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Bunshinsaba

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
Bunshinsaba 4.00 of 5 1 Vote.
Dopo il deludente Phone, il regista coreano Ahn Byung-ki torna alla grande con un nuovo horror. Siamo di nuovo dalle parti di Sadako come genere, ma lo stile tipicamente barocco è quello che contraddistingue da sempre l'autore di Gawi (precedente lavoro di Ahn, datato 2000). La fase introduttiva alla pellicola è quanto di meglio sia stato fatto in questi ultimi anni: al regista bastano poche inquadrature e la giusta colonna sonora per ottenere cinque minuti che da soli potrebbero entrare di diritto nella storia delle migliori scene viste nella cinematografia horror. Si respira aria di grande terrore ed il film è spaventoso come pochi altri. La trama ruota intorno ad una seduta spiritica (Bunshinsaba è una nenia per richiamare i morti) e alla vendetta di un fantasma bruciato vivo con la madre anni prima.
L'interesse di Ahn Byung-ki verso la vita del villaggio, scenario della vicenda, è quasi filologico: siamo davanti ad un prato fiorito che cela serpenti velenosissimi. Il livello di splatter è inferiore rispetto a Gawi e il film purtroppo paga una sceneggiatura forse troppo articolata rispetto al solito, che penalizza quanto a ritmo lo svolgimento della storia. Dopo una mezz'ora di calma placida il regista però si scatena finalmente con il suo solito estro visivo, arrivando ad orchestrare morti e possessioni mai così feroci e inquietanti che ci trasportano quasi senza sosta nel lungo finale. Ed è proprio quest'ultimo, insieme alla già citata sequenza iniziale, ad essere il punto forte di Bunshinsaba; una cornice di una impatto e di un onirismo difficilmente riscontrabili in altri registi, orientali e non. E come sempre subentra su tutto la poesia della diversità di Ahn Byung-ki.
Perchè sono l'ignoranza ed il razzismo a generare i mostri, i fantasmi più terribili, quelli della nostra coscienza. Su tutto il villaggio è la parabola di un mondo arcaico e antico che non cambia e continua a vivere la sua 'non vita' in contrapposizione con un mondo che è, come dice Eraclito 'Panta rei', tutto scorre, in continuo mutamento."

 

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