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X-Files: Voglio crederci

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X-Files: Voglio crederci 2.00 of 5 1 Vote.
Dopo 6 anni dalla conclusione (2002), e dieci da un primo e poco brillante esordio cinematografico (X-Files, Rob Bowman 1998) di una delle più celebrate serie sci fi, culto di tutti i tempi, X-Files torna sugli schermi, ma con trama fiacca e attori esauriti da personaggi che forse non hanno dato tutto, ma qui cumulativamente (dopo 174 episodi Duchovny, e 198 la Anderson), really buried alive; monotoni e torpidi agenti da guerra fredda.
La ragione? Chris Carter inganna i suoi fans, elaborando una trama da brutto e stentato intrattenimento da prima serata, quasi prendendo a spunto l'unico episodio girato in bianco e nero (che valse parecchi riconoscimenti al produttore, prima che la serie scemasse del tutto, con le ultime e accessorie stagioni): The Post Modern Prometheus, lasciandosi vanamente ispirare da un mito, quello di Frankenstein, qui strana mescolanza tra gli orrori della moderna biotecnologia medica, e cattivoni che tentano trapianti impossibili, simili per sembianze ed abduction ai torturatori del primo Hostel di Roth.

Mulder e Scully (David Duchovny e Gillian Anderson), agenti della sezione ormai dismessa dei casi insoluti a sfondo paranormale, tornano insieme. La Anderson, algida dottoressa che cerca di salvare la vita ad un bambino, con non poco accanimento terapeutico, confrontandosi in un modo o nell'altro con i soliti quesiti di fede. Dapprima con l'amministrazione cattolica dell'ospedale in cui lavora ed in seguito, nel cuore dell'episodio cinematografico, con le svenevolezze preveggenti di un religioso pedofilo, che sembra condurre i protagonisti nei recessi orribili e occulti della storia.
Il volto ingrigito da una carriera che l'ha vista attrice di teatro, persino cantante, per risorgere maniacalmente - ma è quasi un cameo - nello splendido film di Kevin MacDonald , L'ultimo re di Scozia, manco a dirlo, nel ruolo di missionaria ed angelo dell'infermeria.
Duchovny è tale e quale, senza aggiornamenti: da sempre ispiratore dottrinale degli x-files, e avocatore di ogni abisso e terrore primordiale (ma a questo punto starebbe bene in qualsiasi serie, da Six feet under a Lost, e non è un caso che la sua carriera abbia avuto maggiori segnalazioni sul piccolo schermo che al cinema, se si esclude l'interessante Kalifornia di Dominic Sena).

Titolo raccomandabile, X-files: the Deception, e non solo per citare l'omonimo film di M. Langenegger con Ewan McGregor e Michelle Williams (da noi uscito per lo strano gioco di adattamento dei titoli con il più abbordabile Sex list). Deludente e ingannevole perché, con tutte le storie che ci hanno tenuto svegli, alcuni episodi davvero indimenticabili, come i notturni Sanguinarium e La pelle del diavolo ( Die Hand Die Verletzt), stupisce questo acconciare bravi attori come i due protagonisti o Billy Connolly (La mia regina, Lemony Snicket), per un film che forse sarebbe stato considerato con maggiori attenuanti , solo una quindicina d'anni fa.

Persino il montaggio alternato, che sembra dettare promettente, le battute iniziali del film (ma che allude a tecnicismi di molto cinema coppoliano, dalla seconda metà degli anni '80 in poi), puzza di fregatura, anche per il meno accorto degli spettatori, e fan della saga. Non è una storia di alieni o risoluzione dei guai affrontati dai due agenti in 9 anni di stagioni: la sorella rapita dagli extraterrestri e un figlio ceduto in adozione, per evitare ritorsioni da parte di tutti - Il motto I want to believe (voglio crederci), è illusorio circa le tematiche trattate, e il rimando ad un rapporto di coppia invisibilmente consumato nel pessimo finale della serie, è vanamente esaurito da dialoghi che ricordano il menage di due pensionati agli sgoccioli. E' un film privo di mordente senza esclusioni neanche per la colonna sonora (l'omonimo tema di Mark Snow, rimaneggiato con sfondo visivo di esemplare modernità, ma senza il coraggio di una qualunque denuncia, persino dei dissidi e rancori storici tra Carter e la 20th Century).

A sentire tutti, regista ed interpreti, non c'erano convincimenti sufficienti per questa prova cinematografica, eppure il film ha sostenuto le tre fasi di produzione, con una distribuzione ed un sincero ed allettante battage pubblicitario. Dedicato alla memoria di Randy Stone (premio oscar, casting director, coproduttore della serie stessa e di Millenium con Lance Henriksen), scomparso recentemente, e un pò ideatore (perché è lui ad aver proposto, gli allora sconosciuti Duchovny e la Anderson , per il ruolo di Mulder e Scully) ma soprattutto, cuore e fondatore degli X-Files, secondo quel sottotitolo e aforisma seriale, che tutti conosciamo:I want to believe.

 

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