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La Casa del Sortilegio: Boardinghouse

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La Casa del Sortilegio: Boardinghouse 1.00 of 5 1 Vote.
Un'antica casa, fertile terreno in cui si sono susseguite morti improbabili quanto stupide, viene ereditata da Jim (John Wintergate), unico parente di una delle vittime. Colto da un improvviso lampo di genio inserisce una squallida inserzione sui giornali: cerca ragazze disinibite tra i diciotto e i venticinque anni disposte a condividere con lui le dieci immense camere di cui è proprietario, a cifre ragionevolmente irrisorie. In un battito di ciglia la casa si colma di gentili dame che trovano poco a poco alloggio lasciando il nostro (un ibrido con le fattezze di Sting e la capigliatura di Donatella Rettore dei tempi d'oro) in preda all'eccitazione più completa, che, nel frattempo fantastica sui progetti da attuare con esse. Addirittura una tipa dato il tutto esaurito troverà spazio in un ripostiglio! Le giovani a turno decidono di portarsi a letto il cotonato protagonista (interpretato dallo stesso regista). Si suddividono in svariate sottocategorie: abbiamo la simpatica e graziosa Victoria (Kalassu), l'amante degli animali che riserva amorevoli cure al suo gatto di nome Zucchino (che nel finale verrà pestato a martellate), spicca per inettitudine la divoratrice di banane (tanto per restare in tema) che nella seconda parte non si esime dal degustare ripetutamente questo frutto, e la donna riccioluta, in carriera, ribelle, fuggita da un marito troppo oppressivo, che successivamente farà capolino nell'abitazione con tanto di scenata da soap opera da far accapponare i capelli.
Insomma, un vero e proprio giardino zoologico con un plot che ricorda per sommi capi i migliori episodi di Beautiful. Nel contempo iniziano a verificarsi sanguinose morti, nella completa e più totale indifferenza degli abitanti, e gli oggetti iniziano ad animarsi da soli, sembrano muniti di vita propria. Il colpevole dei terribili delitti pare essere proprio il guercio giardiniere (interpretato anch'egli dal regista), un recidivo della guerra in Vietnam, affetto da voyeurismo. Spia infatti a loro insaputa le giovani donne mentre sono in piscina avvicinandosi con una motosega, tanto per incutere loro un po' di terrore. Ma sarà davvero lui il fautore degli eccidi e folle maniaco? Da segnalare l'ingresso in scena nel finale del marito di una delle coinquiline, in preda ad un raptus di gelosia e il rave finale coadiuvato da un gruppo di sfigati cantanti. E poi, la chicca: solo negli ultimi minuti il ricco affittacamere finalmente realizza. Viene al corrente della scia di sangue e morte verificatasi nel suo appartamento. Quando si dice, un tipo sveglio.
Imbattersi nella visione de La Casa del Sortilegio, titolo originale Boarding House, è una di quelle esperienze che lasciano il segno, riuscendo a sconvolgerti per l'eternità. Il pattume e il suo relativo odore che si respira è di siderali proporzioni. Un tentativo ameno e vergognoso di miscelare lo splatter e il sesso (più sesso che splatter) con scene, personaggi, situazioni, totalmente fuori luogo e sconnesse dalla trama. Iniziamo la consueta analisi. Le ragazze meritano un acuto approfondimento a prescindere. Non si sa per quale oscura ragione aumentino o diminuiscano ad ogni cambio di inquadratura e vengano chiamate ogni volta con nomi differenti. Le vediamo andare a zonzo per i lunghi fatiscenti corridoi (rigorosamente seminude) escogitando scherzetti da tendere all'eccentrico proprietario, anch'esso per gran parte del lungometraggio in slip leopardati, per una mise da urlo, facendo confluire il tutto in isteriche risate. Gli attori sembrano reclutati dal set di un film porno (e credo si sia palesato) e ottengono l'intento di suscitare pena. Ma il piatto forte sono sicuramente alcune scene al limite del razionale, come quella che vede il monumentale Jim (anch'esso oggetto di frequenti scambi di identità, talvolta Jim, taluna James) seduto a gambe incrociate con indosso solo uno slip, sulla scrivania del suo ufficio impegnato in un profondo esercizio di telecinesi.
Grazie alla sola forza del pensiero riesce a far levitare in aria i suoi calzini. Destino vuole che proprio nel medesimo istante bussino alla porta, così il nostro eroe distraendosi lascia cadere i calzini in una tinozza d'acqua posizionata sul tavolo. Naturalmente li recupera e li rimette ai piedi recandosi ad aprire alla porta! Allucinante. Ma si trattano anche temi più profondi, come gli scherzi e il gaudio. Non ci si capacita per quale dogma le pulzelle si divertano a lanciarsi ingiurie di vario tipo. Sbalorditiva è la scena in cui una di loro si reca accanto al letto di una sua amica impugnando due padelle e appena arrivata a destinazione inizia a sbatterle. Inutile asserire che i rumori indurranno la poverina ad andare in bestia con tanto di turpiloquio conclusivo.
Finito? Non scherziamo. Vi è l'angolo più recondito, l'appuntamento con la paura, l'incalzare del soprannaturale, l'incedere dell'onirico, delle paure inconsce, degli incubi. In uno di questi, la bruna Victoria viene inseguita in un cimitero da una spietata (ma non troppo) entità che si rivelerà essere un uomo con indosso la maschera di un maiale!!! Alcune sequenze come enunciato pocanzi sono un film a parte e dislocate tra di loro, dove il filo narrativo va a farsi benedire, si palesi la sequenza in cui una fanciulla depilandosi nella doccia si accorge che dal soffitto goccia a goccia scorre del sangue (viola). Atterrita esce e si ritrova dinanzi allo specchio. Riflettendosi non riesce a stabilizzarsi e comprendere di essere vittima di una allucinazione, dato che si ritrova con indosso una di quelle maschere gommose che si usano a Carnevale!!! Oppure il siparietto della talpa mandata dal consorte di una delle inquiline per indagare all'interno della dimora e sincerarsi delle sue condizioni. Dato il via vai di cani e porci decide, in un clima di suprema anarchia, di darsi una rinfrescata e riempie come consuetudine vuole la vasca.
Mentre si spoglia il suo orologio cade nelle acque e accingendosi a riprenderlo, il fato vuole che un asciugacapelli animato di vita propria si lanci da solo nell'acqua causando l'inevitabile morte del disgraziato. Un tuffo olimpionico, ci mancavano solo le palette con il voto finale. Non avremo più notizie sul ritrovamento dell'uomo. Le scene splatter sono realizzate con effetti elementari e grezzissimi, tuttavia di discreto impatto. In definitiva, l'unico elemento salvabile della pellicola, come viscere, mani triturate, occhi fuori dalle orbite e non rivelo altro. Meglio soprassedere sull'utilizzo disastroso delle luci. Negli esterni di notte (inseguimento nel cimitero con tanto di pit stop in un letto situato tra una bara e l'altra) è quasi impossibile riuscire a vedere qualcosa e capacitarsi di quel che accade, molto probabilmente ipotizzerete che la vostra tv si sia spenta. Negli interni, vi è il fattore inverso, talmente luminosi da accecare il misero spettatore.
A dare il colpo di grazia definitivo è il doppiaggio italiano, talvolta fuori sincrono. Nelle (poche) sequenze in cui le donne di casa sembrano affette da irreversibile mutismo, il doppiaggio made in Italy continua a darle credito e farle parlare; ma credo si tratti del male minore. Incredibile. E infine vorrei dedicare quattro righe al creatore di tale scempio artistico. Ti prego John, se ti trovi in qualche angolo sperduto dell'universo, se sei in vacanza, in un internet point, a casa in pantofole, e stai leggendo questa recensione, ti supplico torna dietro la macchina da presa!!! Sei riuscito a creare dalla polvere, un film talmente brutto da rivelarsi un prodigio mai visto di una lunghezza esasperante, quasi due ore di pii deliri. Ci hai fatto indignare (per la performance sciorinata), scompisciare (per la monoespressione stampata sul tuo volto), spaventare (si fa per dire) e questo non può essere il tuo unico lavoro!
Cosa dire, amici miei, nel suo genere è un capolavoro, se ci si dovesse soffermare su tutti i difetti credo che non ne usciremo vivi. Pertanto se siete amanti del trash, del cattivo gusto, è un must assoluto, gli altri per amor di Dio circolino altrove. STRACULT!!!
Curiosità
Anche spagnoli e francesi hanno (ahiloro) avuto a che fare con il prodotto in questione. In terra iberica è stato distribuito come Agresiòn en la casa del Terror, in Francia con il titolo Family House, Pension de Famille.
L'attrice Alexandra Daly è forse quella che nel mondo del cinema ha riscosso maggiore successo e visibilità. Rimembriamo titoli come Erotic Images, Girls of Penthouse, Young Lady Chatterley e una piccola comparsa in Omicidio a Luci Rosse del grande Brian De Palma. Tutti gli altri hanno ponderato di cambiare mestiere. Mai scelta rivelatasi più azzeccata.
Distribuito in Italia in tempi non sospetti dalla Avofilm in dvd e vhs in edizioni che non mi sento di consigliare, in quanto potrebbe concernere spiacevoli quanto inattese sorprese. Seguite vie alternative.
Nel marasma più completo, è fuori di senno anche lo slogan Avo stampato in copertina che recita Preparatevi ad ospitare una forza terribile ed oscura". Di certo colui che ha posto tale firma sarebbe capace di vendere frigoriferi agli eschimesi.
Wintergate (regista, attore, sceneggiatore del disastro in questione), pensò bene di far conoscere al grande pubblico il suo (per ora unico) lavoro con il titolo alternativo di HouseGeist, cercando con un'astuta mossa di sfruttare il successo della serie Poltergeist."

 

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