente Callahan di Scuola di Polizia) nella parte di Mamma Firefly che non fa rimpiangere la defezione di Karen Black, cavandosela molto bene. Purtroppo la scena in cui figurava la divina Rosario Dawson è stata cancellata. Ma a farla da padroni sono i tre protagonisti che si impegnano in intepretazioni fantastiche.
Sid Haig valorizza ancor di più il personaggio goliardico e folle di Capitan Spaulding, estremizzandolo ma donandogli anche un velato istinto di protezione nei confronti degli altri due "rejects". Sheri Moon, già signora Zombie, qui dà il meglio di sè. Baby è ancora più infantilmente sexy e oscena (quando recita la cantilena "Chinese, Japanese, Dirty Kness, Look at this" davanti ai malcapitati è delirante), bellissima e intensa probabilmente grazie ad un assiduo lavoro sul personaggio impostogli dal marito, crea una figura dall'ambigua natura sessuale (anche in questo caso, come ne La Casa dei 1000 Corpi, Rob Zombie dimostra di apprezzare decisamente il sedere della moglie, offrendocelo in bella posa in diverse occasioni). E infine il ribelle Otis che regala a Bill Moseley forse il ruolo più intenso della sua carriera. Bill Moseley non sorride MAI! Nonostante ricordi molto Kris Kristofferson (e qui ancora il parallelismo con Peckinpah) la sua immagine cristologica è evidente (sottolineata da alcune iconografie) e si crea uno spazio a sè nella vicenda racchiudendo il senso del film. La missione di Otis è violare le menti, i valori e l'America ipocrita con le sue azioni feroci. Dare una scossa al perbenismo dilagante. Con le sue gesta velate di epicità Rob Zombie entra nel cuore nero dell'America e lo fa pulsare più vivo che mai. Parafrasando i Blues Brothers "Otis è in missione per conto di Satana" e questo lo rende vivo. Lo rende libero più di chiunque altro. Perchè non è nella vittima ma nel carnefice che ci si immedesima, accettando la ferocia innata della razza umana.

I "Reietti del Diavolo" esprimono le loro emozioni intensamente e per questo si prendono la scena. Un gesto di contrizione unico per lo spettatore che prima li accetta e poi è costretto a rifiutare le loro azioni. Impossibile non odiare l'esagerata cattiveria con cui umiliano le proprie vittime (la Moon e Moseley hanno avuto seri problemi emotivi sul set) come impossibile non disprezzare l'insana ferocia di Wydell, la nemesi ideale dei protagonisti. Perchè qui non ci sono i buoni, qui sono tutti cattivi ed il resto è carne da macello. Questa volta Rob non si è proprio regolato. Il regista infrange tutti i taboo: violenta donne mature, terrorizza i bambini e insulta la religione.
Infischiandosene del botteghino ha premuto l'accelleratore sulla rabbia e ha generato uno sterminio di massa maledettamente incontrollato. Se Tarantino è immorale perchè rende i cattivi "cool" qui i cattivi sono proprio i protagonisti ed è la legge, l'istituzione il nemico da abbattere. Se Rob Zombie è accostabile qui più a Tarantino, Oliver Stone e Robert Rodriguez rispetto all'aria nostalgica "alla Tim Burton" del precedente, lo fa in maniera più cattiva, inumana, delittuosa, tanto che potremmo definirlo come un Caino nei confronti degli "Abele" Tarantino e Rodriguez.
Rob ha la pelle dell'autore e questo è tra i migliori esempi di cinema indipendente (libero, scatenato, ribelle) che gli USA possono dare oggi.
The Devil's Rejects si conclude con un finale straziante, fantastico ed emotivamente toccante per chiunque reputi la libertà come un bene inestimabile per cui lottare fino alle estreme conseguenze, un epilogo in cui Rob Zombie alza il volume dei sentimenti e regala un semplice ma azzeccatissimo connubio tra immagini e musica. Oggi c'è in America un filmmaker con le palle, un lucido conoscitore della materia cinema dentro il corpo di un folletto zompettante che ci auguriamo ci regali emozioni sempre migliori senza mai scadere nell'autoreferenzialismo. L'uomo che tratta il cinema che amiamo con rispetto e venerazione e che lo porta all'inferno senza dover vendere l'anima a nessuno.
We support Rob Zombie!!!"

 

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