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Wind Chill: Ghiaccio Rosso Sangue

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Wind Chill: Ghiaccio Rosso Sangue 3.00 of 5 1 Vote.
Una giovane studentessa universitaria, non sapendo come tornare a casa per le festività natalizie, accetta suo malgrado un passaggio da un compagno di corso, contattato tramite un annuncio trovato in bacheca.
Durante il viaggio, complice il paesaggio innevato e gelido e la prospettiva di passare molte ore in una grigia autostrada, viene fuori il carattere piuttosto scocciante della studentessa ed i due avranno modo di discutere più volte. Per ravvivare la situazione, dopo una sosta in una stazione di servizio il ragazzo decide di imboccare una scorciatoia, la Route Panoramica 606, inoltrandosi in una tetra statale secondaria che attraversa una vallata.
Ma la scelta si rivelerà fatale: la stradina è pressoché impraticabile a causa delle condizioni climatiche e ben presto i due ragazzi si troveranno coinvolti in un incidente, causato da un avventato automobilista che li getta fuori strada. Bloccati nella loro auto fuori uso, al buio, in una strada di scarso passaggio, feriti e nel bel mezzo di una crescente tormenta di neve, senza la possibilità di contattare alcuno a causa della pessima ricezione...la possibilità di arrivare indenni all'alba sembra davvero ardua.

Ancor più quando si renderanno conto che il gelo è l'ultimo dei loro problemi: misteriose presenze abitano quei luoghi e qualcosa nell'oscurità sembrava attendere proprio loro.

Il cinema, in generale, vive di alti e bassi, e l'horror non fa certo differenza. Molto spesso ci troviamo a commentare pellicole di scarso spessore e zero appeal, le cui trame trite e ritrite ci accompagnano stancamente per tutta la durata.
Non è il caso di Wind Chill: seppur la sceneggiatura non sia così innovativa, il film (prodotto da due vecchie volpi come George Clooney e Steven Soderbergh) risulta davvero ben fatto e capace di tenere lo spettatore saldamente incollato alla poltrona.
Due soli attori in scena per la maggior parte del tempo, poche e sparute location ed una trama apparentemente vista e rivistau2026eppure questo Wind Chill colpisce decisamente, grazie anche alla sapiente regia del buon Gregory Jacobs (Criminal) ed all'ottima fotografia, che trasuda realmente dallo schermo la gelida atmosfera che sta inghiottendo i protagonisti, immergendoci in una ghost-story tesa ed intrigante.
La pellicola offre sia momenti di terrore che altri d'introspezione ed il senso d'inquietudine che la pervade è reale ed assolutamente tangibile, così come sono decisamente azzeccati i colpi di scena ed i classici salti sulla sedia, tipici del genere.

Ottime e suggestive anche le musiche, che passano dalle tetre e bellissime orchestrazioni di C. Mansell (che ci accompagnano all'inizio ed alla fine del film) ai classici jingle natalizi anni '50 che pervadono la parte centrale della narrazione, con la radio bloccata su un'unica stazione ed usata magistralmente per stemperare o innalzare la tensione.
Non ultimo, la pellicola è condita anche da dotte citazioni, come per esempio la teoria dell'eterno ritorno di Nietzsche, che viene citata più volte dai protagonisti e ne fa un suo personale assioma.

Una considerazione a parte, poi, va all'ottima interpretazione dei due giovani protagonisti, davvero bravissimi: Ashton Holmes (A history of violence) e soprattutto Emily Blunt (My summer of love, Le verità negate, La guerra di Charlie Wilson).
Il nome di quest'ultima forse vi suonerà nuovo, ma è un'attrice davvero interessante che si è aggiudicata pure una candidatura all'Oscar (per il film Il Diavolo veste Prada, dove con una parte minore rubava la scena alla protagonista Anne Hathaway senza alcuna difficoltà).
La sua performance è davvero notevole ed è perfetta nei panni dell'odiosa e cinica borghese, una studentessa di ingegneria molto pragmatica che si trova coinvolta in una situazione assurda e così lontana dal suo carattere, che metterà a dura prova i nervi e la psiche suoi e del suo maldestro compagno di viaggio.

Curioso, poi, il fatto che per tutto il film nessuno dei personaggi, anche quelli minori, sia mai chiamato per nome (cosicché nei titoli di coda i protagonisti sono identificati con il semplice Guy o Girl )u2026né ci sia alcun riferimento all'anno in cui si svolge la vicenda (pur facendola intendere, da tanti particolari, come contemporanea). Il tutto ricorda molto una sorta di leggenda metropolitana che si perde nei meandri del tempou2026ma anche, senza questi forti riferimenti personali, molto più reale e spaventosau2026e di cui, a maggior ragione, tutti potremmo essere protagonisti.

Il film si perde, a mio avviso, nel finale, quando cerca a tutti i costi di spiegare e dare una forma alle presenze che infestano la strada maledetta. In definitiva, una pellicola davvero interessante che vi consiglio di vedere.Curiosità: Se, come me, siete rimasti colpiti dalla bellezza un pò altezzosa di Emily, vi farà piacere sapere che l'attuale compagna del cantante Bublè dopo alcune commedie è tornata al nostro genere preferito e proprio i questi giorni, nel Regno Unito, sta lavorando alle riprese di The Wolf Man, remake del classico cult-horror del 1941 targato Universal, al fianco di due grandi attori come Anthony Hopkins e Benicio Del Toro.

 

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