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Alone in the Dark

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Su chi siano realmente gli Abkani e quale contributo essi abbiano portato alla civiltà umana non ci è dato saperlo; l'unico fatto certo è che questo misterioso popolo, oramai estinto inspiegabilmente migliaia di anni fà, credeva che sulla Terra coesistessero due grandi mondi, uno di luce ed uno di tenebre. Quelle che si sarebbero potute scambiare per semplici teorie derivate da antiche tradizioni, trovarono a quanto pare un fondamento di verità grazie ad un'eccezionale scoperta: un portale che conduceva direttamente al mondo dell'oscurità.
Gli Abkani, evidentemente consapevoli di non aver fatto una mossa poi così felice, decisero di chiudere subito quel varco rivelatosi una terribile minaccia per la loro sopravvivenza, ma qualcosa non andò proprio per il verso giusto: secoli dopo, verso la fine degli anni 60, furono ritrovati i resti di quella che era la loro civiltà e con essi, il mistero di ciò che scoprirono (con i relativi rischi al seguito) tornò irrimediabilmente a galla. Le indagini vennero affidate al Bureau 713, una sorta di associazione governativa messa in piedi proprio per cercare la verità su quei fenomeni apparentemente inspiegabili o riconducibili a qualcosa di paranormale. Dopo anni di ricerca e numerosi reperti Abkani recuperati, il governo decise di chiudere il caso, ma l'archeologo Lionel Hudgens, colui che era a capo degli studi per conto del Bureau 713, giudicò le sue scoperte troppo importanti per dovervi rinunciare dopo anni di fatica, così, clandestinamente, proseguì il suo progetto. Gli esiti di quest'ultimo furono tanto incredibili quanto mostruosi.
Beh non c'è che dire. Una trama che parte con degli ottimi spunti. Ora vi chiederete in che modo quello che vi ho descritto sia stato messo in piedi per questa pellicola giusto? Mi rincresce doverlo ammettere ma tutto quello che finora è stato scritto è riconducibile a circa una trentina di secondi di testo che scorre all'apertura di Alone in The Dark; il film, ahimè, deve purtroppo ancora iniziare. Uwe Boll strikes again quindi? Non proprio direi. Tenendo bene in mente (e come poterlo dimenticare) i terribili risultati dell'opera prima del regista, House of the Dead, occorre ammettere che tra i due lavori sia avvenuto un salto qualitativo piuttosto evidente. Oltre questo però, con tutta l'obiettività possibile, non rimane davvero molto da elencare fra le cose pienamente riuscite della pellicola. Partiamo proprio dalla storia di questo titolo.
Alone in the Dark è tratto dall'omonima saga videoludica nata nei primi anni 90 ad opera della Infogrames, un prodotto che durante i suoi diversi episodi usciti nel corso degli anni (l'ultimo è Alone in the Dark IV - The New Nightmare), ha fatto della tensione e del mistero il marchio simbolo dell'intera serie. Quando i suoi diritti vennero acquistati dalla Boll KG Production, il regista dichiarò che avrebbe mantenuto queste caratteristiche nel suo lungometraggio, ma a parte i nomi dei protagonisti (Edward Carnby e Aline Cedrac) e alcuni richiami all'ultimo capitolo del videogioco, il resto si deve essere perso per strada. Alone in the Dark è infatti più una specie di action movie alla Tomb Rider che un horror, dettaglio che conterà probabilmente molto poco a chi non si è mai imbattuto nelle avventure in formato digitale di Carnby & Co., ma immaginiamo che i produttori mirassero soprattutto a catturare l'attenzione degli estimatori del videogame (altrimenti perchè chiamarlo così), quindi le cose non si spiegano.Paternità della pellicola a parte, si intuisce che a Boll piacciano particolarmente i botti e le sparatorie e l'impressione che si ha durante la visione del film è che quando il regista non sappia cosa altro far fare ai suoi personaggi tiri loro un paio di mitra e gridi:Ok fate un pò di casino!". L'Edward Carnby di Christian Slater, un tamarro perennemente in canotta nera e impermeabile (un pò come andare in giro in maglione e boxer) simil Jack Sparrow de La Maledizione della Prima Luna non risulta per niente credibile nella sua duplice parte di studioso ed esperto combattente, così come la sua dolce compagna Aline, alla quale non basta portare occhiali e capelli raccolti per assumere un'aria intellettuale.
Quindi un prodotto da demolire sotto tutti i fronti? Questo no, però si tratta di un lavoro decisamente mediocre che sembra più un film realizzato direttamente per l'Home Video piuttosto che per il grande schermo (eppure il suo budget è stato di ben 20 milioni di dollari). "

 

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