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Dellamorte Dellamore

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
Dellamorte Dellamore 4.00 of 5 1 Vote.
Francesco Dellamorte è il guardiano del cimitero di Buffalora. Affiancato dal suo unico amico, Gnaghi, Francesco vive una doppia vita: di giorno, riservato e quasi solitario custode, di notte, sterminatore dei non defunti del luogo, che sembrano avere la strana peculiarità di tornare in vita a sette giorni dal decesso.
Capolavoro del regista, e probabilmente ultimo film, in ordine cronologico, prodotto nel nostro paese che può essere considerato tale, Dellamorte Dellamore è sicuramente un piccolo gioiello di cinematografia. Soavi, abbandonata l'ala protettrice di Dario Argento, ci regala un film visionario, fuori dagli schemi canonici dell'horror, a cavallo tra il sentimentale, la commedia ed il grottesco, ma, soprattutto, un ritratto allegorico della situazione politica italiana (passiamo oltre ... ) attraverso una storia commovente e, per certi versi, vicina al romanticismo. I personaggi sono tutti stereotipati, a volte persino caricaturali, a cominciare dalla coppia di protagonisti, e si muovono in un ambiente a dir poco fumettistico ma molto suggestivo, quasi a rispecchiare la stessa natura, complementare e contrastante, dei protagonisti stessi: dove il piccolo e grassoccio Gnaghi sembra essere infantile tanto da assomigliare più a un bambino che ad un adulto è almeno altrettanto sensibile, mentre Dellamorte risulta più un sempliciotto provinciale dotato solo di un'intelligenza più apparente che reale, anche se paragonato all'amico ritardato.
Il film, inoltre, intreccia, su un tema classico per il nostro genere come quello degli zombie, tutta una serie di riflessioni sull'amore, sulla vita e sulla morte, sul rapporto che vi intercorre, su come ormai l'uomo moderno, completamente immerso nella frenesia della sua vita quotidiana, faccia fatica a distinguere persino i vivi dai morti, chi lo ama da chi non lo ama, e su come in realtà sia piccolo e limitato l'universo in cui ognuno di noi vive. Sebbene tecnicamente il film non sia ai massimi livelli, soprattutto a causa di qualche effettaccio sparso qua e la (con, in testa, l'apparizione della morte in persona), risulta comunque uno dei migliori realizzati nel nostro paese, grazie alla sua forte originalità ed espressività allegorica, cose che, di questi tempi, non si possono non premiare.
Anche la recitazione, pur essendo davvero al di sopra delle righe, si adatta perfettamente al contenuto umanistico del film. Infine, se mi è concesso farlo, vorrei mandare un messaggio anche al nostro Michelino (questo non è assolutamente per mancanza di rispetto) Soavi: ti prego, Michele, abbandona le ciofeche televisive e torna al grande cinema; di registi come te ne abbiamo proprio bisogno."

 

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