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La Casa

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La Casa 5.00 of 5 1 Vote.
Indimenticabile cult-movie degli anni 80', punto di riferimento di numerosi registi che ne hanno rielaborato e sviluppato più o meno bene le tematiche, La Casa" fa parte di quel ristretto gruppo di horror per antonomasia, puro nel suo genere, nell'approccio stilistico, nonchè nell'elaborazione dei contenuti. Cinque ragazzi affittano un'isolata baita di montagna, stranamente sottocosto, che già a prima vista non sembra promettere nulla di buono. La sera del loro arrivo trovano nella cantina un libro di epoca sumera, Il Libro della Morte, scritto con sangue umano su pelle umana, ed un vecchio registratore sul quale vi è incisa la voce di un anziano studioso di antropologia. Il professore, oltre a rivelare alcune orribili scoperte da lui fatte sul libro, ne recita le formule magiche che dovrebbero risvegliare gli antichi demoni di cui parlava. Da quel momento si scatenerà l'inferno per i cinque malcapitati, in un delirio di orrore che ha pochi pari nella storia del cinema.
Icona del cinema horror, "La Casa" racchiude in sè tutta una serie di peculiarità che lo hanno reso uno dei cult-movie più apprezzati (e temuti) di tutti i tempi. Il merito va soprattutto a Raimi, allora appena 23enne, capace di mettere immediatamente in mostra il suo talento registico sfruttando e rielaborando elementi comuni non solo ad altri film horror, ma a tutti i i meccanismi di spavento più tipici di ogni essere umano. Il risultato è un horror realizzato con pochissimi mezzi in poche settimane, che ha creato un filone ed ha turbato i sogni di centinaia di adolescenti.
Non passa certo inosservato il fondamentale apporto di Bruce Campbell, amico di scuola del regista, con una interpretazione che lo renderà celebre ed ammirato da una folta schiera di fans dell'orrore. Ma andiamo con ordine. Il film può essere analizzato in due tronconi distinti, ovviamente legati tra loro da un ritmo narrativo molto progressivo ed estremamente efficace. La prima parte è basata sulla costruzione dell'orrore, creando un'atmosfera incredibilmente minacciosa e suggestiva utilizzando alcuni degli elementi più semplici e tipici in questo genere. Pensiamo alla casa isolata, con tanto di orologi che si fermano stranamente e botole che si aprono da sole, al bosco, alla cantina, al libro: sono veri e propri archetipi del terrore universale insiti da sempre in ognuno di noi, che il giovane regista americano usa con grande maestria, senza banalizzarne i significati. Ciò nonostante, soprattutto in questa prima parte, il punto di ispirazione e di riferimento sembra abbastanza evidente, e neanche troppo velato: H.P. Lovecraft!
Tutta la costruzione narrativa della sceneggiatura, compreso soprattutto il riferimento al libro (guarda caso dei non-morti, ovvero Necronomicon) trasuda Lovecraft da tutti i pori, tant'è vero che a tratti "La Casa" sembra davvero un affettuoso e divertito omaggio al grande maestro di Providence. Le colline autunnali che fanno da scenario al film sembrerebbero proprio i temuti boschi del Vermont, che a volte compaiono nei racconti Lovecraftiani; e poi lo studioso, il libro, le formule magiche in un misterioso linguaggio risalente all'antichità, quel senso di continua e oscura minaccia che grava attorno la baita.

Il totale annichilimento dei protagonisti che sono man mano vittime (possedute) delle presenze demoniache del luogo, lascia lo spettatore in uno stato di tensione fortissima, febbrile, con un susseguirsi di colpi di scena e azione davvero esemplare. In La Casa l'uomo è vittima della sua curiosità, e soprattutto della sua superficialità; un insignificante burattino nelle mani di millenarie e orripilanti forze oscure che riposavano in un sonno senza sogni da troppo tempo, pronte a liberare appieno tutta la loro inimmaginabile malvagità. Passando alla seconda parte notiamo invece qualcosa a cui Lovecraft non avrebbe potuto pensare, o almeno non con questo approccio: lo splatter. Gli effetti speciali caserecci sono efficacissimi, e Raimi gioca continuamente al rialzo con il Gran-Guignol: lì dove sembrava essere arrivati al culmine del raccapriccio e del disgusto, ecco che affiora un incubo anche peggiore, in un tripudio di decapitazioni, smembramenti, carni ustionate ed affini. Tutto ciò senza mai essere fine a se stesso, con il preciso intento di proiettare lo spettatore in un vero e proprio inferno terrestre, in un continuo spingere sull'acceleratore della claustrofobia e della tensione, andare oltre il limite dove nemmeno le più distorte menti malate sarebbero giunte. Sembra strano a dirsi ma un elemento comune a tutto questo turbinio di sangue e liquidi organici è l'umorismo.
Un umorismo sottile, velato, non parodistico ma estremamente macabro e cartoonesco; sarà questa una caratteristica che accompagnerà tutta la trilogia della Casa (completata da "La Casa 2" e "L' Armata della tenebre"). Il povero Ash (Bruce Campbell), non sa proprio cos'altro aspettarsi dagli orribili demoni che lo perseguitano, ma non cede mai. Il regista lo pone come elemento cardine nel susseguirsi della vicenda; una sorta di Paperino dell'orrore, coraggioso nel suo continuo cercare imperterrito un via di scampo o un sistema più efficace per fronteggiare l'orda infernale che gli si è riversata contro. Memorabili (e tragi-comiche) le conseguenze che dovrà subire per il suo coraggio, con disgustosi bagni di sangue, morsicature, e violenze di ogni tipo. Su tutto ciò svettano le indiscutibili doti di Raimi, che mostra una padronanza del montaggio e dell'uso della m.d.p. davvero notevole. Un marchio di fabbrica che lo distinguerà anche in seguito sarà la celeberrima sequenza con la m.d.p. in movimento rasoterra, mostrandoci la visuale del demone in corsa.
Pur non essendo affatto nuova l'idea di mostrare allo spettatore ciò che vede il mostro (o l'assassino) di turno, Raimi personalizza questa nota tecnica spostando la macchina molto velocemente (oscillando), correndo dietro alla vittima mentre quest'ultima si gira alle sue spalle più volte inorridita. Anche qui, genialmente, il regista gioca con le nostre paure più istintive ed infantili: il sentirci inseguiti, scappare correndo da un inseguitore che ci tallona a pochi passi, che sta quasi per afferrarci. Il tutto scatena un sorta di recondito divertimento e compiacimento, come se in effetti sapessimo che è tutto un gioco, che non ci succederà nulla, ma che è eccitante pensare che non sia così. Suggestive anche le riprese al di fuori della casa, in un continuo spiare dai punti di vista più insoliti, aumentando sempre più il senso di tensione e follia che pervade la pellicola.

Alcune curiosità: la baita, situata a Morristown, nel Tennesse, incredibilmente non aveva la cantina! Le sequenze che vedono gli attori scendere nella botola sono state effettuate scavando un piccolo fosso nel pavimento in legno della casa. La cantina che vediamo è proprio quella dell' abitazione di Sam Raimi, dove si intravede per un attimo un poster strappato di "Le colline hanno gli occhi" (di Wes Craven, 1977). La baita fu misteriosamente bruciata pochi anni dopo l'uscita del film. I due contadini che sul ciglio della strada salutano l'auto con i ragazzi, all'inizio del film, sono Raimi e Rob Tapert, suo collaboratore nelle riprese. Il film doveva inizialmente chiamarsi "Book of Dead", ma il produttore Irvin Shapiro temeva un flop ai botteghini per il riferimento letterario, così cambiò il nome in "The Evil Dead".
Film dell' "orrore" per eccellenza, La Casa continua a trasmettere inalterato il suo fascino quasi fanciullesco, un pò sopra le righe, ma con alle spalle un attenta riflessione sulla paura. Raimi attinge a piene mani da modelli arcinoti ma comunque notevoli nel genere, come La notte dei morti viventi (G. Romero), L' Esorcista (W. Friedkin) ed i chiari riferimenti letterari. Il tutto condito con un'overdose di splatter da guinnes dei primati, senza però mai scadere nel cattivo gusto grazie alle splendide trovate registiche, alla strepitosa prova del fido Bruce Campbell, e soprattutto al suo notevole controllo della tensione e dei colpi di scena. Giustamente pluripremiato (Cannes, New York, Parigi), con un investimento irrisorio ha fatto la fortuna dei suoi autori, e rappresenta indubbiamente un pezzo di storia imprescindibile della cinematografia horror."

 

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