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Zeder

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Stefano, uno scrittore, riceve in dono dalla giovane fidanzata una vecchia macchina da scrivere che nasconde al suo interno un raggelante mistero, l'esistenza dei terreni k, cioe' terreni in grado di resuscitare i morti. Lentamente Stefano arrivera' a scoprire la verità...ma pagandola a caro prezzo. Avati gira in modo egregio, senza virtuosismi, una storia semplice ma realmente inquietante, dotata di una forza malsana di gran impatto. Bellissima la fotografia di Delli Colli, che aiuta il regista nel compito di creare un'atmosfera grigia, soffocante, dove i volti dei personaggi e la messa in scena risultano veramente inseriti nel contesto horror della storia. Come - quasi - sempre nei film di Avati la sceneggiatura è solida, scritta in modo preciso e senza cadute di gusto, merito anche stavolta della collaborazione con Costanzo, che in tempi non sospetti riusciva a scrivere script davvero degni - esempio importante: La Casa dalle Finestre che ridono, sempre di Avati -. Anche Lavia azzecca il ruolo in modo davvero impressionante, evitando di andare sopra le righe ed esagerare in eccessiva caratterizzazione, delineando uno scrittore forte ma al tempo stesso pieno di dubbi e di incertezze sulla vita e su sè stesso.Buono il commento sonoro di un Ortolani trattenuto, che evita barocchismi e inutili nenie per concentrarsi sui rumori e sulle dissonanze che donano alla pellicola un gusto new wave che non stona affatto. In definitiva prodotto di genere che esce dal genere stesso per esplorare in maniera personale lo stato d'animo umano di fronte alla morte, non a caso i guai per il protagonista sono creati da persone e non da morti viventi, persone che cercano di scoprire qualcosa che dovrebbe essere tenuto nascosto. Fortunatamente - come nei migliori casi - la scelta di unire sia la paura che la critica funziona. Una curiosità: qualcuno accusò Stephen King di aver copiato da questa pellicola l'idea di base per il suo libro Pet Semetery (da cui è stato tratto un film). In effetti ci sono molte similitudini tra l'opera di Avati ed il libro del Re del Maine...persino il finale coincide...ma da li' a gridare al plagio ce ne corre...o no?

 

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