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Rosemary's Baby

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Rosemary's Baby 4.00 of 5 1 Vote.
Rosemary, sposa novella di un ambizioso ma non altrettanto bravo attore, sta cercando casa a New York insieme al suo amato consorte. Trovano, così, un lussuoso appartamento lasciato inabitato in seguito alla morte della precedente inquilina. Nonostante nel palazzo, in passato, siano avvenuti decessi in circostanze non del tutto chiare, e nonostante lo stesso abbia ospitato una setta praticante la stregoneria, Rosemary prende immediatamente la decisione di comprare l'appartamento. Il marito, Guy, intanto però, perde provini su provini, così Rosemary cerca di consolarlo come può. Una volta trasferitisi definitivamente i due fanno subito conoscenza con i vicini di casa, i quali, a seguito della morte della figlia adottiva, li invitano a cena per esser stati loro vicino in un momento così difficile. Col passar del tempo, i dirimpettai si dimostrano sempre più premurosi, quasi asfissianti. Di questo fatto sembra accorgersene solo Rosemary, mentre il marito, la cui carriera artistica nel frattempo ha subito un'improvvisa svolta in positivo, sembra vederli più come dei punti di riferimento, quasi dei genitori. Rosemary capisce che c'è qualcosa che non torna: il successo del suo compagno, la gravidanza giunta immediatamente dopo un incubo terribile, le attenzioni dei due vicini ... c'è veramente qualcosa che non va, forse addirittura un complotto alle sue spalle, oppure è tutto frutto della sua immaginazione?

Rosemary's baby è forse il più bel film di Roman Polanski: non è un horror o meglio, è sì un horror, ma senza horror! Niente sangue, niente porte che scricchiolano, niente effetti speciali, nessun mostro, nessun segno dei canoni classici caratteristici dell'orrore. Eppure questa è una delle pellicole più inquietanti mai girate, la cui tensione è mantenuta per tutta la sua considerevole durata di 131 minuti senza nessun vero colpo di scena, senza una sola goccia di sangue, ma con un risultato di altissimo livello. u00c8d è proprio questo che rende Rosemary's baby unico nel suo genere: il fatto di incutere paura, di inquietare, di turbare senza avere veri e propri riscontri con quello che dovrebbe essere il suo genere. Sarà stata la bravura di Polanski, o degli attori, sarà stata la storia tratta dal best-seller di Ira Levin, saranno state le musiche spettrali di Cristopher Komeda, sarà ... si può solo ipotizzare da dove scaturisca la natura orrorifica di questo gioiello, da dove sgorghi l'atmosfera cupa nonostante la luminosità del film. La regia è ottima, veramente degna della fama del regista, il casting d'eccezione e le recitazioni da Oscar (non a caso Ruth Gordon se l'è pure effettivamente beccato!). Come si potrebbe rimanere indifferenti di fronte al fascino tenebroso controversamente creato dalle premure di Minnie Castevet, che rifornisce in continuazione Rosemary di strani intrugli a base di radici come fossero frullati, di portafortuna maleodoranti come fossero gioielli, di continue asfissianti attenzioni come fosse sua madre; o non far finta di sorridere (mentre dentro di noi la paura si nasconde prendendosi gioco della nostra ingenuità) di fronte alla goffaggine della sua amica, Anne-Louise, che ricorda la nonna di Titti e Silvestro dei Looney Toons piuttosto che una serva di Satana; o agli incredibili viaggi raccontati da Roman dite un posto e io ci sono stato Castevet, tanto amichevole quanto è premurosa la consorte; o ancora (dulcis in fundo) alla naturalezza espressiva di Mia Farrow nella parte di Rosemary, giovane ragazza impazzita o forse vittima di un tremendo complotto! Che la paura provocata dalla visione di questa pellicola sia creata semplicemente dalle ambiguità di cui essa trasuda, dai titoli di testa a quelli di coda?Di certo è uno dei tanti elementi che concorrono alla bellezza dell'opera del regista, autore davvero di uno dei migliori lavori del nostro cinema, che merita di essere visto e rivisto più volte, e chissà che anche qualcuno di Hollywood non se lo riguardi, giusto per ripassare un pò come si fa il vero cinema!"

 

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