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Willard e i Topi

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Willard è un giovane dal carattere timido ed introverso che dalla morte del padre continua a vivere con la madre malata nella loro fin troppo grande casa. La sua vita è alquanto solitaria, Willard non ha amici. Sul lavoro le cose non vanno certo meglio. L'azienda fondata dal padre ora è in mano ad un viscido personaggio che sembra divertirsi ad aizzargli contro i colleghi. Willard risulta sempre fuori posto.Quasi contemporaneamente fanno la comparsa nella sua vita Joan, una collega che si dimostra gentile e comprensiva e Socrates, un ratto bianco che in qualche modo sembra essere sulla stessa lunghezza d'onda del ragazzo che sembra godere di questa particolare affinità con il roditore. In poco tempo il numero dei roditori ospiti della sua cantina aumenterà esponenzialmente e quindi il numero dei suoi amici. Presto a Socrates si aggiungerà Ben, un altro grosso ratto. I due diventano i preferiti del ragazzo.Il rapporto tenderà a divenire sempre più esclusivo e ciò non potrà che trascinare tutti, animali e umani sul fondo di un profondo pozzo da cui risalire sarà forse impossibile.Tratto dal romanzo Ratman's notebook di Stephen Gilbert, pseudonimo di Gilbert Ralston che ne cura anche la sceneggiatura per la regia è di Daniel Mann, impegnato in questa sua unica incursione nel genere, Willard è un film ottimamente scritto ed interpretato. Non brilla per efferatezza e violenza e molti potrebbero risultare delusi dal fatto che gli attacchi dei roditori siano meno di quanti ci si aspetterebbe e meno sanguinari, ma i personaggi sono realistici e la paranoia e l'inettitudine di Willard trasudano durante tutto il film.Anche qui come in numerose altre pellicole del periodo, chi crede di poter controllare delle forze che si dimostrano platealmente incontrollabili ed istintive è costretto a perire. Nell'adattamento di un moderno pifferaio di Hamlin, Willard pilota i ratti a suo piacimento e li strumentalizza fino a costringerli al sacrificio, ma come Faust insegna un prezzo da pagare c'è sempre.C'è solitudine in Willard, ci sono mondi che non si comprendono tra di loro e che entrano in contatto solo per brevi lassi di tempo: Willard e i topi, Willard e Joan. Universi divisi che parlano lingue diverse. Memorabile e divertentissimo il momento in cui la ragazza gli regala un gatto. Sembra l'ultimo sberleffo. La sua incapacità ad avere una relazione normale viene sottolineata da questo gioco crudele e come in un profezia, viene ribadita l'impossibilità della realizzazione di un futuro insieme per i due ragazzi.Va segnalata tra le altre, l'ultima apparizione di Elsa 'The Bride' Lancaster nella parte della madre. Willard è Bruce Davison che ritroviamo anche in X-Men 1 e 2 nei panni del senatore Kelly, mentre il suo capo è impersonato da Ernest Borgnine, interprete nella sua carriera di più di 200 pellicole, una tra tutte Johnny Guitar.Tutto questo gli valse la nomination per l'Edgard Award come miglior film, un seguito intitolato Ben nel 1972, ed un remake nel 2003 diretto da Glen Morgan.

 

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